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L’estate degli annegamenti

Postato in I LIBRI DEL MESE il February 8, 2016 da admin01 – 31 Comments
l'estate degli annegamenti 02Liv ha vissuto i suoi primi tre anni a Oslo, ma non rammenta nulla di quel tempo. Conosce bene solo Kvaløya, settanta gradi di latitudine nord, nel circolo polare artico, l’isola che sua madre, pittrice di talento, ha scelto quando ha deciso di rifugiarsi in un luogo remoto dove dipingere in pace.
La baita grigia in cui la ragazza vive è affacciata sul fiordo di Malangen, un tratto di costa dove non c’è nulla, a parte la casa e la hytte di Kyrre Opdahl, un minuscolo rifugio usato un tempo per la caccia o la pesca.
Il tempo scorre diversamente sull’isola, le antiche leggende impregnano legni di rimesse, pontili e dimore, come quella di Kyrre, dove si conserva la memoria di antichi e funesti eventi: ragazzi di campagna usciti alle prime luci dell’alba e tornati a casa contaminati da qualcosa di innominabile, un battito d’ali o un soffio di vento nella testa, al posto dei pensieri. Nella fantasia popolare i troll sono mostri e la huldra una fata che, vestita di rosso, danza nei prati in attesa di giovani uomini da ammaliare e distruggere, ma nella memoria di Kyrre sono forze maligne all’origine di accadimenti reali. Con una tazza di caffè tra le mani, Liv ascolta incantata e tremante i racconti del suo vecchio vicino di casa. In cuor suo, tuttavia, non crede affatto all’esistenza di tali forze o esseri.
L’estate, però, in cui la ragazza compie 18 anni accadono eventi così letali da sradicare le più solide e ferme convinzioni.
Mats e Harald Sigfridsson, due fratelli dai capelli chiarissimi, così inseparabili da apparire simili come due gocce d’acqua, trovano, uno dopo l’altro, la morte nello stesso identico modo: sgaiattolando di casa in una tranquilla notte di luna, avviandosi verso la riva nel crepuscolo e, dopo aver preso il largo su una barca, annegando inspiegabilmente nel mare piatto come l’olio. Prima di morire erano stati visti alla sfilata del Giorno della Costituzione; spiccavano, coi loro capelli quasi bianchi, tra la folla in compagnia di Maia, una ragazza cupa, guardinga e così sicura di sé da incutere timore. Le loro morti, così come quella di Marti Crosbie che si verifica di lì a poco, inquietano profondamente l’intera Kvaløya e Liv in modo particolare, impietrita e sgomenta quando scorge Kyrre Opdahl, il vicino, svanire nel nulla insieme a Maia, lungo il sentiero che scende da casa sua alla spiaggia, lasciandosi dietro soltanto una scia di cenere o di polvere. «Follia, mistero e mito si danno la mano» (Financial Times) in quest’opera in cui John Burnside mostra tutta la bellezza e la maestria della sua scrittura.
«Un libro meraviglioso, avvincente e strano».
The Times«Questo libro parla di sesso, d’amore e di morte: delle cose, insomma, della vita reale».
John Burnside

«L’aspetto che più spicca del lavoro di Burnside, a parte l’esattezza del linguaggio, è la bellezza della prosa. Detto in maniera molto semplice: scrive meravigliosamente».
The Irish Times

«Un romanzo che allude a Lewis Carroll, usando le tecniche narrative di Alfred Hitchcock e di David Lynch».
Daily Telegraph

John Burnside, nato in Scozia nel 1955, era un ingegnere informatico prima di consacrarsi alla letteratura. La prima delle sue tredici raccolte di poesie, The Hoop, è stata pubblicata nel 1988; l’ultima, Black Cat Bone (2011), gli è valso il Forward Poetry Prize (assegnato in passato a Seamus Heaney, Don Paterson e Ted Hughes). È autore di numerosi racconti e romanzi, tra cui A Summer of Drowning e Glister. Attualmente insegna scrittura creativa alla University of St Andrews, in Scozia, dove vive con la moglie e i due figli.
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