Archivio di March, 2014

Marguerite

Postato in I LIBRI DEL MESE il March 11, 2014 da maggie – 33 Comments

Ah, che piacere! Ah, che viaggio! Accompagnate per mano da Sandra Petrignani nella vita svelata di Marguerite Duras. Mi inchino, davanti al carisma di un mito letterario, e mi inchino una seconda volta, davanti alla capacità della Petrignani di portare il lettore avanti e indietro lungo il filo di un’esistenza sempre tenuta ad altezze mozzafiato.

Avevo già sbirciato volentieri nelle case di autrici di grande fascino in La scrittrice abita qui; è stato bello anche, con Addio a Roma, passeggiare per la capitale, seguendo a poca distanza le vicende caotiche, sconnesse, mai prive di magnetismo di tanti artisti, ma Marguerite… Ah, Marguerite!

 

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I fratelli Neshov

Postato in Uncategorized il March 5, 2014 da Alessandro – Sii il primo a commentare

E’ dalla fine degli anni Novanta, dalla comparsa sulla scena cinematografica dei “dogmatici” alla Lars Von Trier e Thomas Vinterberg, che ci confrontiamo nuovamente in modo intenso con la narrazione proveniente dal profondo nord europa. Dopo il cinema e la tv sono sbarcati gli autori letterari dalle cui opere spesso film e serie tv hanno preso linfa e ispirazione, in un circolo virtuoso che ha creato una sequela di bestseller (pensate solo al fenomeno Stieg Larsson) e un buon numero di produzioni cinematografiche e televisive di qualità sempre crescente (un titolo su tutti tra i film usciti in Italia può essere “Headhunters”, thriller norvegese di Morten Tyldum tratto da Jo Nesbo: è passato qualche volta su Rai 4, recuperatelo e non ve ne pentirete. Tra le serie invece molto buona è la danese “Borgen”, che dopo aver fatto incetta di premi in tutta Europa finalmente è arrivata anche da noi, su LaEffe). Spesso si tratta di opere di genere, ma alcune caratteristiche di base penso siano abbastanza riconoscibili: si seguono le regole senza mai perdere di vista l’ironia e si parla dei valori fondanti della società continuando ad avere nostalgia di un’umanità che rischiamo sempre più di perdere.  Insomma, questo pistolotto mi serve per parlare di “I fratelli Neshov”, di Ann Ragde, e per spiegare perché mi ci sono accostato con un certo interesse, non rimanendo deluso. Pur non sapendo, mea culpa, che si trattasse del secondo capitolo di una trilogia, ho trovato molto scorrevole la lettura e sono entrato senza fatica nel mondo della famiglia Neshov, apparentemente così lontano dal mio. Durante la lettura mi sono trovato spesso ad immaginare i personaggi come fossero protagonisti di una serie televisiva, e difatti nel 2010 la televisione norvegese ha già pensato ad un adattamento, con otto puntate (credo) di grande successo in patria. Per una volta, quindi, percorso inverso, dalla carta allo schermo, per una storia che vale la pena leggere.

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Odessa Star

Postato in Uncategorized il March 4, 2014 da ellyao – Sii il primo a commentare

Sapevo chi avevo davanti quando ho aperto il “pacchetto neripozziano”.

“Caspita”, mi sono detta,  Herman Kock, grandi aspettative dopo il bel successo de “La Cena” e “Villetta con piscina”.

Sapevo chi avevo davanti, dicevo,  ed è stata una conferma.

Di Koch se ne parla da qualche anno volente o nolente. Di Koch non si può fare a meno di parlare dopo aver letto anche uno solo dei suoi libri, perché è diventato uno degli scrittori contemporanei che più riesce senza remore e pregiudizi di morale a parlare del male e di un’umanità priva di riferimenti e valori.

“La Cena” probabilmente ne è l’apice, ma è con “Odessa star” che il lettore comincia a prendere confidenza con questi temi.

Sulla sfondo di una fin troppo tranquilla cittadina, Koch da vita ad un thriller incalzante a tratti quasi cinematografico durante il quale a nessuno dei protagonisti è risparmiato il confronto con il male e con le domande scomode che la vita indirettamente ti pone.

Fred, cinquantenne malato di noia e disprezzato dalla moglie e dall’unico figlio perché considerato un uomo troppo comune, incontra dopo anni Max, un compagno di università e di giovanili scorribande.

In lui Fred trova la chiave del suo cambiamento, a lui, decide di affidare questo cambiamento, forse per essere più interessante agli occhi della famiglia o forse solo per tornare a sentire “il brivido” del tutto può succedere degli anni universitari.

Evento dopo evento, Koch delinea la sua feroce critica contro questa famiglia borghese e a tratti si schiera palesemente contro i suoi status symbol (macchina, villette, tempo libero da occupare).

Il suo stile cattura, pone inesorabilmente il lettore davanti alle stesse domande fatte ai protagonisti e sembra chiedergli: “E tu che faresti? Cosa faresti disposto a fare ora?”

Mi ha colpita, non c’è altro da dire, ho chiuso il libro presa da emozioni contrastanti, straziata da tanto male ma tra le righe ho trovato le risposte alle sue domande.

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I fratelli Neshov: resoconto dell’incontro del bookclub romano

Postato in Uncategorized il March 4, 2014 da Anna Lisa – 5 Comments

Sotto un cielo capriccioso, il bookclub romano si è riunito ieri per discutere di un nuovo romanzo Neri Pozza, I fratelli Neshov di Anne Ragde. I pareri, come spesso accade nei nostri incontri, sono stati divergenti, ma stimolanti.

Il libro si è fatto apprezzare soprattutto per la vividezza con cui riproduce (anche a livello stilistico) i problemi della disfunzionale famiglia Neshov e le dinamiche di un piccolo ambiente, nonché per la location insolita, in grado di presentare al lettore italiano tematiche e aspetti inediti della Norvegia (e, in parte, della Danimarca).

Da quanto emerso, fra i punti deboli dell’opera è possibile annoverare la qualità dei dialoghi, la convenzionalità di certe figure, nonché le difficoltà di identificare i personaggi e la storia nel complesso (d’altronde, si tratta del secondo volume di una saga, ma molti di noi lo ignoravano, e la mancanza di una scheda di accompagnamento del libro ha reso tutto più arduo).

Per ulteriori spunti e commenti, lascio la parola agli amici del bookclub. Buone letture a tutti!

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ODESSA STAR – intervista a Herman Koch – La Repubblica

Postato in CONTENUTI SPECIALI il March 3, 2014 da admin01 – Sii il primo a commentare

di LEONETTA BENTIVOGLIO – La Repubblica

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HERMAN KOCH: “SIAMO BORGHESI ANNOIATI PERCIO DIVENTIAMO CATTIVI”

Prosa sferzante, sarcasmo feroce, perfidi giochi di relazioni che sembrano dissezionati al di là di una lastra di ghiaccio. E Odessa Star, un thriller satirico, in uscita per Neri Pozza, firmato dall’olandese Herman Koch, autore del bestseller La cena (edito in Italia nel 2010).
Stavolta guida la partita Fred, un cinquantenne “qualsiasi” che nell’arco di una divorante metamorfosi perde la testa per Max, suo ex compagno di scuola divenuto un gangster. Qualcosa di acido e adrenalinico pulsa nella scrittura di Koch, che già ne La cena, tradotto in 21 lingue e reduce da un plauso di quasi trecentomila copie nei Paesi Bassi, fece scalpore illuminando una velenosa ragnatela affettiva non dissimile da quella di Carnage (il film di Polanski tratto da Il dio del massacro dì Yasmina Reza). Due coppie s’incontravano in un ristorante per svelare, nel tratto dall’aperitivo alla mancia, le mostruosità dei figli adolescenti, che avevano dato fuoco a un barbone.

In Odessa Star (pubblicato in Olanda ne12003, molto prima de La cena, e ripescato grazie al successo di Koch) siamo catapultati in un vortice narrativo che registra con spietatezza le crepe della morale convenzionale: fulcro della vicenda è la perversa attrazione per il proibito del cosiddetto “uomo normale”.
Eccola sferrare un altro attacco all’ipocrisia borghese, Mister Koch.
«I miei personaggi vogliono testare le norme sociali per capire quanto possano spingersi oltre nella trasgressione senza inguaiarsi. Il problema della classe media è la noia. Perciò si va a fare bunjee-jum-ping, si parte per le vacanze in Cambogia e roba del genere».
Anche lei appartiene alla classe media? Da che tipo di famiglia proviene?
«I miei genitori erano dei socialdemocratici col senso della giustizia. Mio padre lavorava in un giornale socialista e mia madre creava gioielli. Entrambi insistettero che io andassi all’università per poter trovare un lavoro e non morire di fame come scrittore. Invece a diciott’anni ho deciso di evitare gli studi universitari e di morire di fame come scrittore».
La trama di Odessa Star, centrata sulla voglia di Fred di dare una svolta alla propria sorte adottando un progressivo cinismo, può ricordare l’acclamata serie tv Breaking Bad. Sembra piantata nel presente l’idea d’individui comuni che rinunciano all’etica per compensare le loro frustrazioni.
«La differenza tra Breaking Bad e il mio libro sta nel disinteresse di Fred per il denaro e per qualsiasi problema morale. Il suo scopo è diventare una persona più affascinante per il figlio, il quale lo trova noiosissimo, come pure sua moglie Cristina. Si allea con un pericoloso criminale per accendere la propria vita portandoci dentro un po’ di Tarantino».
A proposito di Tarantino: il suo cinema sembra aver molto influenzato il clima di Odessa Star.
«Mi hanno ispirato film di Scorsese come Quei bravi ragazzi e Casinò, e anche Le Iene di Tarantino. A scuola ebbi un compagno che poi divenne un famoso criminale. Fu ucciso nel 1992. Non siamo mai stati amici, ma ho tanto sognato un’amicizia, convinto che i gangster si annoiassero molto meno dei borghesi».
Ammette sprazzi di misoginia? A volte è cattivissimo nel delineare le donne.
«Di solito nelle mie storie le mogli sono più intelligenti dei mariti, il che non vuol dire che siano simpatiche. D’altra parte non le descrivo come esseri sacri e privi di difetti, come fanno certi scrittori per compiacere il pubblico femminile. Si scambia la mia obiettività per misogma».
È esilarante il modo in cui Odessa Star narra l’idiozia di un quiz televisivo. Pensa che la tv abbia contribuito al declino culturale?
«Forse. Quindi va usata poco. Io la utilizzo solo per programmi in diretta, come partite di calcio e rivoluzioni. Le serie e i film li guardo in dvd o sul computer. Sono ottimista: i ragazzi di oggi, come mio figlio di 19 anni, compiono le loro scelte sui canali senza subirle. Se si stabilizza questa tendenza, la tv avrà presto la funzione che in passato aveva il camino: sarà sempre accesa ma non la guarderà nessuno».
Colpisce in Odessa Star la lunga descrizione dell’accoppiamento ripugnante del professor Biervoort con la moglie, immaginato dai suoi allievi. Una delle chiavi dei suoi libri è la mancanza d’indulgenza nell’osservare i corpi e le loro manifestazioni, come mangiare e far l’amore.
«È qualcosa su cui io e i miei amici, a scuola, ci divertivamo a fantasticare. La visione del nostro professore nudo, o in gabinetto, o mentre copulava, lo rendeva disgustoso e quindi meno potente. Ci sono persone che non ci piace guardare mentre mangiano, e a volte davanti a una coppia penso: possibile che questi due vadano a letto insieme?».
In tanta letteratura nordica contemporanea c’è un algido umorismo e una dichiarata estraneità a ogni romanticismo. È d’accordo?
«Sì. Le società nordiche sono fatte da individui con legami familiari meno importanti rispetto a quelle del sud. Il che può portare alla solitudine o a forme di follia che inducono a mettersi a sparare in scuole e supermercati. Non a caso certi massacri non avvengono in Spagna, Italia o Grecia, ma negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Finlandia, in Norvegia, in Germania e in Olanda. Il nostro humour freddo ha a che fare con questo. Vediamo i nostri connazionali con più distacco e ci è più facile prenderli in giro».
Spesso lei evoca la diffusione del razzismo e della xenofobia. È forte in Olanda? Tra l’altro il protagonista di Odessa Star parla con enorme disprezzo dei belgi.
«Agli olandesi non piacciono, così come i portoghesi non amano gli spagnoli i quali detestano i francesi. Non so se anche in Italia sia così, ma in Olanda i nordici non gradiscono i meridionali e a nessuno vanno a genio i rumeni. Il mio paese vanta una tradizíone di tolleranza. Ma secondo me questa è una parola scivolosa. Serve solo ad affermare che si è superiori alle persone che teoricamente dovremmo tollerare. Da noi è un tabù anche solo cominciare a dubitare della tolleranza. Per questo nei miei romanzi esprimo apertamente dubbi sul vero significato del termine».

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