Archivio di May, 2014

Svegliamoci pure, ma a un’ora decente

Postato in I LIBRI DEL MESE il May 7, 2014 da admin01 – 28 Comments

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Paul O’Rourke vive a New York in un appartamento su due livelli con vista sulla Brooklyn Promenade. Va a cena tre o quattro volte a settimana da chef che hanno parecchie stelle Michelin, infanzie trascorse nella valle del Rodano e show televisivi tutti loro. Si aggira in luoghi dove le scorte di vino, da sole, fanno sembrare l’Impero romano una zona depressa del Kansas. Ha uno studio di dentista che occupa metà del piano terra di un condominio dietro Park Avenue, la strada piú elegante del mondo, dove i portieri si vestono con tanto di guanti e berretto e aprono le porte ad anziane vedove con cagnolino. È capace di lavorare in cinque postazioni situate in cinque sale diverse, e di fare, cosí, soldi a palate. Tifa per i Red Sox che, nel 2004, soffiarono persino il titolo agli Yankees e vinsero le World Series. In una sola estate, per due mesi, ha anche profuso tutte le sue energie migliori nel golf.
E, tuttavia, Paul O’Rourke ha un grave problema: tutte queste cose che racchiudono la sua vita gli appaiono soltanto parti. E le parti – e qui viene la fregatura – non sono tutto. Uno studio di dentista di successo non è tutto, i Red Sox, il lavoro, lo svago, gli chef, niente può essere veramente tutto, se ciascuna cosa riesce a occupare perfettamente il tempo soltanto per un certo periodo. Persino Connie, la ragazza con cui ha avuto un’intensa relazione, non può essere tutto. Ipocrita come tutte le anime poetiche, Connie in America non metterebbe mai piede in una chiesa, ma in Europa si precipita subito dalla pista dell’aeroporto al transetto, come se il Dio di Dante e di Bach non aspettasse che il suo arrivo da secoli.
Paul O’Rourke avrebbe l’assoluta certezza di aver sprecato la sua vita, se una serie inaspettata di eventi non mutasse radicalmente il corso della sua insignificante esistenza, destinata a trascinarsi nell’abisso come una pallina da golf sull’orlo della buca.
Un giorno capita nel suo studio un tipo bizzarro che, dopo essersi fatto estrarre un dente rovinato da una maldestra otturazione, gli sussurra con l’alito acre da anestetico: «Sono un ulm, e lo è anche lei!». Qualche tempo dopo qualcuno crea un sito web del suo studio, completo di profili di tutti i suoi collaboratori e di una sua biografia colma di citazioni tratte dall’Antico Testamento. E lo «sputtanamento online» appare tutt’altro che tale. Chi parla a nome del «Dottor Paul C. O’Rourke, medico dentista», inviando messaggi sui blog e sulle bacheche facebook di mezzo mondo, lo fa non con idiozie inframmezzate da incomprensibili geroglifici, ma con pensieri profondi sullo stato presente e sulle cose ultime del mondo.
Svegliamoci pure, ma a un’ora decente, splendida conferma del talento dell’autore di E poi siamo arrivati alla fine, e uno dei romanzi piú attesi sulla scena letteraria internazionale è «il primo grande romanzo sul furto d’identità in rete». (Yuko Shimizo, GQ)

«Ferris è un vero scrittore e i suoi libri sono speciali: perché anche la sua scrittura racconta».
Daria Bignardi, Vanity Fair

«La prosa di Ferris è originale, esuberante, e infine di una bellezza capace di dare i brividi».
The New Yorker

«E poi siamo arrivati alla fine è uno di quei romanzi-sorpresa che ridanno fiducia nella possibilità che siano i lettori a scegliere i successi».
Livia Manera, Corriere della Sera

«Pieno di autentica pietas, E poi siamo arrivati alla fine è un romanzo sorprendente per la sua maturità».
Giuseppe Culicchia, TTL – La Stampa

«In questo romanzo c’è lo struggimento del ritorno a casa, se qualcuno ci sta aspettando. Ferris lo cattura, commuovendoci. E soltanto per questo, ogni volta, vale la pena di ripartire».
Paolo Giordano, Corriere della sera

«Un bellissimo romanzo… incredibilmente divertente. Dietro questa serie di intrighi, di licenziamenti e di piccole gelosie si riesce a sentire il rumore delle nostre vite che scorrono».
Nick Hornby

«Joshua Ferris ha saputo coinvolgere e sedurre i lettori giovani [...] e i letterati che soppesano le virgole e sanno quando è il caso di inchinarsi al cervello unito alla buona scrittura».
Corriere della Sera

«Il libro migliore di questo decennio».
GQ

Joshua Ferris ha studiato letteratura inglese e filosofia alla University of Iowa e alla University of California. I suoi racconti sono apparsi sul New Yorker, su Granta, Iowa Review, Best New American Voices. Il suo primo romanzo, E poi siamo arrivati alla fine (Neri Pozza 2006), tradotto in 24 lingue, è stato un best seller internazionale e ha vinto il PEN/Hemingway Award, il Barnes and Noble Discover Award ed è stato finalista al National Book Award.

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