Cabaret Biarritz

Cabaret biarritz 02Nella Parigi del 1938, Philippe Fourac è il direttore e proprietario de La Fortune, una casa editrice dai toni popolari che si rivolge principalmente a un pubblico di signore benestanti. Nemico degli autori avanguardistici e dei tomi arcigni «che puzzano di letteratura», Fourac è alla ricerca costante di fatti e argomenti i cui aspetti «più truculenti, sanguinari e morbosi» possano essere trasformati, da una buona penna, in un romanzo di successo. Quando conosce Georges Miet, un giovane scrittore zoppo, quasi cieco e con più pulci dei ratti di Saint-Germain, il direttore capisce immediatamente che quel ragazzo malconcio è disposto a fare qualunque cosa pur di guadagnarsi da vivere con la scrittura. E così nasce il progetto «Cabaret Biarritz».

Fourac incarica Miet di scrivere un romanzo «serio ma appetibile» sui drammatici fatti che una decina d’anni prima, precisamente nell’estate del 1925, scossero l’elegante località turistica di Biarritz, nel sud della Francia. Gli articoli di cronaca dell’epoca pubblicati su La Petite Gironde parlavano del corpo di una donna rinvenuto con una caviglia incastrata in un anello d’ormeggio del porto. Un caso rubricato dalla polizia tra i soliti tragici incidenti di «una notte di bagordi in Côte Basque».

Arrivato a Biarritz, Miet intervista gli amici e i conoscenti della vittima, dopodiché passa al setaccio le maliziose ballerine del cabaret Les Sirènes, i ricchi vacanzieri di stanza al Casinò Bellevue, e una schiera pressoché infinita di governanti, gioiellieri, lanciatori di coltelli, artisti omosessuali e becchini. Più le dichiarazioni aumentano, tuttavia, più il mistero si infittisce. Quando scopre che i cadaveri di altre due persone erano già stati rinvenuti in circostanze molto simili alla prima vittima, la polizia inizia a pedinarlo e il suo editore gli intima di tornare a Parigi. Solo, impaurito e senza il becco di unquattrino, Miet è convinto che tre delle persone che ha intervistato – il giornalista locale conosciuto come «Vilko», il fotografo Marcel Galet e l’aristocratica e seducente Beatrix Ross – sappiano molto più di quello che gli hanno raccontato. Il problema è inventarsi un modo per convincerli a parlare.

Vincitore del Premio Nadal 2015, Cabaret Biarritz è un affresco letterario divertentissimo, polifonico e stravagante. «Una commedia che mescola magistralmente indagine criminale e parodia sociale» (El País) e che regala ai lettori l’inedito ma fedele ritratto della Francia degli anni Venti: una terra di segreti, frivolezze mondane e feste che sembrano uscite dalle pagine de Il grande Gatsby.

Romanzo vincitoredel Premio Nadal 2015.

«Un mistero irrisolto nella Biarritz festosa e disinibita degli anni Venti».

El País

«Un narratore di prima categoria».

El Mundo

«Una magnifica costruzione letteraria».

El País

José C. Vales (Zamora, 1965) si è laureato in Lettere all’Università di Salamanca e poi specializzato a Madrid in Filosofia ed Estetica della Letteratura romantica. Lavora come editor, redattore e traduttore per diverse case editrici spagnole. Nel 2015 Cabaret Biarritz ha vinto il Premio Nadal, uno dei più importanti riconoscimenti letterari di Spagna. http://www.josecvales.com/

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Cabaret Biarritz, 8.0 out of 10 based on 3 ratings
  1. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    Decine di voci narranti, un giallo ben congegnato, un affresco della società di Biarritz degli anni ’20.
    Divertente e ironica molta della ritrattistica, anche se alcuni voci risultano un po’ calcate, fastidiosamente enfatiche, (penso al magistrato DuPont, alla figlia Margulee…) quasi ad assicurarsi che al lettore ne sia evidente la malafede.
    Gli indizi sono dosati con cura e anche le inevitabili ripetizioni aggiungono, comunque e sempre, un tassello nuovo, anche minimo, allo schema. Una forma insolita, rischiosamente disgregante, che però l’autore riesce a maneggiare bene fino a restituirci una visione unitaria dell’accaduto. Originale.

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  2. Sabrina Dii Agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino (n. Roma)

    Lo scrittore Vales riprende e ricostruisce le interviste effettuate da George Miet in merito all’estate del 1925 in cui una giovane turista inglese viene trovata in mare agganciata ad un anello per l’attracco delle barche a Biarritz.

    Tutto il romanzo svela i segreti di una società ricca e viziata , di un periodo storico in attesa della grande guerra .

    Il ritrovamento della ragazza , libraia, ritenuta innamorata di un postino e suicida, però svela anche la storia di un anello con un diamante particolare, di oltre 30 carati. . Altri personaggi cuciono una trama fissata da altre piccole storie come quella della suora DuPont o del fotografo o del promotore letterario o di Pascaline , la montanara, che dormiva sui mobili, di intellettuali e non , il flusso di coscienza .

    George Miet , proprio nel 1938, ha effettuato queste interviste in una delle località più esclusive.

    “ La punta Saint -Martin dove si erge l’imponente faro di Biarritz , è di solito un luogo aspro e battuto dai venti , ma in quei giorni particolarmente caldi dell’estate del 1925 la esplanade all’imbrunire era un paradiso di freschezza e pace , dove lo spettacolo fiabesco del tramonto si poteva godere in tutta la sua intensità . In certi giorni la prodigiosa sfera scintillava di arancioni incredibili o di rosa e malva sfolgoranti , o di rossi incandescenti , o di gialli abbaglianti ; mandava mille riflessi sull’ azzurro del mare e, se c’erano brandelli di nubi nel cielo, li colorava di indaco, e rosa, e magenta, e altre mille tonalità che nessuna tavolozza di pittore potrebbe mai miscelare .”

    Mi sono , infatti, sempre chiesta come mai una località del Sud della Francia fosse così famosa da aver dato nome ad una delle più belle autovetture Cadillac .

    Molti i sostantivi ed i modi di dire francesi e biarritzini.
    Indispensabili ed utilissime le note effettuate dal traduttore , ma ancor più dall’editore che completano e fanno comprendere come legàmi, gli intendimenti di Vales. Es di pag. 59.
    Gli oltre 30 capitoli descrivono, in ognuno, un personaggio.
    Le domande di Miet scavano nell’intimità e le sue domande si rivelano,a tratti, invadenti. Ma sono domande occulte in quanto è riportata solo la risposta .

    I personaggi che più mi hanno colpito sono stati Vilko e Trixie.

    Vilko, la cui moglie muore di setticemia , così è descritto : “ un individuo irresoluto . Forse aveva abbastanza chiari alcuni aspetti dell’ esistenza o della sua immagine del mondo , ma di certo non sapeva quale calzino infilare per primo quando si alzava la mattina . E credo che , a parte questo tratto peculiare della sua personalità fosse in grado di ibernare le proprie emozioni con un’ abilità impressionante . Decine di volte gli sentii dire che le emozioni e i sentimenti sono il flagello del nostro tempo.
    Semplicemente, credo che lo annoiasse un certo sentimentalismo che impregnava l’epoca con la melliflua stucchevolezza di un’emozione infantile e caramellosa”

    Per ciò che riguarda Trixie dalla ciocca rossa nella sua favolosa Vauxhall rossa:
    “Alle donne come Trixie, non si può concedere un cuore a metà. Devi morire per loro, non si accontentano di meno . Per fortuna sono loro che decidono chi deve morire . “

    Il linguaggio è particolare come particolare il capitolo sulla domestica , scritto tutto d’un fiato, in cui probabilmente per l’enfasi del raccontare della donna , lo scrittore non utilizza punteggiatura e risolve in un’unica frase. Molti i riferimenti ai classici.

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  3. GIOVANNA MILANO says:

    Mi sono molto divertita a leggere le interviste del povero sig. Miet zoppo artritico e quasi cieco che vagava per la bella cittadina alla ricerca della verità per comporre il romanzo della sua vita.
    All’inizio sembra che tutti raccontino i propri fatti, sganciati uno dall’altro e non in relazione con quello
    che il sig. Miet voleva sapere. Invece poi il puzzle si compone e si comprende tutto l’accaduto.
    Direi un buon libro per l’estate, un’ottima compagnia.

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  4. ida poletto says:

    finalmente una scrittura diversa , una narrazione strana e divertente…non l’ho divorato ma l’intreccio all’inizio sfilacciato e poi sempre più ad incastro mi ha convinto ed è tradizionalmente da romanzo poliziesco…tutte le figure un po’ caricaturate a volte infastidiscono ma MIET e le sue note sono uno spasso ironico ed intelligente da leggere . Anni 20 e ventunesimo secolo sono ben giocati da questo scrittore straordinariamente capace nel proporre una varietà e quantità di personaggi tratteggiati che si fa fatica a scegliere chi detestare o amare di più

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  5. Troppo spesso dimentichiamo cosa sia una fiction: si tratta di un’opera di finzione, quindi una bugia ma anche un atto di immaginazione, che è ‘falsa’ ma è anche verosimile o anzi magari non lo è affatto ma si tratta di qualcosa che potrebbe essere, che ha una sua coerenza e delle leggi che la fanno funzionare. Dunque non è così difficile da capire perché leggere un romanzo possa voler dire ritrovarsi in un altro universo a vivere esistenze incredibili, nel vero senso della parola: un viaggio per cui si parte anche se non esiste (ancora) il teletrasporto, e che coinvolge tutti i nostri (non) sensi.
    Questo è il romanzo che nel 2015 si è accaparrato il prestigioso premio Nadal per la sua anima “divertente, polifonica e stravagante”. E come dar torto alla giuria?!
    Sicuramente avrete ripreso in mano Il nome della rosa dopo la morte del suo autore Umberto Eco: anche quel romanzo funziona nella stessa maniera, e cioè ci prende bellamente per il naso e noi ne godiamo immensamente, perché non si può non voler credere a bugie così seducenti. Fin dall’inizio il narratore racconta balle facendole passare per verità incontestabili (trova un manoscritto che comincia a tradurre): cita qui, fa riferimenti di là, e paf! Ci siamo cascati in pieno!
    José C. Vales sa sviluppare trame intricate, ricreare ambienti sontuosi, degradanti e ridicoli, riportare voci e temperamenti diversi nel rango sociale e dalla dubbia morale dubbia con un senso assoluto, radicale, della parodia. Così radicale ed assoluto che include non solo il genere a cui il romanzo appartiene (l’investigazione criminale), ma persino il romanzo stesso, costruito come un’improbabile edizione critica di alcune interviste ancor più improbabili, trascritta da uno scrittore un po’ sfigato, tale Georges Miet, “artritico, zoppo e quasi cieco”, al soldo di un editore di truculenti racconti popolari morbosi, che vive il suo momento di gloria quando viene incaricato di scrivere un “romanzo ‘serio’ sui terribili e drammatici fatti verificatisi a Biarritz durante l’estate del 1925” a distanza di 13 anni dagli eventi in questione. Miet consumerà la sua vita raccogliendo il materiale di quello che sarebbe diventato, nelle intenzioni di Miet, “il grande romanzo di Biarritz”, ma che invece andrà perso nei faldoni più anonimi: le trascrizioni minuziose delle interviste a trenta personaggi, testimoni diretti o indiretti, rimarranno a lungo senza voce, perché Miet muore e l’editore fallisce. Tutto questo viene esposto nel primo capitolo con uno spirito da studioso maniaco (introduzione curata da Eliazer Marcos Inxausti, che si occupa del resto anche della traduzione dal francese: un’opera dal grande valore filologico che farà giustizia a Miet, finalmente), con note e date e tutte le verifiche del caso: ma che vi credete, qui non si scherza, carta canta, è tutto documentato!!! O forse anche no. O meglio, tutto è sì documentato, ma i documenti, quelli mica è detto che siano veri, non so se ci capiamo… Qui tutto è serio, nonostante le risate in sottofondo. L’evento truculento che mette in moto l’investigazione si attiva come nucleo della narrazione e contemporaneamente è il dispositivo che permette di spiegare una feconda galleria di personaggi che, coi loro compiacenti soliloqui, si auto-ritraggono offrendo (ovviamente) il loro profilo migliore, naturalmente a discrezione di chi si descrive, che può pensare che la dote più importante sia la leggerezza, o la pomposità, o l’ipocrisia…il tutto in una sorta di farsa morale nella quale nessuno riesce ad evitare di essere almeno un po’ ridicolo. La varietà umana che incontriamo in Cabaret Biarritz è un complesso campionario di sortilegio verbale completato da gesti falsi e pose irascibili, in cui non si capisce chi ci fa o chi ci è, dove i doppi sensi, i sottointesi scabrosi, le invidie e i rimproveri sono nascosti dietro le deposizioni artificiose (ma esilaranti) che, più che contribuire allo schiarimento dei fatti, creano cartoline d’epoca che permettono all’autore di catturare, con le dubbiose esclamazioni dei personaggi più stravaganti, la vita estiva di Biarritz degli Anni Venti, magnificamente caricaturata, e con non poco sarcasmo. Se il punto di partenza è il ritrovamento del corpo di Aitzane Palefroi, la giovane apprendista della libreria Operclaritz, impietosamente penzolante da uno degli anelli del porto, scopriremo presto che l’impalcatura del romanzo giallo in realtà va a braccetto, compiaciuta, con i ponteggi de romanzo sociale, e dunque il lusso, il candore, lo stordimento e le dissipazioni sessuali per tacere dell’odio e del rancore tra individui, tra popoli e tra classi sociali. Sfilano, sotto gli occhi di un assente Miet, personaggi prevedibili come un giornalista di cronaca nera (o morbosa), col suo collaboratore, un reporter grafico ha fatto fortuna con le foto osé , ma anche una montanara alpinista (la mia preferita), un pilota di pallone aerostatico, un lanciatore di coltelli, l’immancabile suora, passando per le più banali domestiche, i funzionari della Gendarmerie, le ballerine dei bordelli, un disubbidiente entrepreneur culturel e, in mancanza di un’altra denominazione, una femme distinguée (come tradurre?!). Con questa coorte di comparse, José C. Vales arma un magnifico artefatto letterario che è un sfoggio di sagacità; e se a volte la prosopopea dei dichiaranti si perde in digressioni, è proprio in quelle periferie narrative, più che nella sinuosa investigazione (scoprire cosa è successo davvero alla povera ragazza passa in secondo o terzo e quarto piano), che meglio risalta il talento dell’autore per l’ambientazione di quella Biarritz fastosa e sfrenata. Volete sapere la verità quella vera, di tutta questa storia? La troverete argomentata nell’appendice, ma sta nelle tre parole del capitolo 33, quando uno si tira uno schiaffetto sulla fronte e si ricorda che Calderon della Barca solo spagnolo poteva essere (epperò pure il Guglielmo che festeggiamo quest’anno era dello stesso avviso…)
    E siccome Vales è uno che davvero sa cosa voglia dire creare una sublime menzogna dalla quale ci si stacca assai mal volentieri, per i suoi lettori ha inventato una sorpresa superlativa, la guida di Biarritz gratuitamente scaricabile dal sito di Neri Pozza.

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  6. Marilena, lunedì a Milano says:

    Un libro straordinario che può essere letto come un divertissement per l’estate o come un romanzo investigativo ma è, in realtà, molto di più. Attraverso le testimonianze di fatti lontani, scopriamo un microcosmo, quello di Biarritz negli anni ’20, fatto di mondanità e di miserie economiche e morali, di moda e di mode.
    Straordinaria la scrittura che si arricchisce di decine di voci narranti, evidenziando così l’abilità dello scrittore che ad ognuna attribuisce non solo una storia, ma una lingua e un ritmo (e se qualcuna risulta ridondante o ampollosa è perchè così è la personalità del “testimone”).
    Lungo il racconto scopriamo indizi, ora confermati ora rigettati, in una profusione di note (spesso riferite a fatti e personaggi reali) e citazioni letterarie, storiche, artistiche che, da una parte danno spessore a un racconto solo apparentemente leggero, collocandolo in un mileu culturale ben delineato, e dall’altra offrono al lettore il piacere di verificare le proprie conoscenze e farne di nuove. Molto bello.

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  7. Alessandra (Padova) says:

    Ho iniziato a leggere Cabaret Biarritz con un pochino di perplessità e di indolenza, perché non riuscivo bene a capire a quale genere appartenesse e cosa mi dovessi aspettare: poteva sembrare un semplice romanzo di costume, una storia d’amore, un reportage giornalistico, e molte altre cose ancora. L’elaborata cornice della sedicente raccolta di interviste ritrovata e tradotta, anche se era un’idea non così originale, mi piaceva, e le false note del traduttore, così comiche e ammiccanti, mi hanno conquistata, ma ho proceduto nella lettura con molta lentezza, fino a che non ho capito di avere tra le mani un vero e proprio giallo (forse il mio genere preferito!), e allora mi ci sono tuffata a capofitto, mettendomi con entusiasmo in competizione con l’amabile Vilko e la spumeggiante Trixie per scoprire la verità sulle morti di Biarritz. Così ho divorato il resto del libro e ne ho ricavato proprio il piacere e la soddisfazione che mi aspetto da un buon giallo che sia anche ben scritto, ben strutturato e ben ambientato. Condivido la perplessità di altri bookclubbers sui diversi toni che l’autore ha usato per caratterizzare i personaggi, finendo a volte a calcare un pochino troppo la mano – ancora una volta, bisognerebbe leggere l’opera nella sua lingua originale per poter valutare appieno – ma in conclusione trovo che Cabaret Biarritz sia davvero un bellissimo libro!

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  8. Francesco Book Club di Roma says:

    un libro molto divertente e ben scritto. Un giallo per certi versi aristocratico, ma dove la critica alla società dell\’epoca coinvolge ogni ceto sociale. Personaggi ben delineati, tanta ironia e le diverse visioni della verità generano un libro originale nella forma editoriale, divertente e di grande piacere per il lettore.

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  9. Rita C. says:

    Scrivere la sinossi di Cabaret Biarritz mi mette brio.
    Non facile la collocazione del genere tra Romanzo, Commedia o Giallo e preferisco che le tre definizioni si fondano!
    Ambientazione: un’estate dei frizzanti anni ’20. Personaggi: appartenenti, per lo più, all’Alta Società. Location: Biarritz allegra e spumeggiante città di vacanza, sita sulla costa francese basca .
    Trama: racconto di coincidenze, suicidi ed omicidi.

    Tra la narrazione degli eventi a Biarritz da parte di due giornalisti, la voglia di scrivere il romanzo della sua vita da parte di uno scrittore, e l’assemblaggio di tutti gli eventi e le dichiarazioni di tutti i personaggi da parte di un traduttore degli anni ’80, José C. Vales fa trarre, con la giusta quantità di umorismo, a noi lettori, le proprie conclusioni di questa storia!

    Il corpo di una giovane ragazza del posto viene ritrovato appeso ad un anello sul molo, dopo una burrasca.
    Uno scrittore viene incaricato dal suo editore di scrivere un romanzo sui tragici eventi accaduti a Biarritz.
    Recatosi sul posto, raccoglie da circa una trentina di persone, che erano più o meno legate ai personaggi scomparsi tragicamente, esposizioni individuali dei fatti, e, attraverso le loro storie, termina un’indagine vera e propria, iniziata da due giornalisti e da una donna carismatica ed intelligente, che, insieme, all’epoca dei fatti, avevano cercato di far chiarezza sull’accaduto.

    Originale e stravagante esposizione di storie individuali, che attraverso le indagini di un crimine, ci offre uno spaccato della società di quell’epoca, che univa rigide norme sociali ad un vivere convulso e dissoluto, risultando, comunque, piacevolmente dinamica.

    “ Nel tortuoso e caotico scorrere dei giorni e degli anni si erano incontrati di nuovo, ma non riuscivano più a vedersi com’erano prima, salvo quando credevano di riconoscere nell’altro un sorriso, un gesto, o una parola dei giorni andati…Era come se quei due avessero continuato ad amarsi da quando avevano quindici anni, ma senza mai avere avuto il coraggio o la fortuna di fare la stessa strada insieme. Be’ immagino che certi amori disperati siano così…”

    Difficile riporre il libro, in attesa di poterne terminare la lettura!

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  10. Benedetta (Milano) says:

    Divertentissimo collage di interviste per far luce su misteriose morti (o omicidi?) avvenute nell\’estate del 1925 nella magica Biarritz, che diventa specchio e prolungamento della East Egg di Fitzgerald dall\’altra parte dell\’oceano. Miserie e nobiltà di una località di villeggiatura dove si mescola un coro di stravaganti personaggi, rappresentanti delle più svariate condizioni e sentimenti umani, trattati con leggera ironia e tortuosa investigazione. Un puzzle che si svela poco alla volta e lascia comunque un finale dalle diverse interpretazioni possibili, sullo sfondo di una Biarritz da cartolina (\”Non è mai stato a Biarritz? Oh. Povero signor Miet, non è mai stato a Biarritz? Oh. Adesso capisco quell\’espressione funerea sul suo viso…\”)Una lettura perfetta per l\’estate, divertente e che a suo modo fa sognare.À tout jamais!

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  11. rosaria alba fontana (Milano) says:

    Vales, attraverso un originale intreccio “giallo”, ci presenta personaggi e ceti sociali della società degli anni venti in Francia. “Cabaret Biarritz” ci racconta di crimini e peccati, con tono satirico e caricaturale. Una lettura piacevole.

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  12. rosaria alba fontana (Milano) says:

    Vales,attraverso un originale intreccio “giallo”, ci presenta personaggi e ceti sociali della Francia Degli anni venti. “Cabaret BIarritz” ci racconta di crimini e peccati con tono satirico e caricaturale. Una lettura piacevole.

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  13. Barbara Rosai (torino) says:

    In seguito alla premiazione di “Cabaret Biarritz”, Josè C. Vales ha espresso la speranza di essere riuscito, con il romanzo, a restituire ai lettori la Biarritz degli anni ruggenti.
    Io credo che abbia fatto molto di più.
    La ricostruzione della Biarritz del 1925 è appassionante, ma, a mio parere, lo è molto di più la descrizione dell’anima inquieta di quella generazione che, scioccata dalla Grande Guerra, vuole a tutti i costi divertirsi, vuole provare ogni esperienza, vuole fare parte della modernità.
    E’ evidente, da parte dell’Autore, la volontà di celebrare un’icona femminile, quella delle flappers: giovani donne, belle, coraggiose e spregiudicate, pronte a sfidare ogni convenzione sociale, poiché vivono in un presente che, per loro, così proiettate nel futuro, non ha nessuna importanza.
    José C. Vales ha scritto un romanzo intelligente, pieno di ironia, appassionante e divertente e, soprattutto, ha scritto un romanzo da cui emerge la profonda conoscenza che l’Autore ha, non solo della letteratura del proprio paese, ma anche di quella inglese e francese. La sapienza e l’ironia con cui ha mescolato questi ingredienti e lo stile utilizzato per raccontare una storia veramente intricata, sono travolgenti.
    Senza dubbio, in “Cabaret Biarritz”, funziona alla grande quella specie di ménage à trois descritto nell’introduzione del romanzo, ironica e maliziosa, che si deve creare tra editore, autore e lettrici, per fare in modo che uno “svago romanzesco” sia di successo.
    Romanzo da leggere, romanzo da consigliare.

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  14. Susanna (gruppo Torino centrale) says:

    Questa volta un romanzo che ha trovato il gruppo piuttosto concorde: molto godibile e divertente da leggere, scritto con grande maestria e perfettamente (forse troppo?) costruito per arrivare a comporre la vicenda tassello dopo tassello; anche se l’espediente del manoscritto ritrovato non è nuovissimo è però utilizzato al meglio, con tanto di note esplicative e bibliografiche curiosamente in bilico tra realtà e finzione. Il riferimento al genere “giallo” ci è sembrato soprattutto un espediente per raccontare una e tante storie, immergendosi nel fascino di un’atmosfera particolare, e celebrando il fascino del passato e di un mondo scomparso (in una sorta di parodia del Grande Gatsby, ha notato qualcuno): in fondo la sorte della povera Aitzane non interessa più di tanto ai personaggi che, come attori che si affacciano uno alla volta sulla scena, raccontano ognuno la propria storia e la propria verità. In apparenza il libro sembra accontentarsi del gioco intellettuale in cui coinvolge il lettore, senza avventurarsi nei massimi sistemi, ma come senza accorgersene sfiora fatti storici, meccanismi sociali e passioni personali che lo rendono più consistente di quanto sembrerebbe; piuttosto, il suo limite sta forse nello scarso coinvolgimento emotivo che provoca, lasciando il dubbio che di tutte queste bellissime parole rimanga poco, nello spirito di chi legge, quando si chiude l’ultima pagina.

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  15. Claudio says:

    Le présent n’était pas nécessaire, la frase esemplifica l’amour fou che caratterizza questa storia di un’indagine su morti misteriose nella dorata Biarritz degli anni venti.
    Il racconto polifonico di fatti, dell’ambiente, dello stile di vita di un periodo caratterizzato la generazione sopravvissuta alla Grande guerra scritto in modo magistrale e “appassionante”.
    La costruzione dell’intreccio narrativo denotano una padronanza e un lavoro di ricostruzione notevole, con descrizioni, citazioni e note che, pur essendo abbondanti e corpose, non disturbano il fluire dei fatti raccontati, presentati in un crescendo di messa a fuoco che accompagna il lettore ad un finale non scontato e per nulla banale.
    È stato un piacere leggere Cabaret Biarritz, la bella scoperta di un Autore che ha saputo ricreare l’atmosfera di quel mondo in modo accattivante e coinvolgente.

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  16. Sara says:

    Bellissimo!!!
    Vincitore del premio Nadal 2015 in Spagna un romanzo originale, intrigante, molto bello. E’ costruito come una raccolta di interviste, l’introduzione ci spiega che nel 1938 un editore di parigi chiede allo scrittore Georges Miet di indagare sui misteriosi fatti avvenuti nell’estate del 1925 a Biarritz e di elabore una serie di interviste che diventeranno un libro. La storia quindi ci viene raccontata dagli stessi personaggi che Miet intervisterà, ma il quadro che ne viene fuori è ben più ampio di un semplice ed intrigante giallo. Il risultato è anche un affresco della vita, delle mode, degli usi e costumi della Biarriatz degli anni ’20, luogo ed epoca molto affascinante. Stile e prosa che tiene il lettore incollato alla pagina

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  17. silvia costa says:

    Pagine colorate che scorrono frizzanti in un tempo, gli anni ’20 e in un luogo, Biarritz, che ha fatto storia. Ballerine, ricchi vacanzieri, lanciatori di coltelli, becchini e governanti raccontano la propria versione di una tragica estate, dando vita ad un brillante cabaret!

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  1. stay with me says:

    stay with me

    Cabaret Biarritz | Bookclub Neripozza

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  4. […] po’ di Chesterton, e ultimamente un paio di Neri Pozza assolutamente deliziosi, ovvero Cabaret Biarritz (mi ha ricordato moltissimo le atmosfere del mio adorato “Le ultime parole […]

  5. espion viber says:

    espion viber

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