Un giorno di festa

un giorno di festa 02È il Mothering Sunday, la Festa della Mamma, del 1924 in Inghilterra. La guerra è alle spalle e un’altra è all’orizzonte. Ma è una bella domenica di fine marzo, perfetta per rimuovere i lutti e celebrare in allegria la speciale ricorrenza del giorno. Il rituale della festa prevede visite di cortesia, picnic all’aperto e inviti a pranzo in compagnia di amici e familiari. Un rituale già quasi in disuso, ma che i Niven e gli Sheringham, due delle famiglie più in vista del Berkshire, si tengono ben stretto, come se appartenessero ormai a un’unica famiglia dopo aver perso dei figli in guerra. Su invito degli Hobday, un altro illustre casato delle verdi contee che circondano Londra, si vedranno a pranzo per brindare e parlare dell’evento ormai imminente: le nozze tra Paul, il giovane rampollo degli Sheringham scampato alla guerra, ed Emma Hobday.
Per la servitù dei Niven, com’è consuetudine, il Mothering Sunday è una «giornata libera» da trascorrere con i propri cari. Per tutti, eccetto che per Jane Fairchild. Giovane orfana che presta ormai da qualche tempo servizio presso i Niven, Jane si appresta a trascorrere la domenica di festa su una panchina in giardino, tra il ronzio dei fuchi e il profumo della magnolia già carica di boccioli, quando squilla il telefono. Si affretta all’apparecchio e il suo cuore si libra in cielo allorché riconosce la voce all’altro capo del telefono: Paul Sheringham, il giovane rampollo di cui da sette anni, con gioia e senza alcun pudore, è l’amante, la invita per la prima volta a casa sua. La telefonata di Paul, e le ore poi trascorse con lui, faranno di quel Mothering Sunday del 1924 una data incancellabile nel ricordo di Jane negli anni a venire, un giorno di festa cominciato nella luce più pura e terminato nel buio di un’oscura notte della vita e dell’anima.

«Una storia avvincente, piena di carica erotica. Una catastrofe privata, nella quiete dei salotti dell’upper class inglese. Un capolavoro».
The Guardian
«Un romanzo folgorante… bellissimo… Un mondo scomparso che risorge con superba immediatezza».
The Sunday Times
«Una storia di vita e di lussuria. Un romanzo sensuale che riflette sui grandi temi».
The Independent
«L’amore e la morte, con molto altro in mezzo. Il tutto magnificamente narrato».
The Daily Mail

Traduzione dall’inglese di Luca Briasco
pagine 144; 15,00 euro

9788854512337
I Narratori delle Tavole

Graham Swift è nato a Londra nel 1949, e ha studiato a Cambridge. Nel 1996 ha vinto il James Tait Black Memorial Prize e il Booker Prize con Ultimo giro. Nel 1987 ha vinto il Premio Grinzane Cavour con Il paese dell’acqua (BEAT 2016), considerato uno dei migliori romanzi britannici del secondo dopoguerra. Alcuni suoi libri sono diventati celebri film, come L’ultimo bicchiere, con Michael Caine e Bob Hoskins, tratto da Ultimo giro, e come Il paese dell’acqua, con Jeremy Irons, tratto dall’omonimo romanzo.

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Un giorno di festa, 7.3 out of 10 based on 4 ratings
  1. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino (n. Roma)
    PERSONAGGI::
    Jane cameriera di Beechwood (si trova in Halton, Cheshire in Inghilterra sul lato ovest )
    Paul giovane aristocratico inglese.
    Milly cuoca di Beechwood di 25 anni.
    Mr e Mrs Niven .
    Mrs Emma Hobday la futura sposa .
    Ethel cameriera di Upleight a pochi km da Beechwood .
    E’ ambientato nel periodo tra gli anni 1920 ed il 1990 circa .
    Una scrittrice , Jane, narra la storia di se stessa, in prima persona.
    Ha 20 anni ed ha già assunto da 4, iservizio per una ricca famiglia inglese, come cameriera.
    Non ha una famiglia propria, in quanto abbandonata sulla porta di un orfanotrofio.
    Jane non conoscerà mai le sue origini , il suo vero nome o la sua data di nascita. Le trovatelle erano definite e registrate con i nomi più fantasiosi: Fairchild , Goodchild, Goodboy , bambino biondo o buono.
    Essere una cameriera era un po’ come essere un’orfana . Si abitava in una casa di qualcun altro e non se ne poteva avere una dove fare ritorno. Un lavoro che imponeva di osservare la vita , rimanendone esclusa . I servitori servivano , mentre coloro che venivano serviti,… vivevano.
    Il rampollo viziato e tronfio , Paul, approfitta di lei in ogni luogo della casa e del giardino, anche se prossimo alle nozze con Emma .
    L’autore descrive gli amplessi in maniera rude , delle lenzuola consumate e della servitù consapevole, ma sempre riservata.
    Jane di nascosto, legge i libri della biblioteca della famiglia Niven anche se ,aveva già cominciato a lavorare a 14 anni .
    Si alternano parti sulla giovinezza di Jane e parti sulla sua maturità, intervistata in qualità di scrittrice affermata .
    Le morti di Paul e successivamente del marito Donald , un filosofo, sembrano averle dato la forza e la consapevolezza per diventare una scrittrice ancora migliore , con gli occhi della mente.
    “Un giorno di festa” è rappresentato dall’unico giorno di libertà, la festa della mamma, la domenica del 30 marzo 1924 . Anche se la protagonista non ha una mamma , riflette sulla sua vita e la sua sorte e trascorre la giornata in bicicletta . Proprio mentre pensa alla lettura , Mr Niven le comunica la notizia della tragica morte di Paul, in un incidente con l’auto.
    Mi è piaciuta la parte che riporto di pag. 109 “ …a 80 anni tendiamo tutti a trasformaci in oracoli . Siamo solo materia combustibile . Nasciamo per bruciare, alcuni più rapidamente di altri . Ed esistono diversi tipi di combustione . Ma non bruciare affatto, non prendere mai fuoco, sarebbe il massimo della tristezza”.
    Un romanzo che fa anche riflettere sulla condizione delle giovani donne a servizio, completamente asservite al padrone, in condizione di schiavitù, sia lavorativa che sessuale .
    Il riscatto della ragazza, intelligente, è stato la lettura e la conoscenza , in modo particolare per i libri di avventura di Stevenson e di Conrad.
    L’autore del romanzo ,Graham Colin Swift. , è stato abile nel calarsi nel ruolo femminile, come una parte interpretata ad arte .
    Mi ripropongo di leggere il suo Waterland .
    Per chi, come me, ha bisogno di punti fermi , di luoghi esplicitati, date e personaggi può rendersi conto, che non tutte le cose della vita possono essere spiegate.

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  2. Silvio Campus says:

    Quando si giunge al termine di un capolavoro, diventa insopprimibile e inderogabile il desiderio di scoprirne e misurarne il baricentro, il punto decisivo, essenziale, in grado di spiegare in sintesi l’essenza della storia.

    Nel romanzo di Graham Swift, – Un giorno di festa -, le venti pagine centrali, quelle dove viene illustrato con meticolosità il percorso catartico di Jane nella villa di Upleigh dopo la partenza dell’amato Paul, spiegano il “sentimento” dell’opera e forniscono la conferma della perfezione di questo romanzo breve.
    La nudità della protagonista (cruda e a tratti scabrosa) è soprattutto psicologica e il cammino, dal bagno al salotto per giungere infine alla biblioteca, possiede la concreta certezza di una riflessione definitiva sulla vita fino ad allora vissuta, a cui è associata una rinascita.
    Si tratta di una presa di coscienza della propria indipendenza ma anche della propria solitudine: l’attraversamento di quella “conradiana” linea d’ombra di cui il lettore ha coscienza soltanto nel finale, quando si palesa in maniera definitiva il destino di Jane, attraverso le citazioni precise, ma prive di eccesso di erudizione, di alcune opere del grande scrittore polacco.
    Jane stessa, durante il suo percorso di avvicinamento alla biblioteca (il luogo ove il suo destino si definisce con chiarezza) porta a spasso la propria nudità con discrezione e coraggio, cosciente del passaggio da un periodo dell’esistenza a un altro: dapprima orfana, cameriera, prostituta, amante segreta, amica segreta e poi, in maniera definitiva, scrittrice di fama e “moderna”.

    La brevità del romanzo dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che bastano poche pagine, a volte poche parole, per affrontare una riflessione e definire una nitida teoria sull’amore avuto e perduto, sulla morte, sull’ipocrisia e il conformismo delle classi dominanti, sulla letteratura; sono sufficienti poche frasi per ritrarre gli esseri umani e una società.

    Graham Swift mette in bocca a Jane una stupenda riflessione sul “mestiere” di scrittore – io e Donald eravamo ossessionati dallo stesso dilemma. Il rapporto tra le parole e le cose – dimostrando che il segreto di ogni vera opera letteraria risiede nel coniugare al meglio questo legame.
    E insiste con un’altra considerazione, altrettanto importante: – trovare la lingua era ciò in cui consisteva la scrittura -.

    Queste “teorie” sono messe in pratica nel romanzo. Infatti il linguaggio è limpido, preciso, perfetto per una storia d’amore tanto conturbante, senza inutili orpelli e privo di quel “grasso letterario” che ammorba molte opere di autori contemporanei; sobrie sono le parole utilizzate per descrivere sentimenti tanto complessi; sapiente l’uso del flash-back memoriale.

    E’ vero, il lettore fa un po’ fatica, nelle prime trenta pagine, a inquadrare la scena, a comprendere le parentele e i ruoli dei protagonisti…
    Ma una volta sistemate le tessere, ogni pagina scorre senza alcun rallentamento.
    Del resto è l’autore stesso, per bocca della protagonista, ad affermare nel finale che – molte cose della vita non potranno essere spiegate, né ora né mai – .
    Un grande romanzo, a tratti commovente, da rileggere più volte.

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  3. Alessandra (Padova) says:

    Non è facile trovare un libro che sia brutto, povero, squallido e banale a così tanti livelli, come lo è Un giorno di Festa. Innanzi tutto, la storia che viene raccontata (se di storia si può parlare) è inverosimile sotto molti aspetti. Un’orfanella, cui viene dato un cognome tipicamente nobiliare, che in un orfanotrofio inglese di inizio secolo acquisisce un’approfondita istruzione, poi diventa una prostituta e poi, nonostante questo, viene presa a servizio da una famiglia ricca, e nonostante sia praticamente l’unica domestica della casa le avanzano tempo ed energia per intrattenersi con il suo altolocato amante e per leggere Conrad. Poi diventa commessa in una libreria, quindi sposa un filosofo e diventa una famosa e osannatissima scrittrice di romanzi. Sembra la trama di una brutta fiction, una mal riuscita Cenerentola intellettuale moderna (come l’epigrafe iniziale suggerisce). Poi c’è l’aspetto formale: una scrittura sgangherata, zoppicante, piena di incisi incastrati uno dentro l’altro che confondono il lettore rendendo difficile addirittura capire quale sia il soggetto delle proposizioni. E la punteggiatura non è d’aiuto, essendo sparsa a grossolane manciate. Infine c’è la ridicola pretenziosità con cui l’autore ha gonfiato la storia (che si riassume in poche righe) con riflessioni e sofismi degni di Fabio Volo, banali e superficiali, oltre che poco originali, come quelle sul legame tra parole e cose o sul rapporto tra servitù e padroni. Concedo il beneficio del dubbio su alcune scelte lessicali, che magari sono imputabili ad una brutta traduzione (ma il turpiloquio gratuito lo resta in qualunque lingua), ma per il resto non solo non trovo alcun elemento di valore in questo romanzo, ma non lo considero neppure un innocuo intrattenimento, come invece lo è Una dolce carezza, e mi domando come mai la casa editrice abbia investito così tanto in questo libro. Per quanto mi riguarda, nemmeno sotto l’ombrellone.

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  4. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    “Un giorno di festa” ha un’anima lirica, di un lirismo deciso e sofisticato. E quell’anima, concordo con Silvio, è davvero un piccolo capolavoro. Quel Mothering Sunday, nella villa di Upleigh è uno splendido racconto, con sottintesi che accendono le luci su un’epoca, silenzi che smascherano indoli e personalità, e nudità che, prima che del corpo, sono dello spirito. L’aggirarsi in una casa deserta non propria, la violazione dell’intimità altrui come momento rivelatore di qualcosa della propria essenza, è un tema già esplorato in passato, per esempio, da Raymond Carver nel bel racconto “Vicini”: ma ciò che in “Vicini” aleggia come suggestione, in “Un giorno di festa” acquista spessore filosofico, complice anche il contrappasso tra l’atto di Jane del violare e la sua stessa nudità violata. Una nudità che, però, è anche ostentata, bellicosa, smaniosa di scegliere, di vivere, d’imporsi e che, in qualche modo, si fa simbolo del declino di un’epoca (Downton Abbey insegna…): l’epoca delle grandi magioni nobiliari e di quel lavoro a servizio che “imponeva di osservare la vita, rimanendone esclusi”.

    Uno splendido racconto confezionato, purtroppo, in un romanzo, non all’altezza. La parabola di Jane, successiva a quel giorno speciale, è un susseguirsi precipitoso di eventi, piuttosto inverosimili, teso a condensare novanta anni di vita, in meno pagine di quelle dedicate al solo Mothering Sunday. Anche le riflessioni sulla letteratura e su Conrad (?) mi sono parse piuttosto estemporanee, un po’ fuori contesto, slegate dall’anima del romanzo e dal personaggio di Jane.
    Anch’io, come Alessandra, ho avuto l’impressione che l’autore abbia “gonfiato” la storia, per elevare al rango di romanzo (seppur brevissimo) ciò che era nato come racconto. Strategia autoriale o editoriale che, a mio parere, ha agito a discapito della bellezza complessiva dell’opera.

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  5. Buongiorno,
    Sono ancora troppo ‘piena’ della bellezza del romanzo di Swift per comporre un commento di senso compiuto.
    Non so se sia un capolavoro, perché spesso si abusa di termini di questo tipo, certo è che non leggevo da tempo un romanzo così perfetto nella struttura, nella lingua e nella storia.
    Quale storia?
    Ecco, il romanzo per me sta tutto o quasi in questa domanda.
    Eros e Thanatos, funzione e realtà, apparenza e verità.
    Alessandra, non ti conosco e non voglio suonare supponente, tuttavia vorrei proporti un consiglio: il libro è breve. Rileggo. A cominciare da quelle tre parole citate nella prima pagina bianca che contengono, di fatto, l’intero romanzo e che sicuramente tutti avrete riconosciuto. Non ti soffermare troppo sui nomi delle cose (e non ti scandalizzare per termini che sono certo del volgo ma di una precisione perfetta), sai bene che sono puri accidenti.
    Non avendoai letto Fabio Volo, non posso cogliere i tuoi riferimenti. Ma ho letto ed amato Conrad, il cui Cuore di Tenebra sembra uscito da casa Nietzsche e racchiude tutto l’Ottocento, e mi pare che Swift sia quasi profondo quanto lui. Perdonami se mi sono permessa, ma a volte basta spostare un po’ lo sguardo e tutto cambia.
    Poi prometto di scrivere un commento come questo romanzo merita

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  6. Rita Centaro (Musicale Torino) says:

    Jane Fairchild, una giovane ed intelligente serva, orfana, a 14anni ha una relazione con Paul Sheringham, l’erede di una illustre casata inglese.
    La storia si svolge in un solo giorno il 30 marzo 1924, il Mothering Sunday, giorno che tornerà nella sua mente e che sarà per sempre la sua fonte dal 1924 (anno della morte di Joseph Conrad), percorrendo gran parte del 1900, fino alla sua vecchiaia.
    Il loro rapporto passionale dura segretamente da sette anni, quando Paul (che sta per sposare Emma Hobday), proprio quel giorno, la invita a casa sua (cosa impensabile nell’Inghilterra degli anni ’20) cambiando la sua vita per sempre.
    Mentre trascorrono nel letto la mattinata piena di sole, Jane memorizza meticolasamente tutto ciò che la circonda, ripensando ai loro incontri clandestini tra la serra e la scuderia, e stampa nella sua mente le ultime parole che lo “stallone” Paul le dice.

    Jane con la sua metà corona, la sua copia in prestito del libro di Joseph Conrad e la sua libertà, diventa, contro ogni previsione, una scrittrice, seguendo la sua vocazione nata dal suo modo di osservare, dalla sua curiosità, dalle sue fantasie, dalla peculiarità della sua mente e dal suo amore per i libri custoditi nella biblioteca della casa dove lavora e che il liberale Mr. Niven le presta. Coltiva così la sua voglia di libertà, mentre l’inghilterra diventa più egualitaria, che le permetterà di creare la sua vera identità.
    Più vecchia dirà, durante un’intervista, che “l’opera di uno scrittore è anche ciò che resta fuori da essa”. Jane scriverà molto, non svelando mai il proprio segreto, “perchè molte cose nella vita, molte di più di quanto pensiamo, non possono essere spiegate a tutti”!

    Swift scrive in terza persona un libro, romanzo o novella che sia, in una delicata dissolvenza. Un libro che parla di un momento di cambiamento della società inglese e della svolta della vita di una donna che trova il senso della sua esistenza nella libertà e nella scrittura.
    L’Autore crea la narrazione curando con meditazione i dettagli, trasmettendo così una grande quiete e una sensazione molto rara. Descrive, con grande risonanza mentale, oggetti ed azioni: dalla fotografia incorniciata d’argento alla toeletta, dalla poltrona alle orchidee, dal cappuccio cervicale al sesso, dall’atto del vestirsi all’aggirarsi nudi in una casa sconosciuta.
    Costruisce questa “storia d’amore” (come da sottotitolo), con maestria, stratificando gli eventi ed i ricordi nel tempo, scandendola con sapiente lentezza, pur nella brevità delle 130 pagine, da quella domenica al corso degli anni a seguire, mettendo a nudo, come in un lento streap-tease, la vita di Jane.
    …Jane che giace immersa nella luce del sole di marzo nel letto del suo amante e lo guarda vestire incredibilmente lentamente… e ancora …Jane ferma sulla sua bicicletta mentre torna a casa per ascoltare il giorno che passa… ed il tempo che rallenta…
    Libri così fanno venir voglia di leggerli e di rileggerli più di una volta.
    Commendable Swift!

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  7. marilena (Roma) says:

    Un romanzo che si attiene all\’unità di tempo di luogo e di azione di Aristotele. L\’intensità e la delicatezza emotiva mi hanno ricordato certi passi di Virginia Woolf della sinora Dalloway o de La stanza di Jacob.Si sente in ogni pagina il respiro dell\’erba marzolina che si illude d\’estate, intrisa della rinascita dopo l\’inverno. Si respira l\’inglesità, se si pensa alla sobrietà emotiva che da sempre caratterizza, almeno nel mio immaginario, gli autori inglesi. Le tragedie vengono sopportate con stoica rassegnazione. L\’amore non viene gridato. Eppure Jane in qualche modo ha amato Paul e non poco. Il suo amore è comunicato dal modo in cui annusa i suoi vestiti, in cui guarda la loro macchia sul letto, il modo in cui pensa a lui, sperando che non si sposi, senza neanche arrivare a esprimere questo desiderio in parole.E in maniera altrettanto forte sentiamo la disperazione di Paul, la sua mancanza di speranze. Il dubbio su quale sia stata effettivamente la causa della morte è l\’esito profondo di ogni vita. Che, alla fine, non tutte le cose si spiegano. Un romanzo perfetto nella sua brevità. Il sipario chiuso al momento giusto. Molto bello e godibile.

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  8. per chi non ha potuto incontrare Graham Swift a Milano, qui c’è una bella intervista che considera parecchi aspetti interessanti del romanzo (le domandi sono quasi belle quanto le nostre… :) )
    http://mpegmedia.abc.net.au/rn/podcast/2016/03/bay_20160316_1005.mp3
    in inglese

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  9. Donata, torino says:

    Romanzo breve o racconto lungo che sia, la categorizzazione conta poco di fronte ad un testo la cui qualità e’ la capacità di sintesi nella rigorosa ed efficace stigmatizzazione di situazioni e protagonisti.
    Dalla prima parte, caratterizzata da un realismo anche crudo, in cui ci viene offerto uno spaccato della società inglese nel doloroso primo dopoguerra, il testo scivola in una serie di riflessioni, mai accademiche o didascaliche, sul significato ed il ruolo della lettura e della scrittura. Lo scrittore “rinchiuso nel proprio piccolo mondo , seduto dietro una scrivania”, “con gli occhi della mente” riesce ad abbracciare la vita in tutta la sua complessità, e ” abbracciarla non è anche il senso ultimo della vita stessa?”.
    E la protagonista l’ha certo abbracciata, riscattandosi, attraverso la passione per la lettura, da una difficile situazione di partenza (consentendo una presentazione da parte dell’autore fuori dal tradizionale cliché dell’orfana a servizio sfruttata e del nobile ricco e soddisfatto; infatti “erano i servitori che vivevano, mentre chi veniva servito sembrava non saper mai esattamente cosa farsene, della sua vita”).
    Quale messaggio più significativo per un gruppo di lettura??

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  10. Simona_Milano says:

    Una scrittura densa, portatrice di sofisticate dimensioni emozionali.
    La narrazione mi ha condotta verso una sorta di “sospensione” temporale, elevandomi a una esistenza amorosa esclusiva. Quella di Jane – o meglio, Jay – e Paul. Una affinità elettiva nella quale la spiritualità si è fatta carne, e la carne è l’urgenza sotterranea a complemento del sublime. Palpabile ogni frammento di pensiero, ogni sfumatura viscerale.

    Alcune parti dei loro corpi non possono essere evocate se non con quella crudezza che questa carnalità spirituale implica. Ciò che in un altro contesto diventerebbe una volgare intromissione, qui è necessario e non può essere altrimenti. La forza e l’essenza della loro dimensione è nella carezza dei non-gesti, come nella spudoratezza di chiamare le cose con l’unico nome possibile.

    La “perfetta politica della nudità” è magia. Perché sconvolge illecitamente i ruoli. Li annulla. Ma quel che è più potente, è che lo fa per sua stessa natura. Non lasciamoci ingannare però. La perfetta politica della nudità non può sovvertire le regole, non al di fuori di se stessa.

    Molti mondi, in una storia sola. Un libro raffinatissimo.

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  11. Simona_Milano says:

    Il mio voto al libro sono 5 stelle!

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  12. Nunzia says:

    Un giorno di festa di G. Swift
    Ho fatto quasi violenza su me stessa per andare avanti nella lettura di “Un giorno di festa”. La forza me la ha prestata la curiosità … non di sapere dove sarebbe andato a parare l’autore … ma il continuo riferimento all’incapacità delle parole di corrispondere alle cose, finché l’assuefazione acquista il potere di metterle in relazione e conquista un valore evocativo. Mi ha spinta a continuare nella lettura questo punto di vista che ho associato a Foucald e il suo meraviglioso saggio: “Le parole e le cose”. Al di là della banalità del “racconto” – per chiamarlo con un termine caro alla sua protagonista – vi è una grande verità che è riassunta tutta nelle ultimee righe dell’ultima pagina, che si rifa a molti scrittori, ma soprattutto al grande Foucauld: “Si trattava di rispettare la natura più profonda dell’esistenza, tentando di spiegare, anche se non sarebbe mai stato possibile, cosa si provasse davvero, a essere vivi. Si trattava di trovare una lingua. E di ammettere un dato di fatto inevitabile: che molte cose della vita – molte più di quante crediamo non potranno essere spiegate, né ora né mai”. Perché – aggiungo io, interpretando G. Swift, o almeno credendo di farlo – le parole non raccontano, ma evocano… e ciò rassomiglia più al sogno che alla realtà.

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  13. Donata, torino says:

    Molto interessante la recensione (positiva) sull’Espresso di questa settimana.

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  14. La prima e dominante parte di questo romanzo breve narra l’incontro erotico di una giovane domestica con il “padroncino” di nobile famiglia: l’ultimo perché egli morirà subito dopo in un incidente. Situazione tipica, riscattata dall’accuratezza/padronanza della descrizione fisica ed emotiva del rapporto.
    Malgrado ciò, il lettore avverte una sorta di eccesso narrativo.
    La seconda parte è al contrario molto veloce. Intelligente e amante della lettura, la protagonista diviene inopinatamente una scrittrice; l’autore le attribuisce interessanti considerazioni di filosofia del linguaggio (alla Foucault per intenderci) forse un po’ incongrue rispetto alla sua vicenda, comunque gradevoli e condivisibili.

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  15. Claudio says:

    Quando un autore sofisticato come Graham Swift inizia un romanzo con la frase “Once upon a time” ci si aspetta che il modo in cui racconterà la sua storia sia più importante della storia stessa.
    Questo libro che è allo stesso tempo una storia e una riflessione sul modo di raccontare storie:
    “Si possono raccontare storie in un’infinità di modi. Ma ogni storia ha sempre una sua essenza che riflette una necessità, un desiderio, qualcosa di primitivo che riguarda il nostro essere umani. E qualcosa di magico, anche”.
    E questa storia, la cui azione si svolge nel corso di una sola giornata, una domenica di marzo, il Mothering Sunday, è la nascita di una scrittrice. Anche se Swift dice che Un giorno di festa si può leggere come un romanzo sulla gioventù perduta dei ragazzi morti nelle trincee, ma anche come una storia sul perdurare della giovinezza nel profondo di ognuno di noi.
    E la trovata di farne una sorta di fiaba che ha come protagonista una giovane cameriera, il cui lavoro le “imponeva di osservare la vita, rimanendone esclusa”, dà al racconto di Swift un’aura di scoperta magica della scrittura, resa magistralmente dalla conoscenza corporea, dell’appropriazione carnale da parte della protagonista della capacità di raccontare.

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  16. donatella says:

    edetzy

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  17. donatella says:

    In un’insolita giornata estiva di marzo, il racconto di un inzio e di una fine.
    Una storia d amore breve e intensa : una giovane donna, la sua passione per i libri per l amore, per il sesso, per la vita.
    Una giornata perfetta per Jane, da trascorrere con l’uomo che ama: ma il rilassamento e la pace della stanza , il silenzio e l’ immobilità dei corpi dopo l amore, l’inerzia ribelle dell’amante sono carichi di tensione, presagi di una fine drammatica.
    Bellissimo il racconto di Jane che, pigra e lenta, vaga sola e nuda nella casa deserta, assorbendo ogni dettaglio , soffermandosi sugli oggetti, gli arredi , i tessuti per imprimersi nella mente quell’ evento che mai avrebbe rivelato ad alcuno. Come mai avrebbe rivelato di essere diventata scrittrice proprio in quella calda giornata di marzo.

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  18. Alessandra (Padova) says:

    Vedo che Un giorno di festa è stato molto amato dai bookclubbers, e questo è senza dubbio positivo per Neri Pozza, e naturalmente per l’autore del libro. Ho chiesto se si poteva avere il pdf dell’originale inglese, ma pare che non sia possibile, e a dire il vero, anche se il libro è breve, non ho molta voglia di rileggerlo in italiano ora come ora, come mi suggerisce Paola…forse lo farò, un giorno. Con la versione originale magari avrei potuto cercare di fare chiarezza su quei termini e quelle frasi che meno mi hanno convinta, quelli che Paola chiama “accidenti”, e che potrebbero essere in parte imputabili ad una cattiva traduzione. Io però credo che faccia parte del mestiere dello scrittore il fatto di scegliere le parole, tutte le parole, con molta cura, così come fanno i grandi autori. Un esempio lampante di questo è proprio Conrad, che sceglie i termini con precisione quasi eccessiva, producendo una lingua ostica, fatta di termini difficili, tecnici, arcaici…tanto che mi domando se una cameriera educata in orfanotrofio sarebbe stata in grado di capirla…Comunque ti ringrazio molto, Paola, per il tuo entusiasmo e la tua passione, che sono davvero esplosivi! Però non ho cambiato idea sul libro; ma dopotutto, se a tutti noi piacessero sempre e comunque tutti i libri, che razza di bookclubbers saremmo?

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  19. Stefania says:

    Once upon a time, l’incipit delle favole, ma anche di storie belle da raccontare, come questa. Un piccolo cameo, una storia d’amore, di sogni e speranze. La storia di ognuno di noi, quando viviamo quell’attimo che ci fa sentire invincibili, quell’istante che sta scrivendo la nostra storia. Un libro da leggere e rileggere, per ritrovare tra le righe ‘tutte le cose della vita’ che possono essere spiegate.

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  20. Chiara Macconi says:

    C’è un libro che ho letto più volte e molto amato perchè, ogni volta, aggiungeva qualcosa in più, assumeva una trasparenza diversa, saliva o scendeva di un piano…è GITA AL FARO di V.Woolf.
    Questo libro fa parte di quel gruppo, gli evergreen che ognuno di noi si porta appresso…è da leggere e rileggere, quando, acquietate dalla trama, sorbiremo ogni singola parola godendola. E vedo Jane correre al suo appuntamento, entrando dalla porta principale – prima e unica volta – come una specie di dichiarazione pubblica di una relazione di lunga data….iniziata quando il ruolo dei due era così disuguale…per diventare, nella sua camera da letto, la quieta uguaglianza vissuta nella nudità…quell’uguaglianza di cui diventa consapevole girando per casa, indulgendo sulle cose e ripensando che Paul non voleva tanto andarsene via di fretta…una storia senza parole d’amore che utilizza tanti segni aperti e che riesce a far emergere, fra le osservazioni puntuali di questa scrittrice in nuce, riflessioni che hanno la densità della teoria, del metadiscorso, dell’oltre.

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  21. marilena, Milano, lunedì says:

    Parafrasando una canzone cantata da Maurice Chevalier nel film Gigi, potremmo dire \”Thank God For Little Books\”. In 139 pagine una storia a più livelli e per diversi tipi di lettori: Per chi ama le storie d\’amore, per gli appassionati di Downtown Abbey, per coloro che amano i libri sui libri. Tanti i riferimenti letterari; aggiungerei a quelli già citati anche Katherine Mansfield e certe sue straordinarie descrizioni di momenti sospesi e luminosi.In poche pagine la storia incredibile e bella di un personaggio intelligente ed ironico. Un libro che si apre alla \”quarta dimensione\”, quella dove il lettore si esercita all\’approfondimento che svilupperà in lui un ricordo indelebile.Mi spiace che ad Alessandra il libro non sia piaciuto (un suo diritto) e non entro nel merito delle sue stroncature; per quanto riguarda la verosimiglianza della storia la invito a leggere l\’autobiografia, vol. 1 e 2, di Marta Marzotto per capire che la realtà è sempre più grande della fiction e che quella di Jayne, al confronto, è una storiella semplice.

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  22. Sara says:

    “Molte cose della vita, molte più di quanto crediamo, non potranno essere spiegate, né ora né mai”
    Libro intenso, profondo, poetico… scrittura brillante e creativa.
    La storia di Jane, orfana e cameriera che in un giorno di festa, uno dei rari momenti di libertà, riflette sul senso della vita e sulle differenze che ci sono tra i padroni e i servitori. Un giorno importante per Jane, il giorno che cambierà per sempre la sua esistenza…

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  23. Sara says:

    Romanzo dalla scrittura pulita ed elegante. Qualche caduta di stile nel tentativo di coniugare sintesi ed originalità. Poco credibile la figura della protagonista, ma forse la credibilità della protagonista non era il focus di Swift, teso a proporre un\’algida Cenerentola semimoderna.

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  24. Che dire….è un romanzo leggero, si legge nonostante la ripetitività di alcuni termini e di concetti non fondamentali per la costruzione della trama.
    Trama del resto molto debole. Mi è parso quasi l’episodio di una qualche saga dedicata al mondo delle cameriere, per poi incappare in una frase come “allora la metà del mondo era a servizio” e quindi approdare negli anni anni 80, in un altro mondo in cui c’è posto per eroine solitarie che riscattano una generazione anonima.
    Insomma, poco entusiasmo per questo romanzo.

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  25. Martina (Padova) says:

    Il libro non mi è piaciuto. E’ scritto (o tradotto) male, con un linguaggio poco curato e disomogeneo.
    Lo stesso dicasi per la struttura della narrazione, che presenta una divisione troppo netta tra la prima parte narrativa e la seconda parte metaromanzesca. Sembra che l’autore abbia riciclato un vecchio racconto mal riuscito e lo abbia tirato per le lunghe fino a farne un romanzo breve, aggiungendo riferimenti colti a Conrad o alla teoria del romanzo per piacere a un pubblico di massa (nella prima parte) e alla critica (nella seconda parte).
    Il risultato è che la storia diventa fiacca, dispersiva e si lascia presto dimenticare. Anche i personaggi sono deboli, ausiliari rispetto alla protagonista che, a sua volta, non è altro che lo stereotipo della cameriera che di nascosto studia, vive un amore segreto, e conquista l’ascesa sociale. Buona solo la brevità e l’idea iniziale di concentrare la narrazione su un’unità spazio-temporale minima. Ma poi anche questo si perde senza aggiungere niente di nuovo o di particolarmente ben fatto: non c’era proprio bisogno di questa pubblicazione.

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  26. giusi - Torino says:

    “Un giorno di festa” in estrema sintesi: eros e thanatos rivissuti nel racconto di una vita, rielaborati attraverso il linguaggio, la ricerca di significati – convenzioni pur nella costante affermazione di una libertà che va al di là di ogni convenzione, libertà dai significati stessi delle parole, tra realtà e invenzione, attraverso il potere quasi magico di lettura e scrittura.
    Ho esagerato? Forse. Certo è che mi è proprio piaciuto.

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  27. rosaria alba fontana (milano) says:

    Una vita intera in un giorno di festa. È la sintesi di questo romanzo breve sull’amore. Swift con una narrazione sensuale ed elegante descrive nei dettagli l’ultimo giorno di un amore impossibile e segreto tra un giovane ricco e una serva povera. Non è la differenza di classe che prevale, ma il grande tema dell’amore come incontro di due corpi che combaciano chimicamente ed emotivamente. Nella tempestiva morte di lui vi è la metafora del fermare il tempo dell’amore, nella lunga vita di lei la metafora del ricordo intimo che perpetua e dona forza a quell’amore mai perduto

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  28. Gabriella bookclub Milano says:

    Mi è piaciuto, e molto. Swift ha creato per me, sua lettrice, un crescendo di aspettativa, di sensazioni meraviglioso. E per ben 70 pagine (ed oltre). Si capisce cosa succederà dopo poche pagine, o almeno io me lo sono immaginato, ma non sono riuscita a smettete di leggere fino a che non sono arrivata slla frase fatidica. Uno scrittore che sa fare questo merita tutta la mia ammirazione.
    E poi io amo gli autori che mi fanno entrare nella storia vome in un quadro: io ho visto la cada fi Paul, la striscia di luce dul pavimento, le orchidee nel vaso. E sono stata in bicicletta con Jane ed ho avvertito quella sensazione di fastidio quando si risale sul sellino.
    E la storia d’amore fra Paul e Jane: non ditemi che lui non la amava, visto che le ha fatto il più bel regalo che un innamorato possa fare : la libertà di sapere chi sei e la forza di esserlo.

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  29. valeria says:

    “Un uomo poteva essere un ‘giovane’, ma una donna? D’altro canto, non esisteva quasi nulla, nel 1924, che non avesse un connotato prevalentemente maschile.”
    Un bellissimo romanzo di formazione, la presa di coscienza di se stessa e del proprio corpo di una cameriera che arriva a diventare una scrittrice, tanto amore per Conrad e per la letteratura, una intensa e sensuale storia d’amore che si svolge nell’arco di una giornata soltanto, il 30 marzo 1924, Mothering Day in Inghilterra. Per Jane questo giorno ha ben poco significato, le sembra quasi un paradosso festeggiare la Festa della Mamma in quanto era “non orfana, ma una trovatella. Ecco una parola interessante, di quelle che è raro sentire usare al giorno d’oggi”. Ma per lei, abbandonata sugli scalini di un orfanotrofio appena nata, qualcosa fa si che proprio in questo giorno tutto si svolga al contrario dei canoni prestabiliti, che tutti i ruoli del mondo che la circonda si invertano, che ogni cosa fosse capovolta.
    Un romanzo breve ma intenso e raffinato, dove la struttura ed il linguaggio raggiungono un equilibrio perfetto, dove ogni parola ha il peso ed il significato necessario. Un gioiellino letto e riletto con grande gioia.

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  30. Susanna (gruppo Torino centrale) says:

    Con la sua intensa brevità, la scrittura agile e sobria, l’assoluta credibilità della voce femminile e il continuo movimento fluido e ben controllato lungo l’asse temporale, questo romanzo è riuscito a conquistare il nostro gruppo: una storia semplice solo in superficie, in realtà densa di echi, di allusioni e di non detti che invitano il lettore nei territori dell’amore, della libertà, della morte, dei modi del vivere sociale e soprattutto dei modi e delle ragioni della scrittura. La centralità non è tanto nell’episodio narrato in sé, quanto nelle innumerevoli rivisitazioni che la protagonista nella sua lunga vita ne farà, ridisegnando ogni volta il confine sottile tra realtà e immaginazione.
    Nella discussione si è dibattuto in particolare il tema del rapporto tra Jane e Paul, legati da una relazione che forse è anche d’amore ma senza dubbio di profonda e inaspettata affinità: se per entrambi è fondamentale la libertà, paradossalmente risulta più facile perseguirla per una domestica senza famiglia e senza mezzi che per il privilegiato rampollo di una famiglia benestante, che non trova altro modo per ribellarsi a una vita non voluta se non il rinunciarvi del tutto.

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  31. Gemma (Padova) says:

    Inizialmente, questo romanzo aveva attirato la mia attenzione: l\’idea di questa piccola tragedia, letta e riletta in diverse chiavi nel corso del tempo, mi è sembrata riuscita. Mi sono piaciute le descrizioni rarefatte così come le allusioni a Mrs Dalloway. La lingua diretta e a tratti brutale non mi ha disturbata, anche se ho avuto l\’impressione che la traduzione abbia intaccato notevolmente le qualità originali della lingua. Quello che veramente mi è sembrato forzato è, come già detto da altri, la parabola ascendente della cameriera, e soprattutto i suoi commenti nelle interviste rilasciate da anziana, che mi sono sembrati didascalici, banali e intellettualoidi. A mio avviso, racchiudendo il nucleo della trama in maniera ancora più concisa, senza voler trasformare questa giornata cristallizzata in un evento forzatamente significante una volta riletto alla luce di questa grandiosa ascesa, avrebbe potuto essere un esperimento forse più azzardato o malinconico, ma più riuscito e interessante.

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  32. Paolo says:

    “Swift shows that the elegance and lyricism of high modernist writing still has value for contemporary fiction, but the book is inconclusive and vague”.
    Sophie Gee, The New York Times

    http://www.nytimes.com/2016/04/17/books/review/mothering-sunday-by-graham-swift.html

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  33. Maggie says:

    Alessandra (daPadova), io non ho la pazienza e la delicatezza di Paola Rinaldi: ma che recensione hai scritto? Questo blog è fatto per commenti costruttivi, anche negativi, ma costruttivi. Tu demolisci e basta, e con che piglio, poi: “Brutto, povero, squallido, banale”? La liberà di espressione è un diritto che abbiamo il dovere di maneggiare con cura…

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