La grande cecità

la grande cecitàNei primi anni del XXI secolo Amitav Ghosh lavorava alla stesura de Il paese delle maree, il romanzo che si svolge nelle Sundarban, l’immenso arcipelago di isole che si stende fra il mare e le pianure del Bengala.
Occupandosi della grande foresta di mangrovie che le ricopre, Ghosh scoprì che i mutamenti geologici che ciclicamente vi avvenivano – un argine poteva sparire nell’arco di una notte, trascinando con sé case e persone – stavano diventando qualcos’altro: un cambiamento irreversibile, il segno di un inarrestabile ritrarsi delle linee costiere e di una continua infiltrazione di acque saline su terre coltivate.
Che un’intera area sotto il livello del mare come le Sundarban possa essere letteralmente cancellata dalla faccia della terra non è cosa da poco. Mostra che l’impatto accelerato del surriscaldamento globale è giunto ormai a minacciare l’esistenza stessa di numerose zone costiere della terra.
La domanda, per Ghosh, nacque perciò spontanea. Come reagisce la cultura e, in modo particolare, la letteratura dinanzi a questo stato di cose? La risposta è contenuta in questo libro in cui l’autore della trilogia della «Ibis» ritorna con efficacia alla scrittura saggistica.
La cultura è, per Ghosh, strettamente connessa con il mondo della produzione di merci. Ne induce i desideri, producendo l’immaginario che l’accompagna.
Una veloce decappottabile – un prodotto per eccellenza dell’economia basata sui combustibili fossili – non ci attrae perché ne conosciamo minuziosamente la tecnologia, ma perché evoca l’immagine di una strada che guizza in un paesaggio incontaminato; pensiamo alla libertà e al vento nei capelli; a James Dean e Peter Fonda che sfrecciano verso l’orizzonte; a Jack Kerouac e a Vladimir Nabokov. Questa cultura, così intimamente legata alla storia del capitalismo, è stata capace di raccontare guerre e numerose crisi, ma rivela una singolare, irriducibile resistenza ad affrontare il cambiamento climatico.
Quando il tema del cambiamento climatico appare, infatti, in una qualche pubblicazione, si tratta quasi sempre di saggistica.
La rara e fugace comparsa di questo argomento in narrativa è sufficiente a relegare un romanzo o un racconto nel campo della fantascienza.
Che cosa è in gioco in questa resistenza? Un fallimento immaginativo e culturale che sta al cuore della crisi climatica?
Un occultamento della realtà nell’arte e nella letteratura contemporanee tale che «questa nostra epoca, così fiera della propria consapevolezza, verrà definita l’epoca della Grande Cecità»?

«La leggerezza e l’agilità della scrittura di Ghosh riescono a mantenere tutta l’urgenza e le ombre di qualcosa che non riusciamo davvero a guardare: il destino dell’umanità».
Giorgio Agamben

«Una riflessione acuta, provocatoria e originalissima dalla penna di uno dei più grandi scrittori indiani».
la Repubblica

«Sono rare le occasioni in cui uno scrittore sfoggia una comprensione così feroce e una capacità narrativa tanto brillante da trasformare un soggetto ben noto portandolo alla luce in questo modo».
Naomi Klein, autrice di No logo

Euro 17,00
284 pagine
EAN 9788854513372
COLIBRÌ

Amitav Ghosh è uno scrittore, giornalista e antropologo indiano. Nato a Calcutta nel 1956, ha studiato a Oxford e attualmente vive tra la sua città natale e New York. Considerato «uno dei più grandi scrittori indiani» (la Repubblica), per Neri Pozza ha pubblicato: Il paese delle maree (2005), Circostanze incendiarie (2006), Il palazzo degli specchi (2007), Mare di papaveri (2008, 2015), Il cromosoma Calcutta (2008), Lo schiavo del manoscritto (2009), Il fiume dell’oppio (2011) e Diluvio di fuoco (2015).

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)
  1. Claudio says:

    È impegnativo affrontare questo scritto di Ghosh, perché pur essendo scritto in maniera chiara e accattivante (grande come sempre e curatissima la traduzione quasi simbiotica di Nadotti/Gobetti), nonostante sia dedicato ad un uditorio colto ma non specialistico, tratta un argomento difficile e particolarmente indigesto e di cui l’Autore è pienamente consapevole: “Quando a tavola si nomina il surriscaldamento globale qualcuno subito provvede a cambiare argomento” (pag. 203).
    Mi è difficile perciò esprimere un commento lucido e pacato, non corroso dall’anidride carbonica o annebbiato dalle polveri sottili, … ops volevo dire depurato dalle istintive reazioni ad affermazioni tipo: ”Gli eventi scatenati dal surriscaldamento globale…sono esempi della perturbante intimità della nostra relazione col non-umano”(pag. 40), oppure da considerazioni sul concetto di antropocene. Ma aldilà di qualche perplessità, direi che ho apprezzato moltissimo la limpida analisi del fenomeno più importante e vitale che coinvolge tutto il pianeta. Senza risparmiare se stesso e tutti noi, coinvolge l’intera umanità responsabilizzandola nella salvaguardia della Natura (con la N maiuscola).
    Ricchissimo di citazioni ben evidenziate, propone uno sguardo globale che ci sconcerta, perché esprime un mondo che vive lontano (come il Sundarban), ma che fa pur sempre parte di noi, rivela pericoli che sentiamo distanti, ma che incombono quasi quotidianamente su tutti noi. Fa male perché responsabilizza il nostro modo di vivere e non ci permette neppure di sentirci utili se pensiamo di agire fattivamente nella lotta al surriscaldamento.
    Ecco, questo magistrale scritto di Ghosh, che coglie gli aspetti essenziali del problema, che ci costringe ad un esame senza appello e ci pone di fronte ad una realtà a cui non si può sfuggire, mi lascia un senso di amarezza profonda. Ma di questo lo ringrazio.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  2. chiara macconi says:

    La prima domanda fulminante e inevitabile che Amitav Gosh pone è perché la letteratura non si occupi dei cambiamenti climatici e individua la vera ragione nella nostra inabilità a cogliere l’ampiezza e la violenza del fenomeno, sia per quanto riguarda la letteratura, la storia che la politica. La natura estrema degli eventi climatici attuali li rende difficili da immaginare, pensare e registrare: troppo improbabili sembrano e lontani nel tempo nonché facilmente semplificabili sia per la letteratura “seria” che per la storia. Infatti l’autore mostra quanto la storia dell’economia del carbone sia complicata, intrecciata a molti elementi contradditori. E la politica, come la letteratura, è diventata una questione morale personale piuttosto che uno spazio di azione collettiva: questo limitare finzione e politica ad avventura morale individuale porta costi molto elevati. Inoltre argomenta come sia necessario immaginare altre forme di esistenza umana – compito in cui l’invenzione letteraria è privilegiata. Fin qui la Chicago University Press.

    Il libro è molto interessante nell’articolazione del discorso: perché la narrazione di fatti imprevedibili ed eccezionali (come alcuni fenomeni climatici) la restringe all’area della fantasy se non della fantascienza e quindi di una letteratura meno seria? perché il rapporto fra invenzione e realtà è cambiato nel tempo fino a quello attuale dove le ambientazioni sembrano stare solo sullo sfondo e contano maggiormente i dettagli della quotidianità e dell’interiorità? perché i romanzi esistenti, che mettono in scena non solo il sopravvivere ma il comportarsi da umani in avventure difficili, hanno come personaggio principale, molto spesso, una figura femminile?
    Altre domande e considerazioni mi colpiscono come il ruolo e la responsabilità di geografi e architetti che costruiscono in riva al mare, secondo la “cultura” del capitalismo consumista mentre si prevede, soprattutto in una città asiatica come Mumbai, la sparizione di interi quartieri sotto l’acqua che cresce in tempi a noi vicini. E’ la testimonianza di un intellettuale asiatico che rivendica la cultura e l’importanza di una parte del mondo – quella asiatica – che noi occidentali abbiamo sempre considerato con sguardo europocentrico. Quella parte che subisce in maggior misura gli effetti peggiori dei cambiamenti climatici.
    Il libro piccolo ma condensato e potente è diviso in 3 parti:
    Storie: mette in dubbio che l’arte rifletta la società e predica la natura. Se così fosse perché i cambiamenti climatici e il loro impatto sono assenti dall’arte e letteratura contemporanea? E perché si tende a non parlarne?
    Storia: ognuno racconta una storia e sono tutte vere, quella di oggi è eurocentrica e anglocentrica come la storia dell’economia del carbone.La crescita industriale incontrollata in Asia è l’acceleratore dei cambiamenti climatici e deriva dall’Imperialismo l’infinita richiesta di progresso
    Politica: ci sono dichiarazioni e trattati, come quello di Parigi. Hanno un impatto sulla vita di paesi e genti più povere? o non è piuttosto la distribuzione del potere che costituisce uno dei maggiori ostacoli all’adozione di contromisure? Confronta Parigi con l’Enciclica LAUDATO SI del Papa, come segno che religione organizzata e società civile potrebbero convergere per influenzare politiche internazionali sul cambiamento climatico. Conclude l’autore che “l’idea della illimitatezza della libertà umana, così cruciale per le arti a noi contemporanee, è ciò che impedisce di misurarsi con le realtà del tempo in cui viviamo.”
    E non posso che concordare con Amitav Gosh che questa crisi climatica in corso sia anche una crisi di cultura, in quanto generatrice di desideri e di connessioni con il capitalismo e l’imperialismo. Ma non basta, è quindi una crisi d’immaginazione.
    Il tema è molto serio e Neri Pozza ha voluto pubblicare questo saggio per la Giornata della Terra, offrendoci una lettura pensosa.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 4.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  3. Alessandra (Padova) says:

    Questa volta Neri Pozza ci ha voluto proporre una lettura complessa e profonda, che necessita di concentrazione e che stimola nel lettore la riflessione a tutti i livelli: sociale, politico, economico, culturale, ma anche psicologico e personale. Ghosh è molto abile nel manovrare il suo discorso rendendolo sempre il più chiaro possibile e scongiurando la noia arricchendo le parti di mera cronaca o di teorie scientifiche con aneddoti personali e citazioni che attingono da ogni fonte possibile, dalla letteratura persiana a Star Wars, riuscendo così a mantenere il lettore sempre attento e curioso. Inoltre Ghosh rinuncia a qualsiasi forma stantia di politically correct, dicendo le cose così come stanno anche se questo suscita nel lettore, inevitabilmente, un grande senso di smarrimento e paura. Ma non tutto il male viene per nuocere, e non tutte le emozioni negative suscitate da un libro sono da imputarsi ad un difetto del libro stesso, anzi, credo che in questo caso il lettore, anche se amareggiato e leggermente stordito, non possa che uscire da questa lettura arricchito, più attento, curioso e consapevole di quanto non lo fosse prima di intraprenderla.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  4. Rita Centaro (Musicale Torino) says:

    E’ estremamente difficile esternare un pensiero conciso sul “saggio” scritto da Amitav Ghosh ” La Grande Cecità” (libro, dal titolo inglese The Great Derangement Climate Change and the Unthinkable, che uscirà il 22 aprile, data in cui ricorre “la Giornata Mondiale della Terra”), che si rivela, già dalle prime pagine, di gran lunga più interessante di un romanzo realista.
    Lo scrittore ed antropologo, da me amato e conosciuto personalmente in più incontri (grazie anche all’editore Neri Pozza), in questo libro, suddiviso in tre parti: Storie – Storia – Politica, esprime il suo pensiero sul “cambiamento climatico” con la solita precisione documentata che lo contraddistingue, con la sua estrema chiarezza e col suo fascino di sapiente scrittore, catapultandomi nella realtà più evidente!
    Magistralmente Ghosh, prendendo spunto dalle quattro lezioni tenute agli studenti nel 2015 alla University of Chicago, parla di questi argomenti complessi, dandoci, grazie alla sua certosina ricerca, preziosi riferimenti a testi specifici, fornendoci il modo per poter conoscere più approfonditamente questi temi.
    Così facendo, volenti o nolenti, ci fa ritrovare tutti con le spalle al muro, inchiodandoci alle nostre responsabilità.
    Usando il filo conduttore del suddetto surriscaldamento climatico, il coraggioso Ghosh, non sottraendosi ad autocritica, ci parla in maniera chiara, di ciò che ci ha portato a tutto ciò, regalandoci numerosissimi spunti di riflessione, e spiegandoci, con una precisa e complessa analisi (passando da Hacking a Bankim, da Marx a Gandhi, dall’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco all”Accordo di Parigi, ecc…), come letteratura, politica e storia non siano realiste, ma manipolate da chi detiene il potere economico globale e ci tiene ingabbiati nella nostra pseudo-libertà!
    Un plauso a Ghosh e ai simbiotici Nadotti e Gobetti.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  5. Silvio Campus says:

    Amitav Ghosh è un romanziere raffinato, dotato di una delicatezza particolare, e non si smentisce in questo breve saggio/racconto/dissertazione in cui affronta lo spinoso tema dei cambiamenti climatici in atto sul nostro pianeta.
    Nelle duecento pagine che compongono il testo – una sintesi di alcune lezioni tenute presso l’Università di Chicago – non intende in alcun modo fornire soluzioni o proporre idee rivoluzionarie. Desidera piuttosto precisare il suo punto di vista, quello di un intellettuale importante e riconosciuto, e lanciare un sasso in uno stagno torbido e oscuro, quello di un’umanità dedita al consumo sfrenato delle risorse naturali e lanciata senza coscienza nella folle corsa verso l’estinzione. Insomma, cerca di fare luce senza essere cattedratico.

    La sua “timidezza” di romanziere lo porta a volte ad esprimere concetti non particolarmente originali né del tutto coerenti, ma la sua prosa piana e affascinante stimola il pensiero, il confronto, la discussione.
    Senza voler apparire come un profeta millenarista, descrive con preoccupazione e con sincera apprensione lo stato attuale dell’ambiente; fornisce preziose informazioni sulla storia economica di alcuni paesi dell’estremo Oriente; ricorda timidamente che l’Occidente chiede ora ai paesi in via di sviluppo una sobrietà che non ha saputo praticare negli ultimi 150 anni di inquinamento selvaggio; evidenzia la “cecità” di governi e uomini politici, ben sapendo che non di cecità si tratta ma di spregiudicato e incosciente calcolo politico-economico; mette in guardia da un deriva che sarà ben presto senza ritorno; si interroga e ci interroga, senza troppo approfondire, su possibili soluzioni ma, soprattutto, sugli obblighi degli intellettuali. E` troppo intelligente per non riconoscere di essere parte del problema, ma in qualche modo si mette una mano sulla coscienza. Una delle parti più interessanti del testo è quella in cui, con poche righe, tratteggia alla perfezione l’impossibiltà della narrativa contemporanea di occuparsi di tematiche ambientali: malata di “omphaloskepsis”, autoreferenziale, troppo occupata a descrivere con minuzia il quotidiano e il flusso della coscienza per tentare l’invenzione, tramite il romanzo, di un mondo differente dall’attuale. Però, dopo questa constatazione, Ghosh pare volerci dire che gli intellettuali hanno ancora la possibilità di intervenire.

    In ultimo il ricorso alla religione, vista come possibile veicolo di giuste istanze ecologico-sociali e non come cieca sottomissione al volere di dio, come azione responsabile e non come rifugio prima dell’apocalisse, pare una delle poche armi in grado di opporsi allo strapotere economico-militare degli stati-nazione e alla loro dissennata politica del consumo senza regole.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 2.5/5 (2 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  6. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    Un saggio “anomalo”, in cui si avverte il profondo interesse maturato da Ghosh per la problematica ambientale e per quella che lui definisce la “grande cecità” del mondo culturale. Un saggio un po’ letterario-filosofico, un po’ politico-economico, un po’ sociale, con molti spunti di riflessione, alcuni davvero interessanti, ma che, a mio parere, a volte, si rivela criptico nella consequenzialità di alcuni passaggi, ancorandosi a fatti/valutazioni che l’autore considera pacifici ma che, di fatto, potrebbero non esserlo per tutti.
    Anche il tono, in alcuni punti un “J’accuse” (a tratti quasi revanscista), mal si concilia, secondo me, con la portata della problematica e un atteggiamento realmente fattivo.

    Non condivido la sua denuncia di silenzio del mondo culturale: dalla decrescita felice di Latousche, ai saggi appassionanti di Rifkin, fino all’ultimo premio Pulitzer, La sesta estinzione, della Kolbert (proprio nel catalogo Neri Pozza), mi pare, che il mondo culturale, da decenni, sia ben centrato sul problema climatico e sugli effetti di una “occidentalizzazione” del pianeta.
    Non altrettanti “romanzieri” ne hanno scritto, con tutta evidenza per i limiti intrinseci della forma narrativa del “romanzo” (di cui Ghosh argomenta molto bene nella prima parte del saggio), eppure la questione in sè non mi pare così cruciale perchè non è detto che il “romanzo”, come forma narrativa, possieda peso, ruolo e, soprattutto, capacità di sensibilizzare sull’argomento in maniera più efficace rispetto ad altre forme narrative ( i film, ad esempio): Jeremy Rifkin non è un romanziere eppure il suo impegno civile e ambientale è indiscusso, come la sua capacità di sensibilizzare l’opinione pubblica, un impegno realizzato, nei decenni, attraverso una scrittura saggistica appassionata, documentari al cinema, partecipazioni televisive e ruoli di consulente in ambito politico.

    Il problema climatico è parte di una problematica molto più grande come ha evidenziato il premio Pulitzer, Elizabeth Kolbert: l’estinzione attualmente in corso (la sesta appunto, dopo i Big Five) non è dovuta a un asteroide o a un’imponente eruzione vulcanica, bensì all’uomo, alla sua attività d’alterazione degli equilibri terrestri a ritmi così pressanti da non consentire l’adattamento delle specie (alterazione non solo attraverso l’inquinamento ma anche, più banalmente, attraverso l’osmosi planetaria, la globalizzazione di colture, di animali ed anche di funghi e batteri).
    La Kolbert fa una considerazione interessante quando afferma che l’uomo “sfugge l’evoluzione, attraverso il linguaggio”, attraverso “l’informazione immagazzinata e trasmessa di generazione in generazione”, eppure non può liberarsi dai vincoli evolutivi, dalla “posizione di dipendenza dai sistemi biologici e geologici del pianeta” (il non umano di Ghosh).

    Il problema non è la mancanza di voci di denuncia, ma l’assenza di orecchie disposte ad ascoltare, non tanto nel mondo politico ed economico, quanto, soprattutto, nella società civile che di quel mondo politico e di quella realtà economica è diretta espressione: sarebbe necessaria una nuova etica individuale, un ripensamento del concetto di progresso/crescita non in termini di PIL ma di qualità della vita, la raggiunta consapevolezza da parte di ciascuno che, una volta raggiunto il benessere “vitale”, l’unica vera ricchezza residua dell’uomo sia il proprio tempo e l’uso che ne fa.
    Perciò, condivido sicuramente le considerazioni finali di Ghosh, la fiducia nell’enciclica di Papa Francesco più che negli accordi di Parigi: il “simple living” come scelta individuale consapevole, e non imposta, capace di conciliare la “felicità” del singolo, le esigenze di “giustizia” sociale e la salvezza, non del pianeta, ma della nostra stessa specie: perchè, come dice la Kolbert, “un’estinzione di massa porta via i deboli ma lascia sul terreno anche i cadaveri dei forti”.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 3.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  7. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina DI AGRESTI – Torino ( n. a Roma)

    Il grande Ghosh non ha tradito i suoi lettori . Minuziosa la ricerca sia del passato, sia per i luoghi lontani dall’India. Il libro è scritto magistralmente e bravi sono stati i due traduttori Anna Nadotti e Norman Gobetti.
    Encomiabile il lavoro sulla mole di antichi documenti , negli archivi, biblioteche ,…. Grandi scrittori si sono posti, per loro stessi e per l’umanità, il problema del cambiamento climatico .
    I danni mostruosi provocati dall’uomo sono stati narrati in letteratura sotto varie forme . Ghosh ne fa una specie di catalogo .
    Madame Bovary e Raj Mohan’s Wife sono portati ad esempio , ma anche il rapporto tra la letteratura e la scienza.
    Ma è come il lettore viene portato sulla scena. che incanta .
    A pag. 25 e a pag. 34 l’osservazione dei dettagli quotidiani e l’importanza di “mostrare” e non raccontare, si contrappone al movimento surrealista.

    Ghosh ci fa leggere gli articoli sul clima e sulle devastazioni , sulle costruzioni in riva al mare , alla centrale nucleare in Giappone. Scelte frutto della pazzia e della sconsideratezza dell’uomo.
    Un libro che deve far riflettere l’umanità sui rischi che si corrono per decisioni scellerate . La costruzione di centri abitati sul mare , su fiumi che scorrono sotto lastricati di catrame e strade, costruzioni di dighe a ridosso di ambienti umani, centrali nucleari ad alto rischio . Ma non vuole essere uno scenario apocalittico , ma una presa di coscienza e un modo che ci induca a pensare alle nostre scelte a volte frutto di emozioni o ricordi, stabilità e significato alla nostra vita per la casa amata , alle nostre abitudini , al nostro poco grado di adattamento.
    E’ sempre difficile comprendere i disastri quando avvengono lontano da noi e ormai è acclarato che è il riscaldamento globale la causa di molti accadimenti.
    Tutti , ad ogni livello, devono poter spendere le loro energie per divulgare ed ottimizzare le risorse: letterati, geologi, scienziati, storici, politici, …
    E io?
    Sto utilizzando meno l’automobile , non spreco il cibo ( consideriamo che un terzo di ciò che si acquista finisce in pattumiera) , effettuo un uso più consapevole di utensili ed elettrodomestici per un maggior risparmio energetico , cerco di scambiare oggetti per favorire anche la coesione sociale , aumento la mia consapevolezza sul tempo e sul silenzio.

    Questo libro è frutto di lezioni all’Università tenute dallo scrittore, proprio negli Stati Uniti .
    La cultura imperialista dell’occidente improntata sul profitto, ha coinvolto anche la sfera orientale della terra e ne sta annientando le differenze.

    C’è alla base il male ,il male ha un origine interiore e non può essere il prodotto di condizioni esterne perché se “l’uomo è solo un riflesso passivo dell’ambiente sociale esterno, se non è un essere responsabile , allora non c’è uomo e non c’è Dio, non c’è libertà, non c’è il male e non c’è il bene”. Dio, l’uomo e la libertà costituiscono dunque un unico grande e complesso problema; ma se l’uomo rifiuta Dio, automaticamente abdica alla sua libertà e non può che scegliere il male. Il rifiuto di Dio non si manifesta tanto in una condotta dissoluta e immorale quanto nel tentativo di cancellare l’immagine divina che l’uomo ha in sé.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  8. Barbara Rosai (torino) says:

    Ci sono indizi sufficienti nell’opera di Amitav Ghosh per non rimanere sorpresi trovandosi in mano “La grande cecità”.
    Il romanzo “Il paese delle maree” e il testo inedito per La Milanesiana 2013, pubblicato su questo stesso sito, lo lasciavano presagire. Dalla lettura veniamo a scoprire che l’argomento è profondamente radicato in lui: una sorta di gene ereditato dai suoi avi che si è risvegliato a seguito di eventi che lo hanno toccato molto da vicino.

    Lungi dall’essere il saggio di un climatologo, di che cosa si tratta?
    “La grande cecità” ha il merito di esporre i fatti con lucidità, non dal punto di vista dello scienziato o del politico, ma da quello di uno scrittore che, consapevole del pericolo in atto, si sente in dovere di utilizzare i mezzi di cui dispone per restituire la propria analisi e evidenziare gli ostacoli sulla strada di quel cambiamento di rotta così urgente ed indispensabile.
    Svelando legami che connettono la crisi attuale a precisi momenti storici, Amitav Ghosh conduce il lettore a scoprire il lato oscuro della modernità e del progresso, ci rivela il rapporto fra natura, cultura e scienza, evidenzia le logiche condivise da morale, economia, politica, spettacolo che hanno estromesso la dimensione collettiva in favore di quella individuale, si sofferma sull’inadeguatezza degli stati nazione nel risolvere problemi che hanno scala planetaria, sottolinea alcune eredità storiche dell’epoca coloniale che influenzano pesantemente il mondo attuale.
    Particolarmente amare le considerazioni contenute sull’attuale mutamento nella natura stessa della politica “che non riguarda più il bene comune e le scelte collettive” e quelle in merito all’impegno del singolo individuo, poiché “la scala del cambiamento climatico è tale che le scelte individuali non faranno alcuna differenza se non saranno prese e applicate a decisioni collettive”.
    Particolarmente fragile la speranza di un cambiamento.

    “La grande cecità” è uno strumento prezioso per tutti noi, che siamo impregnati fin dalla più tenera infanzia di modernità e progresso, perché ci consente di vedere il mondo da un’angolatura inconsueta. Tuttavia, ritengo che lo scopo originale per cui il testo è stato concepito, un ciclo di lezioni tenute nel 2015 all’Università di Chicago, disturbi l’efficacia divulgativa che dovrebbe avere un saggio.
    Personalmente ho amato molto la prima delle tre parti che compongono il testo, dedicata ad analizzare “le forme di resistenza che i cambiamenti climatici oppongono alla letteratura contemporanea”, anche perché l’ultimo lavoro di Amitav Ghosh è, prima di tutto, una richiesta di impegno da parte di artisti e intellettuali, una chiamata alle armi nei confronti della letteratura, per la quale rivendica un ruolo attivo nel contribuire a guarire l’umanità dalla cecità che l’affligge.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 4.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  9. Susanna (gruppo Torino centrale) says:

    Anche se scritto con la consueta grazia, si tratta di un testo impegnativo eppure per molti versi illuminante, soprattutto per i collegamenti e le inedite prospettive che suggerisce anche grazie alla doppia appartenenza culturale dell’autore, dalle radici profondamente orientali intrecciate a una vasta conoscenza della storia, della filosofia e della letteratura dell’Occidente. E’ un libro da cui si rimane colpiti per l’efficacia con cui sono delineati i problemi, ma anche un po’ disorientati per l’apparente assenza di soluzioni: e non si può che condividere la riflessione dell’autore, “cosa posso fare per proteggere i miei cari adesso che so cosa ci aspetta?”.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  10. rosaria alba fontana says:

    Il problema del cambiamento climatico è sviluppato da Ghosh da tre punti di osservazione che si inseriscono nella mutata concezione del mondo a partire dal ‘600 sino ad oggi. Metodo sperimentale, meccanicismo, pluralità delle scienze hanno fatto perdere nel tempo l’unitarietà del tutto. Il nostro pensiero considera la realtà in modo frammentario e l’uomo contemporaneo ha una percezione irreale del sé in rapporto all’ambiente in cui vive.
    Dal punto di vista culturale, la narrativa si occupa pochissimo del cambiamento climatico, se lo f, è relegata al genere fantascienza, horror o fantasy. Ghosh evidenzia che, in passato, i romanzi raccontavano dell’inaudito e dell’imprevedibile (“Le mille e una notte “, il “Decamerone”), l’eclisse, un terremoto era un prodigio, il libro aveva illustrazioni, miniature. Con l’affermarsi della società borghese, a partire dalla seconda metà dell’ottocento, il romanzo lascia l’inaudito sullo sfondo e il quotidiano in primo piano. Il cambiamento climatica è spaesante, impensabile e NON-Umano. Noi siamo diventati ciechi perché non riusciamo a capire che abbiamo dato e continuiamo a dare un contributo rilevante ai problemi climatici che ci porteranno al disastro.
    Dal punto di vista storico, l’Occidente è sempre stato convinto della sua unicità, invece anche in secoli lontani le idee circolavano in tutto il mondo. Ghosh cita l’esempio dell’Asia in cui il carbone della Cina o il petrolio della Birmania erano già conosciuti e usati ai tempi della rivoluzione industriale. Il paradosso è che l’impero coloniale britannico, limitando lo sviluppo tecnologico dei paesi asiatici nell’800, ha favorito un’emissione minore di gas serra. Con il principio di autodeterminazione dei popoli, sancito con la prima e la seconda guerra mondiale, nazioni come India o Cina hanno avviato la corsa al guadagno e allo sfruttamento delle risorse accelerando il disastro ecologico.
    Dal punto di vista politico, il cambiamento climatico mette in crisi il concetto di libertà. Solo i militari , secondo le loro strategie, hanno una chiara conoscenza delle problematiche ambientali e di come affrontarle: ”il cinismo della politica della scialuppa armata”. Per Ghosh solo la narrativa, in particolare il romanzo, può fare immaginare altre possibilità. Il suo è un invito agli scrittori del mondo, compreso se stesso, a salire sulla “scialuppa dell’immaginazione” per trovare una nuova visione contro la grande cecità.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  11. Stefano Cozzi says:

    Non c’era bisogno di un altro saggio su cause ed effetti del cambiamento climatico. Si è letto di tutto e di più .
    Il domandarsi perché la narrativa moderna e contemporanea non se ne occupa è pretestuoso.
    Non consigliero questo libro a nessuno.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  12. Gabriella bookclub Milano says:

    Avvicinare il lettore ad un tema così complesso ed emotivamente coinvolgente come il cambiamento climatico è molto complesso: mi sembra che Ghosh ci sia riuscito molto bene. Non essendo un libro scritto per addetti ai lavori, lo scrittore è riuscito a trasmettere la sensazione di pericolo a partire da esempi concreti, di cui ha avuto esperienza diretta: il ciclone/tornado in India, la distruzione provocata da tsunami ed onde di marea, fino a portarci a riflettere sulla nostra arroganza che pensa di poter gestire completamente la Natura, addomesticare a nostro uso e consumo. Questo è per me il messaggio vero: come mai non riusciamo ad affrontare coscientemente questo pericolo incombente, proprio della Natura misteriosa e paurosa? Come mai nemmeno nei romanzi?
    Interessante per me anche il punto di vista asiacentrico: non mi è capitato così frequentemente di leggere saggi sul cambiamento climatico osservato da questo punto di vista.
    Offrire l’opportunità di una discussione ad ampio raggio, parlare dell’argomento: direi obiettivo raggiunto da parte di questo autore che ho la possibilità di raggiungere lettori in diverse parti del mondo.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  13. Sara says:

    Gosh è un grande scrittore e pensatore contemporaneo.
    Nonostante sia un saggio si legge molto bene, argomento interessante e davvero importante, attuale visto anche da un altro punto di vista.
    Libro che merita essere letto, andrebbe affrontato anche nelle scuole.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  1. […] Suonano come un j’accuse le parole dello scrittore Amitav Ghosh nelle pagine intense de “La Grande Cecità” (Neri Pozza, 2017), un saggio anomalo che attinge al memoir per denunciare l’incapacità della […]

Lascia un commento

Please type the characters of this captcha image in the input box

Please type the characters of this captcha image in the input box


© 2017. Bookclub Neripozza. All rights reserved. web agency web agency urbangap