Teoria generale dell’oblio

teoria generale 01Portogallo, 1975. A Ludovica Fernandes Mano, detta Ludo, non è mai piaciuto affrontare il cielo. Terrorizzata dagli spazi aperti, capaci di farla sentire fragile e vulnerabile come una tartaruga alla quale abbiano strappato la corazza, Ludo vive con la sorella maggiore Odete senza mai mettere piede fuori di casa.
Un giorno Odete si innamora di Orlando, un in egnere minerario angolano che lavora per una società di diamanti, e tutto cambia per Ludo. Orlando insiste perché vada a vivere con lui e Odete in Angola, in un appartamento all’ultimo piano di uno dei palazzi più lussuosi di Luanda, il Palazzo degli Invidiati. In una soleggiata mattina di aprile, Luanda cade in preda a una grande confusione, la guerra per l’Indipendenza dal Portogallo esplode per le strade e i giorni si susseguono, agitati, tra manifestazioni, scioperi e comizi.
I primi spari segnano l’inizio delle grandi feste di commiato: il Palazzo degli Invidiati si svuota rapidamente ed è durante una di queste feste che Orlando e Odete svaniscono nel nulla.
Davanti all’orrore di essere rimasta sola, alla mercé di rivoluzionari e mercenari che hanno invaso la città, Ludo non si fa remore. Servendosi di cemento, sabbia e mattoni tira su una parete in mezzo al corridoio del piano, separando il suo appartamento dal resto del palazzo. Lì, isolata dal mondo esterno che tanto la spaventa, deve ingegnarsi per non morire di stenti e paura. Per dissetarsi raccoglie l’acqua piovana in secchi, catini e bottiglie vuote. Nell’orto sul terrazzo pianta semi di limone, mais, fagioli, patate. Sulle pareti di ogni stanza, anno dopo anno, annota i suoi pensieri, l’unica cosa capace di tenerla ancorata a una realtà che, ogni giorno di più, va dissolvendo i suoi contorni.
Il tempo corre veloce e mentre Ludo sembra svanire nell’oblio, dimenticata da tutti, nel mondo esterno si intrecciano le storie di altri personaggi: il Capitano Jeremias Carrasco, detto il boia, un avido mercenario desideroso di impossessarsi di alcune pietre preziose conservate nell’appartamento di Orlando; l’investigatore Monte, un fervente comunista con un odio viscerale nei confronti dei portoghesi; Daniel Benchimol, un giornalista che colleziona storie di sparizioni in Angola…
Con una prosa impeccabile, Eduardo Agualusa ci regala una storia profondamente toccante, in cui la potenza visionaria della narrazione si mescola alla realtà cruda degli ultimi quarant’anni di storia angolana.

Nominato per il prestigioso Man Booker International Prize 2016.

«Agualusa è senza ombra di dubbio lo scrittore in lingua portoghese più importante della sua generazione».
António Lobo Antunes

«Un narratore che è un vero maestro».
Washington Independent Review of Books

«Come il portoghese Pessoa e l’argentino Borges, José Eduardo Agualusa è un furfante letterario capace di abbagliare con le sue creazioni fantastiche».
Minneapolis Star Tribune

Traduzione di Romana Petri
Euro 16,50
224 pagine
EAN 9788854514164
Le Tavole d’Oro

José Eduardo Agualusa (1960) è uno scrittore, drammaturgo e giornalista angolano. I suoi libri sono stati pubblicati in oltre 25 paesi. Ha ricevuto borse di studio prestigiose dal Centro Nacional da Cultura, Fundação do Oriente e dal Deutscher Akademischer Austausch Dienst, e premi letterali internazionali, come il Gran Premio Portoghese per la Letteratura e l’Independent Foreign Fiction. Ha una rubrica settimanale sul quotidiano brasiliano O Globo.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 9.3/10 (4 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +3 (from 3 votes)
Teoria generale dell'oblio, 9.3 out of 10 based on 4 ratings
  1. Claudio says:

    Siamo nell’Angola post-indipendenza, una donna si rinchiude volontariamente nell’appartamento in cui vive… Prendendo lo spunto da un fatto di cronaca verosimilmente accaduto, Agualusa imbastisce un lungo racconto frammentato, fantastico e cronachistico, rutilante e intimista, ironico e beffardo, cialtronesco e drammatico, ricco di riferimenti ad una Angola lusofona e ai fatti accaduti dopo la cacciata dei coloni.
    La vita e le miserie della vita angolana vista attraverso gli occhi, sempre più deboli e quasi ciechi di Ludo, la protagonista di questa storia che esplode in molti rivoli dopo l’inizio per poi ricomporsi, nel finale onirico, con un’immagine poetica.
    È stato scritto: “(Agualusa) riversa nella sua opera tutta la frammentarietà della sua parabola esistenziale… il suo genere d’elezione è racconto, o la cronaca, cioè la prosa breve”. Non conoscendo altre opere di questo Autore ritengo che qui la definizione del suo lavoro sia azzeccata:
    Agualusa si rivela abile nel condurre il lettore, spesso in poche righe, alla conoscenza dei personaggi e dell’ambiente in cui vivono in un susseguirsi veloce di situazioni e “colpi di scena”.
    Ancora una volta la “nostra” Casa editrice ci regala una bella novità (almeno per me), anche se non sempre di facile lettura.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 4.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  2. Donata, torino says:

    La narrativa di Jose’ Agualusa ha ricevuto grande attenzione a livello internazionale ed è quindi certamente un merito dell’editore aver reso possibile la conoscenza di questo autore attraverso la lettura di Teoria generale dell’oblio. Così come è certamente importante portare all’attenzione dei lettori il dramma dell’Angola post coloniale, forse il meno noto e meno ricordato fra le guerre civili che hanno segnato la decolonizzazione in altre aree geografiche.
    Peccato che poi il libro non offra quel che sembrava promettere. Forse il testo risente dell’originaria stesura come copione per lungometraggio e risulta così frammentario,composto da flash successivi non sempre ben armonizzati fra loro, nonostante il tentativo finale di connettere fra loro le varie tappe della narrazione.
    Non facilita l’approccio al testo la veloce caratterizzazione dei diversi personaggi, la cui identificazione nella mente del lettore non si può avvantaggiare delle immagini filmiche.
    Non si può quindi condividere il “sono ARRIVATO al presente romanzo”.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  3. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti ( Torino – n. a Roma)
    La prestigiosa casa editrice ci fa viaggiare ancora.
    Angola , Luanda anno 1970.
    Alla morte dei genitori e per la difficoltà di Ludo , Odette decide con il marito di trasferirsi da Aveito, in Portogallo all’’ Angola, e Ludo con loro .

    I Personaggi :
    LUDO , Ludovica, disabile fisica, impartisce lezioni di portoghese
    ODETTE la sorella professoressa di lingue.
    ORLANDO marito di Odette
    JEREMIAS il boia che ferma una pallottola con i denti
    MADALENA l’infermiera, ex suora, che aiuta Jeremias.
    IL PICCOLO SOBA che fa il matto ed entra in una bara.
    BENVENUE AMBROSIO FORTUNATO

    Nel corso della vita attraversiamo varie fasi che sono : l’ adolescenza . la prima giovinezza, i 30 anni, l’inizio della mezza età e l’inizio della terza età . Ogni fase rappresenta un periodo di transizione.
    In ognuno di essi vi sono dei compiti evolutivi che permettono di transitare nel periodo successivo.
    Ludo si trova in un radicale cambiamento di vita quando la sorella e il marito spariscono per mano di ribelli . Rimane sola con il cane Fantasma.
    Le truppe del governo aiutate dai cubani combattono contro le fazioni e piccoli gruppi indipendenti , l’esercito sudafricano e mecenati portoghesi , inglesi e nordamericani .
    In un contesto di guerra tra bande ed etnie , che, come in Sudafrica, si contendono il territorio, iniziano una serie di stranezze.
    La scimmia che chiama Che Guevara , l’uccisione e la sparizione del cadavere del ragazzo che vuole rapinarla e a cui offre da bere, la scatola di cartone per renderla irriconoscibile.
    Il suo improbabile orto.
    Il linguaggio è piuttosto frammentato e vi sono periodi in cui lo scrittore si rivolge direttamente al lettore.

    Gli piace giocare con le parole. Inserisce un haiku.
    Vorrei fare proprio riferimento ad esso.
    La perla , come Ludo, è finita negli abissi, si è interiorizzata proprio nella sua casa .
    Una donna sfortunata che ha vissuto nel dolore. ma dal cui granello può rivivere in una nuova perla .
    Una perla frantumata che, materialmente non ha più valore, se non per un frammento, quello che ha generato, la figlia.

    C’è uno spirito inquieto, che opprime.
    La Namibia, e le altre città sono tratteggiate , i paesaggi meravigliosi deturpati e come per gli animali, violentati dall’uomo .
    La scimmia viene barbaramente uccisa, come i piccioni e le galline.
    Ha dei periodi quasi scollegati tra loro che inducono il lettore a molti rimandi.
    I concetti sono espressi in modo asciutto e desertico , come in uno scenario di un rosso tramonto, introversi.

    Poesie, pensieri che di getto si riversano sulle pagine , malinconia e rabbia, desiderio di morte ma anche desiderio di giustizia .
    La potenza di uno stile libero ed originale.
    Senza Dio , senza futuro e senza umanità, tra esistenza e desistenza .

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  4. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    Trattare d’oblio è anche, e necessariamente, trattare di memoria.
    Quella di Agualusa, più che una “teoria” dell’oblio, è piuttosto una “pratica” dell’oblio, senza dettami nè suggerimenti da offrire, nè alle memorie individuali, che guidano l’agire umano, nè alle memorie collettive, che costruiscono le nazioni.
    Perchè se è vero che “i morti soffrono di più per la poca memoria dei vivi” è anche vero che “gli errori non si correggono… perciò è necessario dimenticare”.
    E che se, da un lato, “dimenticare è come morire… una resa”, è anche vero che dimenticare se stessi e il mondo, come fa Ludo, (“Piano piano mi sono dimenticata di me”) può restituire, col tempo, una nuova vita, una nuova speranza per sè e per gli altri (Ludo alla fine torna bambina, come fosse un nuovo inizio: “I bambini giocano con me, mi danno la mano. Non so se è
    perchè sono vecchia, o perchè sono una bambina come loro”.)
    Ricordare o dimenticare? Opzioni entrambe giuste, entrambe inadeguate. Specie nelle guerre civili dove il nemico non è l’estraneo ma il familiare. 30 anni di guerra civile in Angola, oltre a causare centinaia di migliaia di morti, hanno dilaniato la base della società civile e della dimensione affettiva di ognuno, ossia la famiglia. E nelle guerre civili, più che in qualunque altra guerra, l’equilibrio tra oblio, memoria e perdono è precario e ambiguo.
    Per perdonarsi, si può dimenticare (“Ogni giorno mi sforzavo di non pensare a lei”, dice Ludo di sua figlia).
    Per perdonarsi, si può anche ricordare (“Tu ti ricordi di lui tutti i giorni”, Ludo e l’uomo da lei ucciso e sepolto in terrazzo).
    Per perdonarsi, si può desiderare d’essere dimenticati (“Laggiù sul delta dell’Okavango, si era sentito dimenticato. Era stato felice”, riferito a Monte).
    Un’ambiguità che è la stessa del volto del nemico, una lacerazione emotiva con cui è necessario confrontarsi per reggere e gestire qualunque memoria, individuale o collettiva.

    “Teoria generale dell’oblio” è un romanzo corale, costruito con decine di voci, e di vite, intrecciate, spesso sovrapposte, che si rimandano, come un’eco, in una struttura molto pensata ( “la sottile architettura del caso”, mi viene da definirla, utilizzando il titolo di un capitolo) e ampiamente collaudata (un titolo tra i tanti, “L’illusione della separatezza” di Van Booy).
    La molteplicità di voci e la frantumazione temporale hanno concorso, insieme all’immaginario “sudamericano”, a creare una certa suggestione, anche se la loro esasperazione ha pregiudicato, almeno per me, la fluidità della lettura, così come l’empatia e l’immersione.
    Un libro, comunque, testimonianza di una realtà e di una guerra, come molte altre purtroppo, caduta nell’oblio del mondo.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 3.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  5. Alberta says:

    Si\’, parole come \’dimenticare\’ o \’ricordo\’ ricorrono frequentememente nel libro di Agualusa. Per non dire di \’oblio\’, nel titolo stesso. Credo che l\’intento sia senz\’altro quello di riportare alla nostra \’memoria\’ una guerra, quella in Angola, cominciata come lotta per l\’indipendenza dal Portogallo e poi trasformatasi in un conflitto civile tra i più terribili. E tra i piu\’ passati inosservati. Intento che lo scrittore traduce a mio parere in una modalità narrativa tutta sua, sicuramente originale. Nella quale ho faticato a perdermi, per la mancanza di unita\’. Tuttavia ho apprezzato e mi ha preso davvero la dimensione quasi \’onirica\’ del racconto e della sua protagonista Ludo e, il muro difensivo alzato non appena si rende conto di essere rimasta sola, il parallelismo tra la sua vita con la sua storia personale e la vita oltre quel muro, con le sue proprie storie umane.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  6. Barbara Rosai (Torino) says:

    José Eduardo Agualusa con la “Teoria generale dell’oblio” ha restituito, con particolare efficacia, quel sincretismo culturale che è frutto dell’andirivieni di genti lungo le rotte marittime dei tre continenti a servizio degli interessi coloniali del Portogallo.
    Nel romanzo sono percepibili le influenze della letteratura portoghese, brasiliana, africana, così come è palese l’attenzione a non sottolineare le terre di origine degli antenati dei vari personaggi o le sfumature della loro pelle, quasi ad invocare per l’Angola la necessità di fondare uno spazio di libertà esteso a tutti gli esseri umani.

    Se l’ambientazione nella Luanda nel 1975 , rimanda immediatamente all’opera di Antonio Lobo Antunes, è subito chiara l’intenzione dell’autore di andare oltre la condanna del colonialismo, la descrizione del peso della colpa di chi ha abusato e la necessità di giustizia di quanti hanno sofferto.
    Grazie ad un intelligente espediente, che può risultare a volte un po’ macchinoso, l’autore riesce a raccontare la guerra civile con gli occhi di una persona che ne rimane esclusa per anni, reclusa in un appartamento della capitale. Allo stesso tempo restituisce al lettore la complessità di una guerra che non è mai fatta di buoni e di cattivi, ma di numerosi personaggi che credono di sapere per cosa lottano, quasi sempre finiscono di lottare per la loro vita, ognuno con il proprio bagaglio di colpe, ciascuno con la propria umanità.

    Nessun indugio su colpe e barbarie, nessuna necessità di soffermarsi su sofferenze profuse e subite in un paese che, dopo anni e anni di occupazione coloniale, viene ridotto ad una sorta di palcoscenico della guerra fredda e nel quale grandi attori, divisi dalla cortina di ferro, hanno trovato il terreno adatto per scontrarsi.

    Josè Eduardo Agualusa abbraccia la scelta di superare la descrizione della violenza e la sua condanna.
    Il suo interesse è focalizzato su ciò che consegue all’orrore, sul ruolo della memoria e dell’oblio in funzione di quanto viene ereditato dalle generazioni a venire, per questo motivo Ludo e Sabalu sono i personaggi chiave del romanzo.

    Facendosi carico di fornire al lettore quei possibili elementi di comprensione di quanto accaduto, José Eduardo Agualusa scrive un romanzo interessante ed attualissimo, fortemente legato all’opera di J.M. Coetzee, così come all’ultimo romanzo di Ishiguro, ponendo in primo piano i vincoli della memoria che impediscono, a chi ha vissuto l’orrore, di costruire un mondo nuovo, capace di speranza.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  7. Chiara (milano del lunedì) says:

    La crudeltà di una guerra poco conosciuta, quella dell’Angola che lotta per rendersi indipendente dal Portogallo, raccontata da più voci. La protagonista, per eccellenza, Ludo, vive la sua storia, dimenticata da tutti, adoperandosi come può per sopravvivere e resistendo al tempo che passa lasciando tracce di lei e dei suoi pensieri sui muri di casa in cui si rinchiude. Il destino intreccia le storie dei diversi personaggi che raccontano a più voci questo capitolo di dura storia africana, dando origine a un romanzo corale. Sofferenza, dolore, solitudine, senso di libertà ma anche affetto e riscatto da una vita di privazioni, il tutto racchiuso in un romanzo originale e diverso da tutti gli altri. Impossibile non commuoversi.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  8. sara says:

    Confesso che inizialmente mi ha lasciato perplessa forse per il modo in cui viene narrata la storia, la costruzione del racconto è particolare: nel capitolo successivo trovi le spiegazioni di quelli precedenti e questo oltre ad essere geniale richiede molta attenzione, e in questo periodo è una di quelle cose mi manca. Ragionandoci su e confrontandomi con altri ho rielaborato la lettura e riletto alcuni passaggi fondamentali e ho compreso cosa mi aveva lasciato. Man mano che leggevo questo libro mi sentivo trascinata verso il basso, come in un abisso per poi risalire verso la superficie, verso la luce, verso la speranza nella parte finale. Quando comprendi appieno la sofferenza e la storia traumatica che c’è dietro la fragilità e l’apparente follia di Ludo apprezzi molto il libro. La bravura dell’autore è stata questa e la capacità di parlare della guerra angolana e delle sue conseguenze senza addentrarsi troppo nelle battaglie sanguinose, ma attraverso i suoi personaggi, attraverso al loro vita.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 4.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  9. Martina (Padova) says:

    Ho trovato molto interessante lo sfondo politico-sociale della storia e, dal punto di vista narrativo, l’idea di presentarlo attraverso una donna che non è protagonista degli eventi ma, al contrario, reagisce ad essi murandosi in casa. Nel complesso però credo che l’opera potesse ambire a risultati migliori attraverso una maggiore attenzione ai personaggi che invece rimangono sempre piuttosto piatti. C’è un grande potenziale psicologico e filosofico, ma viene trascurato a vantaggio di uno story telling un po’ fine a se stesso, privo di quell’attenzione e cura che ci si aspetta da un romanzo di qualità. Forse è stato scritto di fretta facendo sì che altrettanto rapida (seppure sempre piacevole) è l’esperienza di lettura che ne deriva.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  10. Arabella (Padova) says:

    Un romanzo poco originale, che – forse proprio per la ricerca di originalità – appare un po’ pretenzioso e presuntuoso. Il testo rimanda alle atmosfere di Isabelle Allende, seppur prive dello stesso fascino e mistero. Quel che è peggio, a mio parere, è la descrizione approssimativa di personaggi senz’anima, che non creano empatia e non lasciano il segno.
    L’utilizzo ripetuto dello svelamento confonde il lettore, rende meno armonioso il racconto e non ottiene l’effetto sperato.
    Tuttavia un aspetto positivo del testo c’è: l’aver accentrato l’attenzione sulla guerra civile in Angola, realtà ignorata da tanti, me inclusa.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  11. angela says:

    ho trovato questo romanzo interessante ed originale. In effetti manca l’armonia e la linearità e questo complica un pò la lettura che invece necessita di grande attenzione ma ho voluto pensare che questo facesse parte degli obiettivi dell’autore. Come scritto nel commento di Sara, che condivido, ti senti precipitare, poi risali, capisci fatti e accadimenti successivamente….insomma un libro che “pretende” la tua concentrazione per essere capito e apprezzato. Contenta di averlo letto.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  12. donatella says:

    Luanda, sconvolta e trasformata dalla guerra civile, Luanda piena di misteri, dove accadono cose che neanche nei sogni. A Luanda vivono i personaggi del romanzo di Agualusa, le loro storie si intrecciano nei brevi capitoli dove si alternano poesia , reportage, cronaca e sogni.
    Ludo, la protagonista, dopo l’incidente, pensa che l’unico modo per salvarsi dai mostri del mondo esterno sia praticare l oblio. Non uscirà più di casa, cercherà di dimenticare se stessa, erigerà una parete di cemento per difendersi dal mondo . Ma nonostante l’isolamento, Ludo rimane connessa agli eventi esterni , alle persone, agli animali che osserva e spia per trent’ anni dall’ alto della terrazza dell’appartamento in cui vive, nascosta in una scatola di cartone.
    Ludo si scontra con Jeremias, assiste all arresto di Piccolo Soba, osserva la violenza politica nelle strade di Luanda, stringerà amicizia con il piccolo Sabalu. Alla fine ritroverà se stessa e proverà pena per quella giovane donna che scelse l’oblio piuttosto che abbracciare la vita.
    Jeremias, il Boia , torturatore di prigionieri politici, si nasconde in un villaggio di pastori fino alla vecchiaia.
    Ma il tormento di ciò che ha compiuto non lo lascia e sentirà il bisogno del perdono di Ludo. Per lui dimenticare è come morire, dimenticare è una resa.
    Monte, agente della sicurezza dello Stato, vive invece nel terrore che non lo dimentichino a causa degli atti crudeli compiuti durante il suo servizio nella lunga guerra d’indipendenza e civile. Il posto in cui troverà una pace momentanea sarà dove il fiume Okavango scompare nel deserto invece di sfociare nel mare, perchè lì si sente dimenticato e felice.
    Piccolo Soba, uomo di grande umanità e compassione, proverà più volte a farsi dimenticare, anche fingendosi pazzo, ma l’ inquietudine della ribellione glielo impedirà.
    Sono tanti i personaggi del romanzo, legati tra loro da relazioni durature instauratesi durante la guerra e nonostante il bisogno, per alcuni, di essere dimenticati.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  13. Stefania (Padova) says:

    Un racconto poetico, una scrittura da illusionista, un gioco di luci e ombre con cadenza irregolare. Agualusa gioca con le parole per creare atmosfere visionarie e raccontare una storia commovente animata dalle più recenti memorie angolane.
    Una bella lettura, originale e viva che emoziona e stimola ad approfondire un capitolo di Storia degli ultimi decenni.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 4.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  14. Rita Centaro (Musicale Torino) says:

    Teoria generale dell’oblio” parla di una donna che vive intenzionalmente in isolamento per quasi trent’ anni, e, parallelamente, della dura guerra di indipendenza angolana durata tutti quegli anni. Agualusa tesse abilmente, fondendo fantasia e vita reale quasi in un modo rocambolesco, un libro che parla di persone stravaganti, che hanno credenze e religioni diverse e che provengono da diverse etnie, in qualche modo legate tra loro, alcune delle quali vogliono essere dimenticate ed altre che, invece, non lo vogliono.
    In questo libro, scritto sicuramente per non far dimenticare l’orrore e la stolidità della guerra angolana compiuta con l’intento di staccare l’Angola da un Portogallo padronale, la voce narrativa di Agualusa (cittadino angolano di madrelingua portoghese, che vive, quasi da nomade, tra Luanda, Lisbona e Rio de Janeiro), dal dietro le quinte, porta ad ascoltare tramite la polifonia delle voci dei vari personaggi, il racconto di questa violenta guerra, parlando anche di “oblio”.
    Perchè è proprio l’oblio (parola indissolubilmente legata alla parola “guerra”) ad accomunare i popoli, indipendentemente dall’etnia e dal luogo al quale appartengono; ed i popoli tentano di dimenticare e di rimuovere qualsiasi evento tragico, proprio come Ludo, che isolandosi dal mondo, mentre sullo sfondo passano odio, violenze, crimini, guerre e cecità, spende gran parte della propria vita per dimenticare la violenza subita sul suo corpo di donna.
    Ad Agualusa il merito di avermi trasportata, con parole e metafore delicate, in una lettura lusofona, che nulla ha a che vedere con la Letteratura Coloniale da me più conosciuta, facendo scorrere in lontananza una situazione politico-sociale quasi senza cadere nel drammatico ed approdando, comunque, ad un lieto fine.
    I libri come questo fanno incuriosire e, di conseguenza, fanno approfondire la conoscenza di realtà lontane, delle quali, anche se a noi contemporanee, a stento ne abbiamo sentito parlare.
    “…Sarebbe stato tanto facile aprire la porta, tanto facile uscire in strada e abbracciare la vita…”

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 4.0/5 (3 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +2 (from 2 votes)
  15. rosaria alba fontana (milano) says:

    E’ un lungo respiro questa storia. Nella prima parte trattieni il fiato quasi a soffocare, nella seconda parte l’aria lentamente viene fuori dando regolarità al respiro.
    Nella storia particolare della liberazione dell’Angola dal dominio coloniale portoghese ritroviamo la storia globale di uomini violenti e di donne costrette a subire.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 1.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  16. Susanna (gruppo Torino centrale) says:

    Nonostante la scrittura abile e suggestiva, ci è sembrato un romanzo frammentario, in cui il lettore fatica ad orientarsi soprattutto all’inizio, mentre i tasselli si ricompongono un po’ alla volta nel corso della narrazione; anche i personaggi, all’infuori della protagonista, sono schizzati piuttosto rapidamente e non consentono di conoscerli a fondo o di immedesimarsi nelle loro vicende. Si ha l’impressione che l’autore abbia cercato di equilibrare il lato più emotivo del racconto, rappresentato dalla figura di Ludo, con un’architettura complessa e razionale che ha finito per renderlo in una certa misura freddo e poco coinvolgente sul piano emozionale. Lo sfondo storico è interessante e ci ricorda una delle tante, lunghe e terribili guerre del Novecento, così tante che è facile perderne il conto e (appunto) la memoria: chi è più appassionato dei fatti storici avrebbe apprezzato un maggiore approfondimento di questo aspetto, che avrebbe comportato però il rischio di danneggiare la complessiva leggerezza e compattezza del romanzo.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  17. Stefania (gruppo venerdì Milano) says:

    Un romanzo perfetto (complice, forse anche la traduzione), tante piccole storie che si riuniscono per creare la Storia di Ludovica. L’oblio, la separazione e il ricordo dei vivi, mi ha fatto ripensare ad un altro libro edito Neri Pozza che ricordo particolarmente ‘Radio Imagination’. Da leggere e rileggere, per cogliere tutte le sfumature e le pennellate di poesia.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  1. Non ci sono ancora trackbacks per questo post.

Lascia un commento

Please type the characters of this captcha image in the input box

Please type the characters of this captcha image in the input box


© 2017. Bookclub Neripozza. All rights reserved. web agency web agency urbangap