Archivio di November, 2013

Incontro con Edward St.Aubyn Domenica 24 Novembre a Bookcity

Postato in Uncategorized il November 27, 2013 da Raffaella Consonni – 1 Comment

Ho partecipato all’incontro di domenica con St.Aubyn ma premetto che potrei essere  terribilmente di parte nel raccontarlo , dato che ho amato da subito e incondizionatamente I Melrose e Lieto Fine .

Non avrei potuto quindi essere delusa in nessun modo dall’incontro con l’autore .

St.Aubyn si presenta esattamente come me lo aspetto : ho visto qualche sua foto .

E’  alto , elegante e un po’ distaccato mentre si allunga nella poltrona su cui e’ seduto , ma non freddo .

Penso che non si trovi particolarmente a suo agio nello stare davanti ad un pubblico, anche se siamo tutti qui perche’ abbiamo letto i suoi libri e lo apprezziamo .

Lo penso soprattutto quando affronta ,sollecitato dalla domanda di uno dei due moderatori , la veridicita’ dei personaggi dei Melrose . Del ‘cattivo ‘ David Melrose dice che non ha ‘distillato’ nulla , lo ha descritto esattamente cosi’ come e’ stato . E io penso che sia veramente coraggioso da parte sua dover affermare ,davanti ad una platea di sconosciuti , che il proprio padre , se veniva infastidito dal rumore che sentiva , raccontava , come monito ,  di avere ammazzato una persona colpita dalla rabbia perche’ faceva troppo rumore e lo disturbava  .

E’ vero , un autore scrive per un pubblico di lettori  e quindi si aspetta da parte del suo pubblico domande e una certa curiosita nel sapere  se la sua esperienza di vita sia stata cosi’ drammatica . Nonostante quindi una certa abitudine all’esposizione mediatica , durante tutto l’incontro non riesco a non pensare che per St.Aubyn debba essere  comunque una ‘fatica’ .

Si torna piu’ volte , sia per le domande dei moderatori che per quelle del pubblico , sul tema della scrittura come cura , come strumento di  guarigione . Ne parla anche Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista  ,che ha discusso di questo tema con Natalia Aspesi sulle pagine di Repubblica e che ha letto i romanzi anche alla luce della  propria esperienza professionale .

St.Aubyn su questo punto e’ piuttosto categorico . Ne aveva gia parlato in una intervista sul Corriere della Sera : la scrittura non salva , almeno non ha salvato lui , anzi  da quando ha iniziato a scrivere le cose sono state piu’ difficili . Sottolinea che uno  scrittore non scrive per salvarsi , scrive per un pubblico e quello deve sempre avere in mente .La scrittura ha fatto parte del suo percorso personale per venire a patti con la sua storia , ma non ha mai dimenticato che scriveva per i suoi lettori e non per se stesso .

Le domande sia del pubblico che dei moderatori  toccano molti dei temi di cui abbiamo parlato anche noi con il gruppo del Venerdi’ : la differenza tra ironia e sarcasmo , le figure femminile cosi’ assoluatmente inadeguate ,  la scelta dell’uso della terza persona nella narrazione per creare il necessario distacco tra l’autore e i suoi personaggi . la relazione di Patrick con i suoi figli .

Delle figure dei bambini nel romanzo , uno dei moderatori , sottolinea che sono molto maturi e che sembrano ‘intelligentissimi’  .  St.Aubyn dice che, nei figli  di Patrick , ha ‘distillato’ le figure dei sui figli e di quelle dei figli di amici , ma dice anche che i bambini sono sorprendenti e dicono spesso cose che fanno riflettere . Sorride .

Lo salutiamo con un lungo e caloroso applauso : al bambino che ha cercato di diventare un geko per sfuggire ad un dolore insopportabile e al  grande scrittore che e’ diventato  .

Lui sembra sollevato di avere finito ,ci ringrazia e va a firmare il suo libro .

Avro’ sicuramente dimenticato qualcosa , dato che e’ passato un po’ di tempo dall’incontro a quando ho avuto il tempo si scrivere le mie impressioni . Lo faccio ora con un po’ di ritardo , pero’ , anche oggi , a qualche giorno di distanza , le emozioni  restano

Raffaella

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Lettori unitevi!

Postato in Uncategorized il November 26, 2013 da maggie – Sii il primo a commentare

L’incontro con Sarah Dunant è stato presentato da Neri Pozza e dall’Unione Lettori Italiani, di cui io – e me ne scuso – ignoravo l’esistenza. Però, curiosa, mi sono fatta mandare il programma di incontri, che allego (si svolgono tutti in Sormani, nella sala del Grechetto). Lo faccio, perché mi piace molto l’effetto cascata che sta avendo il Book Club, in tutte le direzioni. Per esempio: Enon di Paul Harding, fa venir voglia di rileggere L’ultimo inverno, e poi, visto che gli danno del visionario e lo paragonano ai grandi del passato, anche i saggi di Emerson e, perché no, l’opera non solo letteraria di Wilam Blake. Io mi lascio trasportare…

INCONTRI CON L’AUTORE

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Neri Pozza Book Club – Qualche mese dopo

Postato in Uncategorized il November 23, 2013 da Gabri – 2 Comments

Sono passati 6 mesi dall’inizio dell’avventura e che mesi!

I primi incontri erano pieni di domande: ma chi saranno? Ma come sarà? Cosa potrò mai dire io che non sono un’esperta? Che analisi del libro faranno gli altri?

Ma il gruppo ha permesso, permette, tutto: non importa chi tu sia, quanto sia esperto di libri (o inesperto), l’importante è che tu legga e che ti senta libero di esprimere la tua opinione. E quante volte succede che, mentre ascolti i commenti degli altri, desideri improvvisamente rileggere il libro (che magari hai già letto una o anche due volte, perché, in effetti, quella sfumatura, angolo di lettura, tu non l’hai notato, visto….

E c’è chi ti sorprende sempre: è andato a vedere oltre il libro, ha trovato commenti, filmati, un collegamento a cui tu non avresti mai pensato.

Oppure c’è chi ti dice: ma se ti piace questo, prova a leggere anche quest’altro, oppure quest’altro ancora….

ed il momento dell’incontro non è l’unico: orami gli scambi sono frequenti, a momenti convulsivi…ognuno vuole dire, comunicare…

E che dire delle opportunità: l’ultimo esempio è l’incontro con Sarah. Tutti siamo lì, ognuno di noi ha letto il libro, l’ha assaporato, fatto suo, se ne è fatta un’opinione precisa, riflessa nelle domande, e lei è lì, proprio davanti a noi, vicinissima. Un’occasione bellissima…le domande, le risposte, la firma del libro, l’entusiasmo trasmesso, la voglia di leggere nuovi libri dell’autrice.

Non so se sono riuscita ad esprimere cosa sia il BookClub per me, ma è questo e molto altro: un’avventura bellissima!

 

 

 

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Lieto fine di Edward St Aubyn

Postato in Uncategorized il November 17, 2013 da Marina Ghedini – 1 Comment

Con Lieto fine siamo arrivati alla conclusione della pentalogia (?) dei Melrose, autobiografia romanzata dell’autore, che si presta a diverse chiavi di lettura: cammino terapeutico per esorcizzare i demoni di una famiglia disfunctional come poche, satira feroce di un ambiente decadente e decaduto in cui l’ironia viene praticata a qualsiasi costo (St Aubyn/Patrick dice che è la dipendenza peggiore in assoluto, e parla con cognizione di causa, essendo stato tossicodipendente, alcolista ed erotomane). Quest’ultimo capitolo della saga è il funerale della madre del protagonista, che definisce la sua morte la migliore cosa accadutagli dalla morte di suo padre. Solo ora si sente libero e forse in grado di essere un genitore responsabile per i suoi due bambini, ora che si rende conto della fragilità oltre che delle manchevolezze dei suoi genitori. “Patrick si vide sullo stesso piano dei suoi presunti persecutori, e vide i suoi genitori, che apparentemente erano stati la causa della sua sofferenza, come due bambini infelici, anche loro con dei genitori che apparentemente erano stati la causa delle loro sofferenze…” Colpisce la grande empatia con cui St Aubyn rappresenta i bambini, sia Patrick da piccolo all’inizio della saga che i suoi figli in questo volume, e soprattutto la precisione e il nitore della scrittura e la capacità di raccontare mettendosi a nudo; un percorso difficile, spesso desolato, in cui hanno tuttavia spazio i sentimenti.

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Sangue e Onore

Postato in INCONTRI CON L'AUTORE, Uncategorized il November 13, 2013 da Benedetta Banditori – 1 Comment

Più scandalizziamo, meglio è. Così la gente ci temerà mentre siamo vivi e non ci dimenticherà mai – mai – da morti“.

E così è stato, duca Valentino. La storia della famiglia Borgia, come d’altra parte tutta la storia, i personaggi e le famiglie del Rinascimento, sono e restano indimenticabili, e si prestano ad un così vario ventaglio di interpretazioni e punti di vista che non ci si stanca mai di leggerne e rileggerne le vicende, riflesse a seconda degli specchi che l’autore di turno propone.
Un po’ come con la mitologia, per me queste vicende sono come tornare a casa, dopo anni di letture e di studi, da ragazzina prima e da meno ragazzina poi. L’indimenticabile Lucrezia Borgia di Maria Bellonci resta un faro brillante e indiscusso per gli amanti di quel periodo storico, con cui quest’autrice stessa si è confrontata, anche se trovo che Sangue e Onore non sia un romanzo in particolare sulla figura di Lucrezia, ma più corale, sulla famiglia nel suo insieme e nei suoi singoli.
La Dunant è brava, perché in qualche modo riesce a non mettere giudizio – apparentemente – su una delle famiglie più controverse e chiacchierate della storia del mondo. Ci presenta una storia, una storia di emozioni, un affresco di caratteri molto ben definiti intersecati tra loro. La storia di una famiglia, dell’amore smisurato di un padre per i suoi figli, di una madre – Vannozza -  messa da parte per la ragion di Stato, ma non per questo meno madre e meno affezionata ai suoi figli. Il potere, la gloria. La bizzosa emotività di Rodrigo, che quando chiamano “Santo Padre” quasi viene da sorprendersi perché paradossalmente vien quasi da dimenticarsi che è il papa; l’ inarrestabile ascesa di Cesare, che capitolo dopo capitolo diventa sempre più violento, sempre più crudele, sempre più ambizioso (mi si conceda un paragone cinematografico fantascientifico: l’evoluzione di Cesare non ricorda quella di Anakin Skywalker verso il lato oscuro? Con in fondo un Valentino che gela il sangue, tutto di nero vestito, proprio come Darth Vader…); il progressivo disincanto di Lucrezia, che alla fine accetta l’unica soluzione possibile per liberarsi dal giogo di una famiglia amata ma che diventa un fardello e un groviglio di rancori (“Il duca e sua sorella si amano e si odiano: questa è l’idea che serpeggia tra la folla di osservatori mentre il pontefice, ignaro, li ammira raggiante“); i personaggi di contorno, che danno colore e spessore (quanto è spagnola e napoletana la bella Sancha dal sangue capiente?).
Colpisce anche, come figura sempre presente sullo sfondo, l’occhio severo di Burckardt, diviso tra la silenziosa disapprovazione e la fedeltà ossequiosa, intento a redigere quel Liber Notarum che sarà una vera e propria miniera per gli storici.

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Lieto Fine

Postato in Uncategorized il November 12, 2013 da Gabri – Sii il primo a commentare

Eccoci qui, finalmente al temine delle vicende narrate ne “I Melrose”. Il libro si apre con il funerale di Eleonor, la madre di Patrick. At last se ne è andata, ha lasciato il suo corpo qui e non c’è più, non incarna più i sentimenti contrastanti del figlio, che finalmente deve crescere e separarsi da lei e dalla fanciullezza.

La grandiosità di St. Aubyn si vede tutta in questo libro: tutta la vicenda si svolge nel giro di pochissime ore, un tempo estremamente limitato che tuttavia si dilata e permette una profonda conoscenza dei personaggi del libro (non solo Patrick, ma anche il vecchio “amico” di famiglia Nicholas Pratt, Annette, Eleonor stessa e tanti altri), descritti magistralmente dall’autore utilizzando, quale escamotage tecnico, le riflessioni dello stesso protagonista.

Il libro si legge bene sia come conclusione della vicenda narrata nei quattro libri precedenti, sia a sé stante. Il linguaggio è sempre molto preciso, puntuale, critico e la lettura è molto piacevole.

 

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Lieto Fine, libro straordinario

Postato in Uncategorized il November 9, 2013 da marilena vendramini – Sii il primo a commentare

Ho letto “Lieto Fine” di St Aubyn, pur non avendo letto i precedenti capitoli dei “Melrose” e ho trovato comunque godibile e fruibile quest’ultima parte. Sicuramente chi ha letto lopera completa avrà una visione più ampia e approfondita degli avvenimenti e dei caratteri; tuttavia l’autore, anche in questo caso, ha dato prova di grande maestria, riuscendo a creare collegamenti tali da rendere comprensibile il susseguirsi dei fatti.Ho molto apprezzato la scrittura, straordinaria, di St Aubyn, allo stesso tempo lieve, nella migliore tradizione degli scrittori inglesi, e densa di significati. I personaggi sono tutti in rilievo e spesso descritti attraverso metafore di incredibile bellezza formale.

Questo testo mi ha ulteriormente fatto capire il significato e l’importanza di far parte di un Bookclub come quello di Neri Pozza, dove la lettura deve necessariamente trascendere la categoria “mi piace/non mi piace” e portarci a valutazioni più attente, soprattutto quando ci troviamo di fronte a scrittori di grandissimo livello come St Aubyn e Soseki. Il Bookclub ci permette, inoltre,  di  prendere conoscenza di varie forme di letteratura il che meglio ci fa capire quali possano essere le scelte editoriali e commerciali dell’editore.

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At Last, Mr. St. Aubyn: quando rimanere orfani è il Lieto Fine

Postato in Uncategorized il November 8, 2013 da Paola Rinaldi – Sii il primo a commentare

Trovo Lieto Fine intelligente come il titolo, che è ironico e lieve nella sua tragicità (anche in originale non male: At last, come a dire finalmente orfano!). La Melrosíade è arrivata alla fine con uno svolgimento molto simile alle tragedie greche classiche. Il progetto portante della serie di St. Aubyn è una sorta di atto investigativo di autoriparazione, con Patrick che deve ammettere e affrontare il fatto che la madre non solo sapesse ma fosse anche complice del padre/marito aguzzino. Da qui l’intensità emotiva, che pochissimo concede a digressioni e descrizioni. Persino la fine satira sociale finisce in secondo piano per non oscurare il riflettore costantemente puntato sulla situazione di Patrick, che rivive tutta la sua vita tra riflessioni, flashback, ricordi e presente. Bello il continuo cambio del punto di vista che ci piazza sempre nella testa e nelle budella dei personaggi, ovviamente di Patrick in primis.
Se i personaggi hanno esistenza e spessore autonomi, anche perché tutti carichi del passato del volume precedente, che percepiamo attraverso i brillanti passaggi loro dedicati, essi svolgono sopratutto la funzione di presenze emblematiche nella complicata cerimonia interiore di Patrick che si affianca a quella reale esterna del funerale della madre. e nella lunga galleria di sostituti che sostituiscono sostituti, c’è pure quello del padre, Nicholas Pratt.
Complimenti alla traduzione di Luca Briasco che rende bene l’atmosfera di emergenza psicologica che trasforma la narrazione da levigata a tesa, tersa, drammatica, anche nelle parti divertenti.
Al lettore non rimane che godere del progressivo scontrarsi dei punti di vista, delle diverse prospettive dei personaggi con la mente lucida e spietata di Patrick. Davvero un bel romanzo, una grandiosa saga di disgregazione familiare (la perdita dell’eredità ne è il correlativo oggettivo) che dimostra ancora una volta che solo gli scrittori veri sanno essere profondi, complessi, classici, rimanendo lievi e offrendo intrattenimento fruibile da tutti.

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il Book Club intervista Sarah Dunant – 21 novembre Milano

Postato in INCONTRI CON L'AUTORE il November 6, 2013 da admin01 – Sii il primo a commentare

giovedì 21 novembre, ore 18.30

Sala del Grechetto – Biblioteca Sormani

Sangue e onore. I Borgia

Il Book Club Neri Pozza
interroga Sarah Dunant sulla genesi del libro

intervengono

Marilena Poletti Pasero e Annarita Briganti

(incontro aperto al pubblico – nel programma Book City Milano)

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incontro con Paul Harding

Postato in INCONTRI CON L'AUTORE il November 6, 2013 da admin01 – Sii il primo a commentare

Venerdì 8 novembre

il Neri Pozza Book Club di Roma

incontrerà per un aperitivo

 il Premio Pulitzer 2010 Paul Harding

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