Tre piani

Tre piani 01In Israele, nei pressi di Tel Aviv, si erge una tranquilla palazzina borghese di tre piani. Il parcheggio è ordinatissimo, le piante perfettamente potate all’ingresso e il citofono appena rinnovato. Dagli appartamenti non provengono musiche ad alto volume, né voci di alterchi. La quiete regna sovrana. Eppure, dietro quelle porte blindate, la vita non è affatto dello stesso tenore.
Al primo piano vive una coppia di giovani genitori, Arnon e Ayelet. Hanno una bambina, Ofri, che occasionalmente affidano alle cure degli anziani vicini in pensione. Ruth e Hermann sono persone educate, giunte in Israele dalla Germania, lui va in giro agghindato in giacca e cravatta, lei insegna pianoforte al conservatorio e usa espressioni come «di grazia». Un giorno Hermann, che da tempo mostra i primi sintomi dell’Alzheimer, «rapisce» Ofri per un pomeriggio, scatenando una furia incontenibile in Arnon, inconsciamente e, dunque, irrimediabilmente convinto che dietro quel gesto, in apparenza dettato dalla malattia, si celi ben altro.
Al secondo piano Hani, madre di due bambini e moglie di Assaf, costantemente all’estero per lavoro, combatte una silenziosa battaglia contro la solitudine e lo spettro della follia che, da quando sua madre è stata ricoverata in un ospedale psichiatrico, non smette mai di tormentarla. Un giorno Eviatar, il cognato che non vede da dieci anni, bussa alla sua porta e le chiede di sottrarlo alla caccia di creditori e malintenzionati con cui è finito nei guai. Hani non esita a ospitarlo e a trovare cosí un riparo alla sua solitudine. Salvo poi chiedersi se l’intera vicenda non sia un semplice frutto dell’immaginazione e dei desideri del suo Io.
Dovra, giudice in pensione che vive al terzo piano, avverte l’impellente bisogno di dialogare con il marito defunto e per farlo si serve di una vecchia segreteria telefonica appartenutagli. Ritorna in tal modo sul passato suo e di suo marito, sul loro ruolo di genitori-guardiani della vita del figlio Arad, ruolo che ha spinto quest’ultimo dapprima a un tragico errore, poi a compiere un gesto estremo che lo ha escluso per sempre dalla loro vita.
Sorto da una brillante idea narrativa: descrivere la vita di tre famiglie sulla base delle tre diverse istanze freudiane – Es, Io, Super-io – della personalità, Tre piani si inoltra nel cuore delle relazioni umane: dal bisogno di amore al tradimento; dal sospetto alla paura di lasciarsi andare. E, come nella Simmetria dei desideri, l’opera che ha consacrato sulla scena letteraria internazionale il talento di Eshkol Nevo, dona al lettore personaggi umani e profondi, sempre pronti, nonostante i colpi inferti dalla vita, a rialzarsi per riprendere a lottare.

Il nuovo romanzo dell’autore della Simmetria dei desideri

«Una potente allegoria delle nostre paure piú profonde».
Ran Bin-Nun, Yedioth Ahronoth

«Il nuovo libro di Eshkol Nevo è l’esperienza letteraria piú intensa che ho avuto quest’anno. Leggetelo. Non ve ne pentirete».
Guy Meroz

Traduzione dall’ebraico di Ofra Bannet e Raffaella Scardi
Euro 17,00
253 pagine
EAN 9788854512696
BLOOM

Eshkol Nevo è nato a Gerusalemme nel 1971. Dopo un’infanzia trascorsa tra Israele e gli Stati Uniti ha completato gli studi a Tel Aviv e intrapreso una carriera di pubblicitario, abbandonata in seguito per dedicarsi alla letteratura. Oggi insegna scrittura creativa in numerose istituzioni. Oltre a Nostalgia (Mondadori 2007), in classifica per oltre sessanta settimane e vincitore nel 2005 del premio della Book Publishers’ Association e nel 2008 a Parigi del FFI-Raymond Wallier Prize, ha pubblicato una raccolta di racconti intitolata Bed & Breakfast e il saggio The Breaking Up Manual.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 10.0/10 (3 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +1 (from 1 vote)
Tre piani, 10.0 out of 10 based on 3 ratings
  1. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino (n. Roma )

    Note dell’autore :
    Eshkol Nevo è nato a Gerusalemme nel 1971 è uno scrittore israeliano.
    Dopo un’infanzia trascorsa tra Israele e gli Stati Uniti, completa gli studi di psicologia presso l’università di Tel Aviv per poi lavorare per otto anni come pubblicitario, impiego in seguito abbandonato per dedicarsi alla scrittura.
    Oltre a Nostalgia, vincitore nel 2005 del Book Publisher’s Association’s Golden Book Prize, pubblica i romanzi La simmetria dei desideri e Neuland, una raccolta di racconti intitolata Bed & Breakfast e un saggio intitolato The Breaking Up Manual. Insegna scrittura creativa presso numerose università israeliane
    TRE PIANI

    In tre piani di un palazzo fuori Tel Aviv, in un romanzo ambientato ai nostri giorni , vi si trovano le tre storie, suddivise nei tre libri.
    Al primo piano
    Narrato in prima persona da Arnon Levanoni , un interior designer, sposato con Ayelet , avvocato e scrittrice di romanzi, con cui vive da 20 anni ed hanno due figlie, Ofriki e Yaeli .
    I due genitori, senza motivi oggettivi, lasciano la figlia alle cure dei vicini di casa,due anziani tedeschi .La storia è incentrata sulla bimba più grande, particolarmente affezionata al papà , e lì accade qualcosa. C’è qualche indizio, qualcosa di inquietante.
    Altri personaggi
    Hermann e Ruth Wolf, i vicini
    Karin la francesina, nipote dei tedeschi ,disinibita e provocante col tatuaggio della stella di David.
    Miki il fratello di Arnon

    Al secondo piano
    Sono trascorsi 15 anni. La voce narrante questa volta è una donna , Hami .
    E’ sposata con Assaf , un uomo molto impegnato, spesso fuori per lavoro, ed hanno due figli , Liri e Nimrod .
    Hami ha un’amicizia di lunga data con Nata , con cui condivideva pensieri molto intimi già dai tempi della loro giovinezza. Poi entrambi si sono sposate , Nata con Noam e da cui sono nate due figlie Alma e Mia . Ma la vita della narratrice, con un rapporto coniugale ormai stanco, viene stravolta dall’arrivo improvviso del fratello minore di Assaf, Eviatar. Un uomo non avvenente ma ricco di fascino e retorica , un moderno truffatore che fugge da malviventi e polizia . Ma nella seconda parte si inserisce anche Nomi una donna loro coetanea che muore lasciando i due fantasiosi genitori, Josh dal lungo codino e la moglie Barbara.

    Una certa dose di sesso , di suspence, di buona scrittura , catturano il lettore in un vortice di passione . Lo scrittore si rivolge direttamente al lettore, lo definisce fratello.
    Fa parlare i personaggi con dialoghi improbabili.
    L’originalità dello scrittore è la creazione di un lunghissimo monologo , sottoforma di lettera, che Hami scriverebbe a Nata, una casalinga con due figli piccoli , annoiata della vita coniugale che intraprende con il cognato un gioco pericoloso . Ma originali sono anche le probabili risposte del marito , ipotizzate da Hami , sottoforma di decalogo in cui , come in un documento professionale, vengono sviluppate punto per punto e come in un elenco puntato fornisce tutte le possibili risposte.

    Quasi un confronto tra israeliani e tedeschi.
    Gli esercizi di stile continuano con l’inserimento del mondo onirico , ma soprattutto alla figura immaginaria di Andreina a cui sia la madre che la bambina credono.
    Il barbagianni , l’elemento che incombe nero e minaccioso sulla vita di Hami, una figura funesta .
    Tanti i riferimenti alla realtà, seppur solo accennati, come gli arceni alla sassaiola di Hebron, l’intifada, che provocano meno dolore della perdita di una figlia .
    I drusi, lo scrivere la mail Wolf 1247 sul braccio, come se fosse l’identificativo in un lager,l’invasione da parte di Israele , di Gaza, nonostante i razzi Qassam sparati addosso da anni.

    Inoltre ho notati tanti inserimenti che da Tel Aviv , luogo di partenza, come un grande albero allarga le sue fronde verso gli altri paesi del mondo: la raccolta dei frutti da parte dei thailandesi, l’infermiere russo, il volontario argentino, nel sogno di Hami, Granada , Creta , l’isola delle vacanze dei proprietari dell’appartamento degli orologi, poi l’Europa e gli Stati Uniti , un accenno anche all’Italia e a Napoli.

    Se Gerusalemme prega, Tel Aviv si diverte .

    Tel Aviv , situata sul Mar Mediterraneo è diventata un centro moderno e alla moda. La proclamazione da parte di Israele di Gerusalemme come capitale, non è riconosciuta da diverse risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e nessuno Stato ha l’ambasciata in tale città… Comunque, le mappe ONU non indicano nessuna capitale di Israele, quindi neppure Tel Aviv.

    Lo scrittore non effettua per i personaggi, una descrizione che ce li renda visibili, tratteggia i loro abiti come fossero piccole luci . Di Arnon riesce solo a definire la sua barba molto folta e lunga .
    Non rivelando il finale, per il gusto stesso, ne consiglio vivamente la lettura.

    Al terzo piano
    Il metodo di scrittura è ancora differente . Si tratteggia il personaggio di Dvora.
    Due coniugi, due ex giudici, hanno avuto un figlio che è stato obbligato a seguire una rigida educazione e , proprio come ribellione si è trovato in situazioni complesse fino all’investimento ed uccisione di una donna incinta.
    Credono solo al loro individualismo, sempre al primo posto nello studio prima e poi nella carriera , ma incapaci di essere genitori e di provare amore. Oltre ai fiori ed alle donazioni , manca il sentimento , gli amici, gli abbracci così desiderati.
    Il figlio decide di sparire dalla loro vita , i genitori hanno sostituito le sue fotografie con le bollette . E’ la madre Dvora, rimasta vedova, che parla in prima persona . L’abilità dello scrittore questa volta fa sollevare la storia proprio facendola spiegare dalla narratrice al marito defunto, attraverso una segreteria telefonica .
    Durante una manifestazione caotica ma organizzata, Dvora sviene e si ritrova a trascorrere la notte in una delle tende. Tra le tante sessioni vi sono psicologi , medici, ed altre figure. Qui l’autore ci fa conoscere la realtà del paese , quando in una delle tende si sentono i racconti di omosessuali, infedeli , droga,…
    Conosce Mor , la ragazza dalle treccine , e Avner Ashdot .
    Avner Ashdot è l’unico personaggio che viene descritto in modo molto dettagliato: molto alto, allampanato, con occhi di un azzurro che non stimolano il desiderio di fissarli a lungo.
    Sarà proprio quest’ultimo ad avvicinarsi a Dvora e a rivelarle di essere consuoceri e nonni , creando l’occasione per farla incontrare con il figlio.
    “ Ci sono persone che , se si avvicinano, ci costringono ad attraversare la strada “ pensa Dvora . Ma adotta delle nuove regole, quelle del kibbutz : fornisce consulenze in campo giuridico e mette a disposizione parte della sua nuova casa ad un giovane .
    Il figlio rimane un estraneo, coltiva con la moglie degli ortaggi improbabili, come i peperoni modificati.

    Presenti nel romanzo grandi “pezzi “ di musica classica e letteratura .
    Mi è piaciuta la parte spassosa che descrive gli acquirenti degli appartamenti , come quella delle doppie parole che esprimevano l’indignazione del marito di Dvora: spreco abominevole, puro esibizionismo ,edonismo malato.

    I tre piani potrebbero rappresentare i tre livelli di coscienza, nonostante si possano leggere come tre storie prese singolarmente .
    Il primo, il subconscio, è visto attraverso Hermann .
    Senza i freni inibitori , l’anziano, in alcuni casi , diventa una persona che si pensa di conoscere, ma i cui comportamenti inconsueti , disorientano .
    Non poteva che essere rappresentato da un tedesco, con la passiva consorte.
    Nel secondo l’Io
    L’egoismo primeggia al 3° piano, con il Super Io .
    Ma è proprio in questo livello che avviene la catarsi , ci si stacca dai vecchi stereotipi , dalle proprie radici e ci si proietta verso la propria identità, la propria autonomia , la propria consapevolezza ed autodeterminazione .
    Evitare la solitudine , forse un po’ tardi .

    Note :
    Kibbutz = forma associativa volontaria di lavoratori dello stato di Israele basata su regole rigidamente egualitaristiche e sul concetto di proprietà comune
    Sionismo = movimento politico e ideologia volti alla creazione di uno Stato Ebraico in Palestina
    Shekel = moneta israeliana che corrisponde a 0,27 U.S.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: -1 (from 1 vote)
  2. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    I tre piani del libro di Nevo sono luoghi fisici e topoi psichici: sono i tre piani della palazzina dove vivono le tre famiglie su cui si incentrano i tre racconti del romanzo, ma anche i topoi psichici individuati da Freud, l’Es, l’Io e il Super-Io.

    Come cita Dvora dall’Enciclopedia delle idee, “al primo piano risiedono tutte le nostre pulsioni e istinti, l’Es”. Il primo piano è Arnon, lui simboleggia l’Es, l’insieme caotico delle pulsioni, la rabbia incontrollata (ferisce e poi tenta di uccidere Hermann), l’impulsività anche nel mutare opinione (riguardo la presunta violenza subita da Ofri), mosso dal principio del piacere assoluto e incondizionato (“tradimenti generati dal vuoto e non dalla passione”, dice ancora Dvora): l’Es è la parte oscura dell’uomo (“in ognuno di noi”, dice Arnon, “c’è un piccolo criminale che in qualunque momento può rialzare la testa senza preavviso”), quella che ognuno teme (“Mi spaventi”, gli scrive la moglie Ayelet).

    “Al piano di mezzo abita l’Io, che cerca di conciliare i nostri desideri e la realtà”. Hani simboleggia l’Io, il tentativo continuo di mediazione tra la pulsione (l’Es) e il richiamo all’ordine della coscienza morale (il Super-Io). Hani riesce ad affrancarsi dalla censura, dal sistema di norme e valori con cui è cresciuta, nel rapporto coi suoi figli (“Mia nonna non abbracciava mia madre, perciò la mamma non abbracciava me. Io invece abbraccio Liri. E così lei abbraccerà sua figlia… Almeno in questo sono riuscita a spezzare la catena”) e tradisce il marito col cognato nell’unico modo tollerabile da un Io rispettoso del Super-Io (“Come non fosse successo (e in effetti, a ben pensarci, non era successo proprio niente)”, insiste Hani).

    “E al piano più alto, il terzo, abita sua altezza il Super-Io. Che ci richiama all’ordine con severità e ci impone di tenere conto dell’effetto delle nostre azioni sulla società”.
    È Dvora, la vedova, la succube d’un Super-Io così ingombrante e imperioso, da sognarne addirittura l’asportazione. Un Super-Io che si identifica in un marito che, anche da morto, continua a regolarle pensieri e azioni e dai cui riconoscimenti e giudizi Dvora dipende ancora; un Super-Io insensibile alle esigenze di piacere dell’Es (p.e., la doccia lussuosa) e, di fronte al quale, Dvora ha, persino, rinunciato a un istinto primitivo dei più forti, quello materno (“una madre decente forse si sarebbe sforzata maggiomente di cercarlo, di convincerlo. Ma io non l’ho fatto perchè in testa mi risuonava il tuo ammonimento. O lui o io… Una madre che rinuncia al figlio: esiste peccato più grave per una madre ebrea?”).

    La ricerca della serenità, dell’equilibrio, secondo Dvora, non deve essere una ricerca solitaria ma, in qualche modo, relazionata ad altri esseri umani. Dice Dvora: “i tre piani dell’anima non esistono dentro di noi. Niente affatto! Esistono nello spazio tra noi e l’altro, nella distanza tra la nostra bocca e l’orecchio di chi ascolta la nostra storia. E se non c’è nessuno ad ascoltare, allora non c’è nemmeno la storia… L’importante è parlare con qualcuno. Altrimenti, tutti soli, non sappiamo nemmeno a che piano ci troviamo, siamo condannati a brancolare disperati nel buio”.
    E la svolta per Dvora è proprio l’abbraccio di Hani (“Tutto per colpa di quell’abbraccio di Hani. La vicina. Fino a quel momento non sapevo quanto lo desideravo. Quanto mi mancava il contatto fisico”), la vicinanza degli altri, “essere ascoltati senza essere giudicati”, l’essere ciascuno testimone dell’altro, non difensore, nè accusatore, solo testimone.
    “Mi interessa che tu sia il mio testimone”, dice Dvora.
    “Cercavo soltanto una testimone”, dice Hani.
    E loro, e non Arnon (che dal suo interlocutore si aspetta, invece, una soluzione), riescono vittoriose.

    La prosa di Nevo è davvero godibile, diretta, asciutta, colloquiale; capace d’imitare, senza apparire artificiosa, i ritmi, le troncature del parlato come le impuntature del flusso di coscienza.
    I personaggi sono credibili, complessi, molto “umani”, pur nella innegabile carica simbolica. La sensazione di “verità” offerta dalla prima persona è accentuata dal fatto che in ogni monologo il personaggio si rivolga, non a un generico lettore, ma a un interlocutore preciso, un confessore, un confidente, “fidato” appunto, capace di sostenere e giustificare l’apertura totale e catartica di chi parla.
    Tre storie dal taglio “freudiano”, molto coinvolgenti e originali.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 4.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  3. chiara (padova) says:

    tre storie, tre persone, tre piani, un solo palazzo. un’impianto narrativo forse non originale ma di certo sapiente. Il punto di vista dei protagonisti non si legge, si sente. Attraverso i loro pensieri, le loro sensazioni fisiche, i loro ricordi e le loro emozioni. Non c’è giudizio esterno o morale della storia, solo vita. Se è vero che l’autore voleva riproporre la tripartizione freudiana in Es, io e Super-Io credo che la parte meglio riuscita del suo lavoro sia mostrare come non possano essere mai del tutto indipendenti e come ogni parte di noi sconfini inevitabilmente nell’altra e dall’altra venga contaminata, pur senza perdere la propria singolarità, come in un condominio. E come in un condominio è pur vero che lo sguardo dell’altro è onnipresente quanto inutile, produce cambiamento solo in risposta all’interpretazione che l’individuo ha dell’altro, a un’idea, uno schema fallibile e spesso in effetti sbagliato.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 3.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +3 (from 3 votes)
  4. Arabella (Padova) says:

    “Tre piani” di Nevo è il risultato di una bella intuizione, solo parzialmente riuscita.
    L’idea, piuttosto originale, di far coincidere i piani del titolo con quelli dell’essere, secondo la teoria freudiana, non riesce da sola a fare il romanzo. E l’autore, forse perché più attento a uno sviluppo che asseconda la tripartizione della struttura della personalità, sembra tralasciare elementi essenziali dal punto di vista narrativo e linguistico.
    Le storie sono raccontate così senza approfondimento emotivo, al punto da far apparire i personaggi solo idealtipi, sicuramente funzionali rispetto al teorema, ma quasi abbandonati a se stessi.
    Lo svelamento del meccanismo, affidato alla donna che dialoga col marito defunto, appare poi facile e maldestro. Non so quante delle azzardate scelte linguistiche siano da ascrivere alla traduzione, piuttosto che al testo originale, ma alcune trovate lessicali (ne cito una per tutte: segreteria sostituito con il segretario) non giovano al racconto. Per concludere, l’impressione è che l’autore si sia innamorato più dell’idea che della storia, tralasciando lo sviluppo del racconto, che – di certo – meritava un sorte più favorevole.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  5. luciana ( Padova) says:

    “I tre piani dell’ anima non esistono dentro di noi, esistono nello spazio fra noi e l’altro, nella distanza fra la nostra bocca e l’ orecchio di chi ascolta la nostra storia, e se non c’è nessuno ad ascoltare allora non c’è nemmeno la storia …”
    Abbiamo ascoltato in silenzio come gli interlocutori assenti dei personaggi del libro e le tre storie si sono materializzate. Un condominio contenitore ordinato di fragilità, dolori, passioni , solitudine . Tre famiglie i cui componenti non dialogano fra loro perché non sanno farlo o non vogliono davvero farlo o non possono più farlo e si rivolgono ad un interlocutore che è uno specchio e fa da eco.
    Messaggi lanciati per dipanare grovigli di paure, desideri e fragilità e per riappropriarsi della vita assolvendosi.
    I tre piani freudiani si mescolano in ogni racconto anche se L incipit di ogni storia pare inizialmente volerne tipizzare uno.
    Un libro costruito ma piacevole anche in ragione dell’ emergere sullo sfondo di un Paese e di una Città che, come i protagonisti, anelano trasformazione e redenzione .

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 2.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +3 (from 3 votes)
  6. Stefania (Padova) says:

    Un condominio e un puzzle di emozioni. Tre piani, tre nuclei familiari, tre vite, per raccontare ossessione, frustrazione e solitudine a Tel Aviv.
    Sono voci solitarie i personaggi di Nevo, voci interiori che srotolano una trama solo seguendo i propri pensieri destinati ad un ascoltatore passivo, assente, inesistente: un amico “immaginario”, una lettera, una segreteria telefonica. Fragilità umane cesellate alla perfezione in una continua rincorsa di intuizioni, desideri e fragilità. Nevo scava per regalarci la complessità umana, stratificata e inesauribile materia prima per scrittori. Un bellissima lettura.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 4.5/5 (2 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +4 (from 4 votes)
  7. Anna (Padova) says:

    Nevo descrive la vita di tre nuclei familiari che abitano nello stesso condominio di Tel Aviv, in tre piani diversi. C’è uno studio psicologico profondo dei vari personaggi che li rende vivi. Mi è molto piaciuta la storia della vedova che parla con il marito morto mediante la segreteria telefonica. Comunicandogli i suoi pensieri lo fa vivere con lei fino a staccarsene quando ritrova l’ unico figlio che li aveva abbandonati per colpa del marito e che con fatica riesce a farsi accettare, complice la nascita del nipotino.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  8. Alberta (Padova) says:

    Libro molto bello, forte, intenso: perché ci riguarda tutti, perché scava nel profondo di noi, nelle difficoltà interiori di ogni momento della nostra vita, perché mette a nudo la nostra solitudine, quella che nostro malgrado ci accompagna sempre in questa esperienza umana, colpa del fatto, forse, che non comunichiamo. Ma anche una piacevolissima lettura, di quelle che si fanno tutte d’un fiato, per il suo stile così diretto, per le storie svelate come confessioni che sgorgano da se’ ad interlocutori immaginari, anche se solo apparentemente inesistenti, perché noi lettori ci siamo e ascoltiamo.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +2 (from 2 votes)
  9. Claudio says:

    Leggere i libri di Nevo è fare un viaggio in un paese “di frontiera”, è conoscere un popolo che ha ritmi, usanze e peculiarità uniche, e tuttavia risulta anche facile immergersi nel racconto, provare simpatia per i personaggi rappresentati, immaginare le situazioni e i sentimenti che provano e capirli.
    Da ottimo narratore qual è, l’Autore ci racconta tre vite diverse accomunate da una stessa appartenenza, alla triade freudiana, allo stesso palazzo e quindi simili come classe sociale, e con un comune sentire (laico sì, ma permeato da una società che ha leggi e ritmi di vita profondamente legati all’Ebraismo), tanto da sembrare tre lati di una stessa faccia.
    La profonda empatia che Nevo dimostra per i suoi personaggi, lo stile colloquiale a cui affida il racconto (quasi simile alle narrazioni orali della tradizione ebraica), l’assoluta trasparenza nel mettere a nudo le pulsioni e nell’esporre i fatti, rendono la lettura piacevole e appassionante; il sentirsi coinvolti in prima persona come interlocutori silenti, a cui non è permesso giudicare, ma solo ascoltare (anche la segreteria assolve la stessa funzione della lettera, del colloquio e, in un altro libro, delle mail) ci rende partecipi di una sorta di analisi per ritrovare l’identità perduta.
    Una annotazione riguardo al testo: andrebbe riletto (magari prima della ristampa), i refusi e gli errori non sono tanti, ma qui particolarmente fastidiosi.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  10. Barbara Rosai (Torino) says:

    Terminata la lettura d i “Tre piani” ho scorso con interesse i commenti che mi hanno preceduta, ma non ho trovato particolari riferimenti ai romanzi precedenti di Eshkol Nevo.
    Qualcuno di voi li ha letti? Mi interesserebbe conoscere la vostra impressione.

    Io ho ripreso in mano “La simmetria dei desideri”, romanzo del 2008, che racconta le vicissitudini di quattro amici alla soglia dei trenta. La storia può ricordare per molti versi alcuni romanzi di scrittori britannici come N. Hornby e J. Coe, ma oltre alla passione per il calcio, i personaggi di Nevo condividono il fardello dell’esperienza degli anni di servizio militare obbligatorio e le contraddizioni della vita in Israele.

    Con “Tre piani” si assiste all’evoluzione della scrittura di Nevo che, a mio parere, sembra alla ricerca di un’espressione più asciutta e più criptica. Rimanendo fedele ai temi già presenti nel romanzo precedente, amplia lo sguardo a coinvolgere buona parte della società israeliana.
    Rimangono i riferimenti e le critiche alla società contemporanea, così come rimane costante la presenza della psicanalisi che, in “Tre piani”, diventa un paradigma interpretativo di un paese e di una società che sta vivendo forti crisi di identità e nella quale le giovani generazioni devono emanciparsi dalla legge del padre per trovare il proprio futuro.
    L’elemento di novità del nuovo romanzo, a parer mio, sta proprio nella descrizione, su cui insiste l’autore, dello scollamento esistente fra le generazioni e le tre storie che lo compongono sono, forse come le lettere nel romanzo di Amos Oz ” La scatola nera”, una chiave per accedere ad una possibile futura comprensione.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 4.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  11. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    @Barbara Rosai: ciao Barbara. Nessuna impressione da condividere per i romanzi passati: questo è il primo romanzo di Nevo che leggo. A oggi pomeriggio. Ciao.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  12. Alessandra (Padova) says:

    Il libro mi è piaciuto, l’ho letto volentieri (nonostante le emozioni suscitate a tratti non fossero del tutto piacevoli, ma comunque si tratta di un buon invito alla riflessione) e l’ho trovato scorrevole e interessante (mi unisco però a chi prima di me sottolinea come i refusi, soprattutto nell’ultima parte, siano davvero fastidiosi). Credo che il punto debole sia l’ultima sezione, in cui l’autore cerca di esplicitare i motivi e le implicazioni della sua scelta di dividere il libro in tre parti: forse sarebbe stato meglio lasciare al lettore il compito di dare un senso all’accostamento di queste tre diverse storie, senza dare spiegazioni psicologiche che mi sono sembrate, inserite nella narrazione, un po’ forzate.
    Mentre leggevo continuava a ronzarmi in testa un aggettivo: immaginario. Credo che le tre storie abbiano proprio questo in comune: si tratta si personaggi immaginari (difficilmente assimilabili a persona autentiche, per quanto autentiche possano essere le loro emozioni e le loro pulsioni) che raccontano eventi in bilico tra realtà e immaginazione a interlocutori immaginari (o che comunque non hanno mai possibilità di replica e non arricchiscono la trama, sono solamente catalizzatori per la narrazione dei fatti).
    I tormenti e le angosce che tormentano i personaggi non possono essere definiti immaginari, ma di certo sono interiori, legati alla psiche e non a fattori esterni e oggettivi (infatti il condominio si trova nel “Borghesistan”, come lo chiama Dvora, e tutti i personaggi sono economicamente benestanti). Si tratta di problemi che i personaggi causano a se stessi, con le loro scelte e i loro comportamenti, errori del passato e del presente che avvelenano le loro anime e mettono in pericolo la perfezione apparente delle loro vite. Certe volte si ha l’impressione che i personaggi si procurino in qualche modo l’infelicità, per noia o per leggerezza, oppure per l’incapacità intrinseca di essere felici. Per questo, nel momento in cui il lettore si riconosce in alcuni di essi, non possono che scattare la riflessione non solo sull’interiorità del singolo, ma anche sull’effetto che la società ha su di essa, e questo l’ho trovato interessante e stimolante.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  13. Rita Centaro (Musicale Torino) says:

    “Originale, troppo originale”, parafrasando Nietzsche, così è questo libro!
    Tre piani, tre confessioni.
    Incontriamo al primo piano Arnon (che identifica l’ES cioè le pulsioni e gli istinti) che incontra un vecchio amico scrittore e giornalista, al quale, in un ristorante tra una portata e l”altra, confessa l’inconfessabile;
    al secondo piano troviamo Hani (che identifica l’IO che concilia desideri e realtà) che scrive una lettera alla sua amica Neta, per confidare il suo segreto e per convincersi che quanto detto sia realmente accaduto;
    al terzo piano incrociamo Dvora (identifica il SUPER-IO che richiama all’ordine e impone di tenere conto dell’effetto delle ns. azioni) che racconta a Michael, il marito morto, tramite una segretaria telefonica, il ritrovamento di Adar (il figlio scomparso) e la sua scelta di cambiare vita.
    Il tutto condito da un sottile ed importante retrogusto che, delicatamente, ci parla di donne-militari, di Intifada, di razzi Qassam, di Gaza, di volontari, di comandanti-militari e di Mossad (Servizio di Sicurezza di Israele).
    Tre piani di uno stabile dove si incrociano le storie dei tre protagonisti.
    Tre parti della nostra mente l’Es, l’Io e il Super-Io.
    Magistralmente Nevo (sottolineando l’importanza del bisogno di esternare i nostri sensi di colpa, come se tirar fuori equivalesse a risolvere, rimuovere, giustificare ed assolvere) lascia a noi la possibilità di concludere questi racconti in più modi, a seconda di quale delle parti della triade freudiana in noi prevale leggendoli.
    L’Autore ci fa incontrare i protagonisti che raccontano, in prima persona, a degli interlocutori a loro conosciuti, episodi del loro vissuto che cambieranno le loro vite.
    E chi sono quegli interlocutori se non noi che viaggiamo, tramite le sue parole, nelle loro menti?
    Bravo Nevo che ci propone, con una scrittura sicura, chiara e diretta, storie originali tutte da scoprire!

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 4.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  14. campus says:

    Il notevole romanzo di Eshkol Nevo TRE PIANI non è soltanto un percorso di
    approfondimento attraverso le tre istanze dell’apparato psichico della personalità
    umana (Es, Io e Super-­io), ma un viaggio attraverso una nazione in crisi, lo Stato di
    Israele.
    L’autore nasconde il sentiero, in maniera geniale, dentro la selva di un tema
    psicoanalitico e utilizza alcuni stratagemmi per condurre un gioco narrativo di
    primissimo livello, mescolando abilmente le vite di alcuni condomini di una
    palazzina per raccontare qualcosa che va oltre l’apparenza.
    Ci troviamo pertanto di fronte a tre tradimenti: quello di Arnon nei confronti della
    moglie Ayelet; quello di Hani nei confronti del marito Assaf (un tradimento più
    immaginato che compiuto); il doppio tradimento di Dvora, quando abbandona il
    figlio Arad per compiacere il marito Michael e quando, nel consolante finale,
    tradisce con precisa volontà la memoria del marito stesso, per recuperare il rapporto
    con il figlio perduto.
    Questi tradimenti sono le conseguenze di tre crisi: la crisi della coppia e del
    matrimonio come istituzione; la crisi della famiglia come cellula dell’organismo
    sociale; la crisi di un intero paese, in perenne tensione e in guardia rispetto a un
    “nemico” che si percepisce sempre presente.
    Infine l’autore ci propone tre ricerche: la ricerca di un colpevole, a prescindere dalle
    reali colpe, che Arnon persegue con accanimento patologico al fine di giustificare le
    propria debolezze; la ricerca di sé, portata avanti da Hani mettendo a confronto il
    proprio marito (la certezza del quotidiano) e il cognato (l’imprevisto dell’avventura);
    in ultimo la ricerca della propria libertà di donna e di madre, “la propria strada”,
    quando Dvora decide di ricominciare una nuova vita.
    Eshkol Nevo costruisce la storia con precisione cronometrica, mescolando tipi
    psicologici e situazioni umoristiche in una trama perfetta, ove ogni elemento
    coincide. Inserisce abilmente personaggi di contorno, come Avner Ashdot, oppure
    ambienti, come la “casa degli orologi”, che servono per tenere il lettore in tensione e
    creare una sorta di suspense benefica.
    Con uno stile scorrevole ed elegante, moderno quanto basta senza cadere nel banale,
    racconta più di quanto è scritto.
    Unico neo: l’indicazione precisa dei tre piani psicoanalitici viene inserita nel testo in
    maniera forse troppo didascalica e delude un poco i lettori più smaliziati.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 4.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  15. Susanna (gruppo Torino centrale) says:

    Agile e compatto, denso eppure non pesante, dalla costruzione elaborata senza risultare artificiosa, \”Tre piani\” narra altrettante storie che ci hanno coinvolti per la profondità e l\’universalità dei temi in cui ognuno ha potuto per qualche verso ritrovarsi; il racconto, in apparenza abbastanza semplice anche per la scrittura diretta e sapientemente colloquiale, rivela presto un labirinto di rimandi e suggestioni da rintracciare un po\’ per volta, lasciandoci scoprire sempre nuovi angoli e particolari che ci erano sfuggiti. E\’ un romanzo che stuzzica molto il lettore e lo rende vorace e impaziente, ma sa trattenerlo con sé anche dopo: una volta terminata l\’ultima pagina, il pensiero non vuole staccarsene, indugia e ritorna sui propri passi perché sente che c\’è ancora qualcosa da approfondire, da comprendere, da indagare – e questo è il miglior regalo che si possa fare a un lettore.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  16. silvia costa says:

    “E se non c’è nessuno ad ascoltare, allora non c’è nemmeno la storia” dice Dvora. E qui abbiamo tre storie e tre destinatari. Poi, ovviamente, ci siamo noi lettori, che riceviamo in regalo gli intimi segreti dei tre inquilini del condominio. Sono confessioni inconfessabili, ma che necessitano di essere raccontate. Immaginate o reali, ma sempre struggenti, perchè così piene di fragilità e paure. Nevo entra nel profondo dell’animo umano, in questo romanzo. Fruga nei meandri del cuore e della mente. La prosa, ancora una volta, è magistrale.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  17. Francesca says:

    Un bellissimo romanzo, che delinea gli elemnti contradditori dei vari piani dell’esistenza fino a toccare il punto in cui finiscnono per confondersi l’uno nell’altro.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  18. Sara says:

    Nevo non delude mai, scrittore dalle grandi doti narrative, evocative ed emotive. Libro molto originale, che si discosta dal suo solito. Costruzione narrativa sorprendente: tre piani logistici di un palazzo che rappresentano anche i tre piani dell’anima di cui parlava Freud. Tre storie che si sfiorano soltanto, che vanno crescendo sia nella profondità dei sentimenti sia nell’esplorazione dell’animo umano. Splendido.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  1. Non ci sono ancora trackbacks per questo post.

Lascia un commento

Please type the characters of this captcha image in the input box

Please type the characters of this captcha image in the input box


© 2017. Bookclub Neripozza. All rights reserved. web agency web agency urbangap