Archivio di June, 2013

Il Mondo di Belle

Postato in I LIBRI DEL MESE il June 28, 2013 da Gabri – Sii il primo a commentare

Un libro godibilissimo, scorrevole, interessante per la storia raccontata e l’ambientazione storica: una “schiava” bianca, portata a vivere nella cucina di una  piantagione nel Sud degli Stati Uniti nei primi anni del 1800. Lavinia, la co- protagonista, si ritrova in queste condizioni dopo la morte dei genitori durante la traversata dall’Irlanda al Nuovo Mondo, e salda il debito contratto lavorando per il padrone bianco, affidata alle cura di Belle.

Il romanzo si snoda attraverso il racconto delle due co-protagoniste, Lavinia e Belle, con le loro prospettive differenti. Interessantissimo il rapporto che si sviluppa fra Lavinia e la padrona bianca, Miss Martha, che vive in un mondo tutto suo, aiutata in questo dalle gocce di laudano: la protagonista trova nella figura della padrona, la creatura da amare al di là ed al di sopra di ogni ricompensa. Le ricorda forse la madre malata (e morta) durante la traversata, a cui lei non ha saputo dare conforto? La sua tenacia nel prendersi cura di questa donna, anche quando quest’ultima viene confinata in un ospedale psichiatrico, anche quando sembra che non ci sia più nulla da fare, esprime la profondità del sentimento di compassione che pervade Lavinia in tutto il romanzo.

Di grande effetto l’immagine iniziale: l’impiccagione di ???? non si sa…solo verso la fine del libro si scoprirà cosa è accaduto veramente.

La piantagione è una piccola società a sè stante: la solitudine, la partecipazione obbligata alla vita degli altri, rende questo libro uno spaccato della società dell’epoca. E che dire di Meg, della sua indipendenza e dell’amicizia con Lavinia? sicuramente uno spaccato dei primi cambiamenti ….

Il libro si legge d’un fiato e la nostra autrice gestisce con maestria la stioria e la sua narrazione. Buona lettura!

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KATHLEEN GRISSOM, IL MONDO DI BELLE ovvero Wille zum Leben batte Wille zur Macht 2 a 0: quando il pragmatismo salva la vita e ti lascia anche (un po’) amare

Postato in I LIBRI DEL MESE il June 28, 2013 da Paola Rinaldi – Sii il primo a commentare

Gli Americani si sono accorti di avere un passato razzista: certo, Harper Lee lo aveva scoperto negli Anni Sessanta, ma spesso la digestione è lunga. Così, ecco arrivare The Help di Kathryn Stockett nel 2009, che presto diviene un film. Segue Julie Kibler con Calling me home – Tra la notte e il cuore (già opzionato per il grande schermo) nel 2013. Ma ci sono anche Lincoln  e Django (se proprio dovesse sopravviverne solo uno, allora Tarantino, che offre la lettura più complessa e completa del ‘problema’), e poi le discussioni sulla riscrittura ei grandi classici togliendo la N-word… Insomma, dopo anni di rimozione, ci si sono messi di impegno.

Tuttavia, mi pare che Il mondo di Belle sia solo in parte una riflessione profonda sulla schiavitù, quanto più che altro melodramma ben riuscito in cui i climax (raggiunti con maestrale escalation: l’autrice sa preparare bene il lettore alla tragedia incombente) e le vicende sono ‘fornite’ dalla frizione tra schiavi e uomini liberi tra bianchi e neri. Non mi pare sia una storia d’amore nel senso classico: il grande amore, quello vero, è il legame che unisce Mae e George! Ma certo è un romanzo di amore materno, di amore tra gli esseri umani che soffrono e sanno che non ci sarà per loro altra realtà se non quella in cui sono nati.

Il romanzo di Kathleen Grissom pesca a piene mani dalla tradizione del romanzo classico in lingua inglese, e si salva dagli stereotipi grazie alla scelta di una struttura narrativa particolare, oltre che a una scrittura attenta e raffinata: due punti di vista per una stessa storia, quello di Lavinia e quello di Belle; uno bianco e uno (quasi) nero; uno al passato e no al presente; uno giovane, che cresce e scopre, uno maturo (dati i tempi), che vede solo la storia ripetersi sempre uguale; uno che racconta quello che vede perché non ha strumenti per decodificare e interpretare, l’altro che racconta quello che desume da ciò che vede. Nonostante il titolo citi Belle, che è anche la più grande, è il personaggio di Lavinia a scuotere quella cucina della casa padronale in cui le due donne (anche se ora sarebbero una bambina e una ragazzina, per i nostri standard) si scontrano, si conoscono, si prendono cura l’una dell’altra, si sostengono. Belle e Lavinia sono legate da un sentimento che muta e paradossalmente si consolida tanto più quanto le circostanze sembrano loro avverse. Più il Destino si ostina a creare situazioni che dovrebbero metterle una conto l’altra, più Belle e Lavinia diventano madre e figlia, sorella maggior e sorella minore, e alla fine le parti quasi si invertono: ma in guerra non lo saranno mai.

Lavinia cresce, recupera in parte il suo passato che entra nel suo presente in punta di piedi (qualche nome ricordato all’improvviso; un colore; una bambola; un sapore) e da bimba timida, afasica, insicura, denutrita, diventerà la locomotiva che trascinerà nel futuro i sopravvissuti, novella Mosé sul Monte Ararat che indica la via al suo sparuto equipaggio.

Sicuramente, il telling supera di gran lunga lo showing: sia perché si tratta appunto dei racconti in prima persona delle due figure principali; sia perché in ogni caso al dialogo è preferita la descrizione, per cui il lettore gioca un ruolo piuttosto passivo, In questo, appunto, il romanzo è senza dubbio un romanzo classico: il lettore può anche solo limitarsi a guardare, non deve sforzarsi di dedurre, non è mai chiamato in causa: solo all’inizio, quando non sa di chi sono i piedi penzolanti del cadavere appeso. Non ci sono colpi di scena, la storia è molto ben costruita ma fondamentalmente prevedibile e avanza senza scosse, cosa che potrebbe fare del romanzo un buon successo di vendite. Se non nelle scene più violente, è difficile provare trasporto, entrare in empatia con i personaggi che pure sono coerenti, ben strutturati, verosimili e, appunto, facilmente comprensibili. Si sente la mancanza di dialoghi e confronti forti e diretti.

Come vuole la tradizione, nel romanzo ci sono molti personaggi, anche perché molti sono i morti, e bisogna creare uno ‘spazio’ sufficiente per intrecci di storie amorose, vendette trasversali, c’è persino l’orfana irlandese, nonostante l’Europa sia solo marginalmente toccata nell’opera (non c’è il Beethoven di Tarantino a  ricordarci che tutti gli uomini sono fratelli, l’Illuminismo è sconosciuto).

Le descrizioni sono attente e realistiche; là dove Lavinia, soprattutto quando è ancora molto giovane, non arriva a capire bene cosa succede e si limita a descrivere e a comunicare la propria perplessità, al lettore viene in aiuto Belle che, per es. nei capitoli 12, 14, 18, 22, spiega quello che Lavinia non ha potuto capire: lo spiega con una maturità che ora fa sorridere, perché anche Belle è molto giovane, e che deriva da una vita che è lotta per la sopravvivenza da quando si nasce.

Belle e Lavinia sono entrambe un po’ fuori posto: Lavinia è bianca e non ha nessun segreto innominabile legato alla classe dirigente, come invece capita a Belle. I racconti di Lavinia mostrano la perplessità della bambina che non riesce ad appartenere pienamente a nessuno dei due gruppi. Interessante e triste è che la consapevolezza della diversità, della superiorità dei bianchi avvenga, per Lavinia, in chiesa, nella Casa del Signore, che viene adorato e pregato dai bianchi come anche dai neri e sicuramente dalla disperazione dei neri raccoglie più amore, più dedizione, e una grande fede a cui abbandonarsi data l’impossibilità di vivere una vita degna e rispettosa, figuriamoci felice, nella realtà.

Sarebbe però superficiale limitarsi al colore della pelle di Belle e Lavinia come motore del romanzo: in realtà, mi sembra molto interessante da un lato il rapporto che verrà a crearsi tra Lavinia e Miss Martha; e dall’altro quello tra Lavinia e Marshall. Ora, che Lavinia sappia farsi benvolere, è indubbio, ma certo è notevole come per Martha, Marshall e i Marden, quindi per i padroni, Lavinia diventi quasi naturalmente una cameriera, una dama  di compagnia, un’amica (per Meg), su su fino a sostituire una sorella e una figlia morte e a diventare la moglie dell’erede del capitale. Non mi pare però che si possa parlare di una storia a lieto fine alla Dickens: anzi, mi verrebbe da dire che l’ascesa di Lavinia poggi sulla perversione di rapporti che diventano innaturali. Marshall, che proprio Lavinia vede per sbaglio uscire sanguinante e pesto dalle latrine insieme al viscido istitutore, non è un bambino cattivo in sé. Le violenze subite da Mr. Waters non solo creano un disagio patologico in Marshall, ma lo isolano dalla sua famiglia, che non sa o non vuole capire cosa gli sia successo. Il trauma subito da Marshall rovinerà la sua vita e quella di chi gli è accanto: la violenza verso gli altri e l’autolesionismo diventano il tratto caratteristico del ragazzo che pare conoscere solo questa modalità nel suo interagire con la società. Nonostante gli orrori commessi da Marshall, è difficile definirlo “cattivo”, cosa che invece viene naturale per Rankins e Waters. Il male che agisce attraverso Marshall va ben oltre la volontà del ragazzo e quando Lavinia diviene dipendente dall’oppio, come già Miss Martha, viene da chiedersi se non sia una sorta di rimedio per poter sopportare la malvagità che, quasi suo malgrado, emana da Marshall.

Marshall è di nuovo un grande scoglio su cui potrebbero naufragare il rapporto tra Belle e Lavinia, ma onestamente qui c’entra anche molto la scelta del melodramma. Aver taciuto che Belle è la sorellastra di Mr Pike, marito di Martha, padre di Marshall, ingenera una serie di equivoci che in fondo una breve spiegazione nemmeno tanto sconvolgente avrebbe tranquillamente evitato. L’odio di Marshall e di Martha nei confronti di Belle dipende unicamente dall’errata convinzione che il padre/marito abbia un relazione con Belle. E forse se Lavinia avesse saputo subito che Marshall ha violentato Belle e l’ha messa incinta, anche per lei le cose sarebbero andate diversamente.

Tuttavia, il coraggio di Belle, in questo ancor più grande di Lavinia (anche Lavinia è il futuro), non si lascia piegare nemmeno dalle violenze subite, dai lutti… Il suo legame con Ben e l’accettazione della moglie di Ben fino a diventare quasi sua amica e a considerare i figli dell’una con Ben pari a quelli dei figli dell’altra con Ben, è un grande esempio di Wille zum Leben, e non zur Macht: la volontà di vivere è così forte da superare quella di dominare.

La maternità è intesa tra gli schiavi come quella di una grande famiglia allargata (Mae è la Grande Madre, George è Il Padre e sono loro che accolgono i nuovi venuti nella famiglia, loro che fanno sentire figli tutti i nuovi arrivati, come accade nella bella scena in cui Lavinia è con il pulcino). Un nido che accoglie tutti e che ha un Dio con tanti nomi, come a dire che la tolleranza inizia dalla cucina: importante l’immagine del nido e della covata, che vuol dire appartenenza, comunità, ma anche difficoltà di spiccare il volo, legami forti nel bene e nel male. Significativo che anche Meg, bianca e benestante e culturalmente molto elevata (tra l’altro una donna emancipata, una scienziata che si interessa delle ferite e non di asciugare le lacrime dell’uomo ferito). Ma l’uccellino in gabbia di Meg è così diverso dagli schiavi?! Siamo ancora in una società in cui la fortuna sta nel nascere nella famiglia giusta; e se si nasce in quella sbagliata, allora si può solo sperare nel buon cuore di chi comanda. La libertà, la dignità, sono sì valori noti anche a chi non li può esercitare: ma non ci si può aspettare che Mae e George diventino dei rivoluzionari. Anche l’atto estremo di Mae non è insubordinazione, è solo l’ultimo tentativo di ottenere il consenso del padrone, per quanto folle. In fondo, Will Stephens rappresenta questo: il padrone buono, che per amore di Lavinia (bianca), tratta bene i suoi schiavi e compra loro la libertà. Certo, il suo disagio dinnanzi agli schiavi brutalmente picchiati, fa ben sperare; e Lavinia, che si è sempre sentita tanto parte della famiglia di Mae e George come anche della propria, quella vera, biologica, persa in nave, e infine quella di Miss Martha, chiude il romanzo con una speranza nel futuro che ricorda il famoso “Domani è un altro giorno”. Ma la consapevolezza dell’uguaglianza davanti alla legge, il rispetto dei diritti dell’essere umano, è ancora lontana.

 

Tematiche:

Isolamento

La storia si ripete uguale a se stessa

Schiavitù: quella vera, terribile dei neri. Ma anche quella dal laudano; quella da un marito violento; dai ricordi, che non lasciano mai Lavinia

La cucina di Belle: la dimensione corale

Il nido e gli uccelli

Maternità (Mae; Belle; Lucy; Dory; Miss Martha, che la vive in tutti i modi compresi i più terribili; Lavinia) e paternità (sia quella bella, presente ed universale di George e quella affettuosa e responsabile di Will; sia però soprattutto quella assente di Mr. Pyke o di Marshall)

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Attenti al Book Club!

Postato in I MEMBRI DEL BOOK CLUB il June 27, 2013 da maggie – 1 Comment

Il nostro gruppo del lunedì si è riunito per la seconda volta e mi è parso che la timidezza e le riserve iniziali abbiano lasciato il posto alla voglia di esserci, con impegno e con quanta più competenza possibile.

Attenta Neri Pozza, perché mi sembra che qui si faccia sul serio!

Mi sono molto divertita a sentir parlare di libri fatti a fette, smontati, letti, riletti, rivoltati. Un membro del gruppo ha detto: «Certo che siamo dei lettori un po’ difficili!» e AnnaRita, la nostra coordinatrice, ha replicato: «Un po’? Io direi lettori difficili e basta, senza un po’». Ho visto copie piene di annotazioni, sciupate, gonfie di segnalibri e di orecchie agli angoli delle pagine.

Personalmente ho bocciato senza tanti scupoli la seconda opera in discussione, Il mondo di Belle. Ho espresso perplessità sulla contestualizzazione storica, sullo stile della Grissom, su una narrazione che tanto ha dello story-telling e poco del writing. Nessuno della Neri Pozza mi ha fatto pervenire commenti, per altro leciti, del tipo: «Come ti permetti? Non hai le competenze per esprimere critiche tanto severe. Vacci piano!». Nessuno, inoltre, è presente in rappresentanza della casa editirce alle riunioni del gruppo. Lo dico a chi segue il blog dall’esterno, perché mi sembra indicativo di un progetto che si è proclamato fin da subito sperimentale, libero, in divenire e lo è davvero.

Non sappiamo bene dove stiamo andando, noi del Book Club, ma di sicuro la Neri Pozza avrà il suo bel da fare, un bel po’.

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Il mondo di Belle

Postato in I LIBRI DEL MESE il June 25, 2013 da Chiara Macconi – Sii il primo a commentare

una domanda…magari ne avete parlato quando non c’ero….perchè il titolo è IL MONDO DI BELLE? scelta editoriale? è evidente che delle due narratrici Lavinia è più presente…ma belle è più classicamente donna della piantagione…

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incontro con Tracy Chevalier

Postato in INCONTRI CON L'AUTORE il June 24, 2013 da admin01 – 2 Comments

Chevalier Tracy new

Sabato 29 giugno

il Neri Pozza Book Club di Milano

incontrerà Tracy Chevalier

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Incontro con Amitav Ghosh

Postato in INCONTRI CON L'AUTORE il June 24, 2013 da admin01 – 2 Comments

GHOSH Amitav -- scrittore photo: © Basso Cannarsa

Martedì 25 giugno

il Neri Pozza Book Club di Milano

incontrerà Amitav Ghosh

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Lavinia non è Rossella

Postato in I LIBRI DEL MESE il June 24, 2013 da Chiara Macconi – 1 Comment

Nel filone dei romanzi da piantagione – dalla Capanna dello zio Tom a Via col vento fino a The help, quelli dove l’ordine si basa sulla violenza anche gratuita, sull’amore, sul potere  e sulla corruzione – ecco qui sta anche IL MONDO DI BELLE. Sempre la buona mamma Mae, il papà, la buona famiglia degli schiavi: qui la FAMIGLIA è un bel tema, un insieme di persone che non devono per forza essere parenti, dello stesso luogo o stessa razza. Si è famiglia quando ci si protegge e ama a vicenda. Sempre la cattiveria è in agguato e anche qui emerge un potenziale di malvagità da lasciare stremati.

Tanti dettagli di contesto: la storia si ripete inesorabilmente.

La novità è rappresentata dalla presenza di Lavinia/Abinia, una bianca nel mondo dei neri, una serva a contratto, una posizione leggermente diversa, a metà fra il girone degli schiavi e quello dei padroni.

L’altra novità è la presenza di due narratrici, Lavinia e Belle, figlia del padrone e di una schiava. Perché due voci narranti? una scelta utile al romanzo, per sostenere quel che Lavinia non sa. Il segreto e la verità sono altre due istanze importanti: è la gestione di ciò che è segreto che diventa motivo di sviluppo degli eventi e che si accumula e rotola fino a diventare un terremoto .

Bello l’uso dei nomi nella famiglia nera, molto confidenziali, e la richiesta di cambiamento del nome al cambiamento di status di Lavinia, un personaggio che cresce nella narrazione, che acquisisce posizioni, passando dalla cucina alla casa padronale. In un contesto di ruoli definiti e chiari lei è imprecisa e crea molti problemi. la conclusione del romanzo non è scontata. Lavinia non è Rossella.

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Il mondo di Belle tra i 100 Must-Read della Southern Literature

Postato in CONTENUTI SPECIALI il June 23, 2013 da admin01 – 2 Comments

“Il mondo di Belle” (The Kitchen House) di Kathleen Grissom tra i 100 libri da leggere della Southern Literature americana insieme a Carson McCullers, William Faulkner, Truman Capote, Cormac McCarthy e altri grandi

http://bookriot.com/2013/06/20/100-must-read-works-of-southern-literature/#.UcRcqw77Dxw.twitter

BookRiot

100 Must-Read Works of Southern Literature

A Riot reader from the Midwest was so intrigued by my love letter to Flannery O’Connor, she tweeted me and asked if I had a copy of my Southern literature class reading list. She always wanted to dig into Southern lit, but didn’t know where to start. I suddenly realized that if you aren’t exposed to Southern lit, you really don’t know where to start. Sure, you’ve read To Kill a Mockingbird, and yeah… that Faulkner guy was from Mississippi (let’s face it, Faulkner’s words ain’t easy on the brain). But what else is there?

william-faulknerI started to make a list of Southern books I had in my personal library, and I had around 70 that I would be willing to tell a stranger to read. Bookseller extraordinaire Joe Hickman of Lemuria Books in Jackson, Mississippi helped me fill in some gaps, and we exchanged a few notes on upcoming releases. Lemuria is by far the best bookstore in the South because they have a huge staff full of people who know their stuff. Plus, they have ALL THE BOOKS. Seriously. The books overflow off the shelves all over the floor. Great place.

A few notes: some authors have so many good books, I just listed the ones I liked the most. In the case of Faulkner, I picked his more accessible novels. There is some really great nonfiction included and a lot of really great nonfiction NOT included. I had to cut it off at some point.

I suggest you pour yourself a glass of single barrel bourbon, make a batch of cheese straws, and start reading.

 

  1. A Childhood: The Biography of a Place – Harry Crews
  2. A Confederacy of Dunces – John Kennedy Toole
  3. A Death in the Family – James Agee
  4. The Adventures of Huckleberry Finn – Mark Twain
  5. Airships – Barry Hannah
  6. A Land More Kind Than Home – Wiley Cash
  7. A Lesson Before Dying – Ernest Gaines
  8. All Over But the Shoutin’ – Rick Bragg
  9. All the King’s Men – Robert Penn Warren
  10. Apostles of Light – Ellen Douglas
  11. As I Lay Dying – William Faulkner
  12. A Streetcar Named Desire – Tennessee Williams
  13. A Time to Kill – John Grisham
  14. The Awakening – Kate Chopin
  15. Bastard Out of Carolina – Dorothy Allison
  16. Bats Out of Hell – Barry Hannah
  17. Big Bad Love – Larry Brown
  18. Black Boy – Richard Wright
  19. Blues All Around Me – B.B. King
  20. Brother to a Dragonfly – Will Campbell
  21. Burning Bright: Stories – Ron Rash
  22. Before Women Had Wings – Connie May Fowler
  23. Blood Meridian – Cormac McCarthy
  24. Can’t Be Satisfied: The Life and Times of Muddy Waters – Robert Gordon
  25. Child of God – Cormac McCarthy
  26. The Civil War: A Narrative (I-III) – Shelby Foote
  27. Cold Mountain – Charles Frazier
  28. Cold Sassy Tree – Olive Ann Burns
  29. *The Collected Stories of Eudora Welty – Eudora Welty
  30. The Color Purple – Alice Walker
  31. The Complete Stories – Flannery O’Connor
  32. The Courting of Marcus Dupree – Willie Morris
  33. Crooked Letter, Crooked Letter – Tom Franklin
  34. Daisy Fay and the Miracle Man – Fannie Flagg
  35. Deep Blues – Robert Palmer
  36. Deliverance – James Dickey
  37. Delta Wedding – Eudora Welty
  38. Ellen Foster – Kaye Gibbons
  39. The End of California – Steve Yarbrough
  40. Every Day By the Sun – Dean Faulkner Wells
  41. The Fall of the House of Zeus – Curtis Wilkie
  42. Father of the Blues – W. C. Handy
  43. Fire in the Morning – Elizabeth Spencer
  44. Geronimo Rex – Barry Hannah
  45. Give My Poor Heart Ease: Voices of the Mississippi Blues – William Ferris
  46. Gone with the Wind – Margaret Mitchell
  47. The Great Santini – Pat Conroy
  48. The Heart is a Lonely Hunter – Carson McCullers
  49. Hell at the Breech – Tom Franklin
  50. House of Prayer No. 2 – Mark Richard
  51. I Hate to See That Evening Sun Go Down – William Gay
  52. It Wasn’t All Dancing and Other Stories – Mary Ward Brown
  53. Joe – Larry Brown
  54. The Keepers of the House – Shirley Ann Grau
  55. The Kitchen House – Kathleen Grissom
  56. Known World – Edward P Jones
  57. Lanterns on the Levee – William Alexander Percy
  58. The Last Gentleman – Walker Percy
  59. The Last Girls – Lee Smith
  60. The Last of the Southern Girls – Willie Morris
  61. Light in August – William Faulkner
  62. The Little Friend – Donna Tartt
  63. Long Time Leaving: Dispatches from Up South – Roy Blount Jr.
  64. Look Homeward, Angel – Thomas Wolfe
  65. The Mind of the South – W.J. Cash
  66. The Moviegoer – Walker Percy
  67. Mudbound – Hillary Jordan
  68. The Mysterious Secret of the Valuable Treasure – Jack Pendarvis
  69. Native Guard – Natasha Trethewey
  70. North Toward Home – Willie Morris
  71. Oldest Living Confederate Widow Tells All – Allan Gurganus
  72. Once Upon a Time When We Were Colored – Clifton Taulbert
  73. One Foot in Eden – Ron Rash
  74. One Mississippi – Mark Childress
  75. The Optimist’s Daughter – Eudora Welty
  76. Other Voices, Other Rooms – Truman Capote
  77. Poachers – Tom Franklin
  78. The Prince of Tides – Pat Conroy
  79. Provinces of Night – William Gay
  80. The Quiet Game – Greg Iles
  81. Raney – Clyde Edgerton
  82. Rising Tide: The Great Mississippi Flood of 1927 – John Barry
  83. Run with the Horseman – Ferrol Sams
  84. Salvage the Bones – Jesmyn Ward
  85. Salvation on Sand Mountain – Dennis Covington
  86. The Secret Life of Bees – Sue Monk Kidd
  87. Serena – Ron Rash
  88. The Sharpshooter Blues – Lewis Nordan
  89. Shiloh and Other Stories – Bobbie Ann Mason
  90. The Sound and the Fury – William Faulkner
  91. Southern Belly: A Food Lover’s Companion – John T. Edge
  92. Sweet Soul Music: Rhythm and Blues and the Southern Dream of Freedom – Peter Guralnick
  93. Their Eyes Were Watching God – Zora Neale Hurston
  94. To Kill a Mockingbird – Harper Lee
  95. Victory Over Japan – Ellen Gilchrist
  96. Walking Across Egypt – Clyde Edgerton
  97. Welding with Children – Tim Gautreaux
  98. Wise Blood – Flannery O’Connor
  99. Work Shirts for Madmen – George Singleton
  100. Zeitoun – Dave Eggers
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Sulla lingua degli schiavi neri in “Il mondo di Belle”

Postato in CONTENUTI SPECIALI il June 23, 2013 da admin01 – 3 Comments

In numerose interviste, Kathleen Grissom ha svelato la minuziosa ricerca che c’è dietro la composizione e la scrittura di “The Kitchen House”, “Il mondo di Belle” . Sul suo sito si può, ad esempio, leggere: “I studied slave narratives from that time period and interviewed African American people whose ancestors had been slaves. I spent hours in local libraries, the Black History Museum, the Virginia Historical Society and Poplar Forest. I visited Colonial Williamsburg many times over”.
Il problema fondamentale della Grissom era rendere il modo di parlare degli afroamericani del tempo, un “dialect” complicato e difficile da trasportare nella pagina di un romanzo moderno.
“At the very beginning – dice la Grissom – of my research I read two books of slave narratives: Bullwhip Days: The Slaves Remember and Weevils in the Wheat: Interviews with Virginia Ex-Slaves. Soon after, the voices from The Kitchen House began to come to me. My original draft included such heavy dialect that it made the story very difficult to read. In time I modified the style so the story could be more easily read”.
La scelta definitiva è stata sì un inglese in qualche modo accessibile per il lettore, tuttavia  un inglese fortemente  sgrammaticato e altro dalla lingua parlata dagli schiavisti bianchi.
Come rendere in italiano questa lingua altra dall’inglese, altra anche dall’inglese parlato dalla working class bianca del tempo? Una possibile soluzione era renderlo con un italiano, per così dire, “popolare”. Tuttavia, come sanno tutti i traduttori più avveduti, questa scelta può risultare in molti casi grottesca, se non ridicola. Non esiste infatti un italiano popolare medio che non sia contaminato dai nostri diversi dialetti. Il rischio era rendere il modo di parlare degli schiavi neri con inflessioni dialettali nostrane a dir poco incongrue.
Si è scelta perciò la strada di farli parlare come stranieri, come soggetti parlanti una lingua non propria. Il che corrisponde esattamente al testo originario di “The Kitchen House”. Uniformare il loro modo di parlare a Lavinia e ai protagonisti bianchi del romanzo avrebbe significato tradire completamente il testo originario, rendere incomprensibili brani del romanzo in cui si accenna palesemente al “bizzarro modo di parlare” dei neri (“Faticavo a comprendere quello che mi diceva a causa del suo bizzarro modo di parlare”, “Non cominciare a parlare in quel modo. Tu non sei una di loro”).
Naturalmente, eravamo certi che si sarebbe levata qualche voce contro questa scelta, qualche velata o palese accusa in nome del politically correct o di altro.
redazione Neri Pozza

 

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Romanzone

Postato in I LIBRI DEL MESE il June 21, 2013 da Annarita Briganti – 1 Comment

Dimentico tutto e finisco di leggere l’esordio di Kathleen Grissom. Diventata famosa con questa storia d’amore, che vince ogni cosa, anche la schiavitù.
Inizia così: “L’odore di fumo era forte, e una nuova ondata di paura mi spinse a correre. Raggiunto il sentiero che conoscevo, partii a rotta di collo senza badare a mia figlia che tentava di starmi dietro. Non sentivo più le gambe, non abituate a quella velocità, e i polmoni erano in fiamme quasi si fossero ustionati. Mi proibii di pensare che forse era già troppo tardi e usai tutte le forze che mi erano rimaste per arrivare a casa”.
Un successo internazionale, che nasce da una visione.

Mentre la Grissom

Kathleen Grissom

restaurava la locanda di una piantagione dove realmente vive, le è apparsa la bambina protagonista del libro. Risaliva la collina dietro la madre folle di paura. Quando giunsero in cima, videro una donna nera che penzolava dal ramo di una grande quercia. Era il prologo de Il mondo di Belle.

Vi è piaciuto? Quali messaggi contiene? Romanzone. a lunedì, Book Club Sormani

Il mondo di Belle

 

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