Marca gioiosa

Marca gioiosa 022Non c’è pace nella Provincia durante gli anni dell’Impero di Otone. Le tonache grigie del venerabile Arnaut, i Christi milites, i mastini di Dio, braccano chiunque sia in odore di eresia per offrirne la testa alla spada dei crocesignati, i militi venuti da settentrione, i fanti, dicono, che si sono ricoperti di gloria oltremare dove hanno ricacciato il Saladino, in realtà un esercitodi ubriachi fuori di senno, un ordine di armati folli, capaci delle efferatezze piú crudeli.
A Besièrs, città della Provincia, torna un giorno il giovane Amalrico. Ha terminato l’apprendistato dal suo maestro di Tolosa ed è ansioso di riabbracciare il padre birocciaio e i compagni d’infanzia. Della città però non ne è piú nulla.
Ovunque morte e distruzione: carri rovesciati tra massi e detriti, stormi di corvi che volteggiano su cadaveri di bambini ammucchiati in fosse comuni, soldati con la veste sudicia di fumo, di cenere, di sangue rappreso. Un dio folle e criminale sembra aver preso possesso dell’aria, dell’acqua e della terra.
Insieme con Uc de San Sir, un giovane giullare incontrato nell’accampamento dei soldati, Amalrico scampa miracolosamente al coltello di un crocesignato e vaga per le terre della Provincia. Un viaggio in cui il giullare si rivela autentico socius, uomo di corte e di curia, oltre che menestrello esperto nell’arte del trobar.
Dapprima a Montpelhièr, dove il vecchio medico Mesulla gli fa dono del suo prezioso compendio di arte medica, poi, al seguito della carovana del ricco mercante ebreo Benbenisti, a Zena, la città piú bella delle terre alte e asciutte della Liguria, e infine, passando per Verona e Vincencia, a Baxian, sede della corte piú ricca dell’intera Marca, Amalrico tenta di lasciarsi alle spalle il dio delle vendette sceso sui tetti di Besièrs.
A Baxian si compie il suo destino, segnato dalla guerra e dall’amore, come si conviene a un ragazzo del XIII secolo. La guerra reca il volto di Ecelinello, il figlio del dominus Ecelino, nato a mezzogiorno, l’ora del sole, l’ora di Marte; l’amore quello di Cunissa, la prima per bellezza e virtú alla corte di Baxian.
Romanzo vincitore della II edizione del Premio Neri Pozza, Marca gioiosa brilla per la raffinatezza della lingua (i riferimenti alla lirica trobadorica e ai poeti d’amore sono sapientemente sparsi nel libro) e per l’affascinante ricostruzione storica che trasporta il lettore nelle ricche città della Marca (Verona, Vicenza, Treviso, Bassano) al tempo di Ottone IV di Brunswick e di Federico II, un’epoca in cui Impero e Papato si confrontano senza esclusione di colpi. Piú di tutto, però, l’opera è un magnifico romanzo d’avventura, dove al lettore è dato imbattersi in impertinenti menestrelli e saggi eruditi, sfrontate e pudiche dame di corte, pavidi e temerari uomini d’arme.

«Un libro importante, che impressiona per lingua e tenuta. Esagerato, sorprendente, ambizioso».
Sandra Petrignani

«Un potente affresco dell’Europa dei primissimi anni del Duecento».
Francesco Durante

«Un romanzo storico, avventuroso e picaresco, colto e intelligente».
Romana Petri

Roberto Plevano è nato a Vicenza nel 1960. Dopo la laurea in Lettere, conseguita all’Università di Pavia, ha collaborato con università e istituti accademici di tutto il mondo. Ha tenuto corsi di medievalistica presso la University of Toronto, ha lavorato come ricercatore alla St. Bonaventure University (NY) e come Professore Associato presso la Catholic University of America (Washington, D.C.). Insegna storia e filosofia a Vicenza.

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  1. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    Eccelino da Romano, il fratello Albric, la sorella Cunissa, Eccelino pater, Uc de Saint Sir, Sordello da Goito, Federico II di Svevia, Agnolo l’Adamita, Giovanni da Vicenza sono solo alcuni dei molti personaggi che vivono in ‘Marca gioiosa’, in un tempo in cui bastava “un muro alzato tra due persone per farne dei nemici fino alla morte”. Attori, principali e minori, convincenti sia nella caratterizzazione profonda, come il formidabile giovane Eccelino, ( “c’era qualcosa di inumano in quella tremenda energia che s’irradiava dal suo corpo, una purezza d’intenti priva del dubbio, della virtù che ritenevo la più intima proprietà dell’animale ragionevole”) sia negli schizzi appena abbozzati, come l’imperatore Federico II (“ecco una cosa che impressionava in quei tempi di eccessi: la giusta misura della potestas”) o Agnolo l’Adamita o Giovanni frater.

    Leggere ‘Marca gioiosa’ mi ha restituito il sapore dei migliori romanzi storici di Laura Mancinelli (non a caso, anche lei storica come Plevano): non c’è il favoloso ma la cadenza è la stessa del mito, dell’epica, è il raccontare la storia con la solennità della leggenda, è l’universalità della condizione e del sentire umano, su cui Amalrico,voce narrante del romanzo (“il piolo quadrato che non si ficca nel foro tondo”), riflette, ora, con la trepidante emozione dell’uomo (come le toccanti pagine sull’innamoramento per Cunissa e sull’aborto di lei), ora, con la tagliente lucidità del filosofo (“Dio non ha avuto dubbi nei giorni della creazione; ma costoro non sono dei, non possono creare, allora fanno quello che è riservato ai demoni:distruggono! Distruggono quello che rivendicate essere vostro dominio!”).

    C’è la precisione delle parole, la generosa profusione nel descrivere, nell’evocare, e c’è il tono antico, spesso sentenzioso, nei personaggi e in una narrazione che non teme la lentezza, che non ambisce ad appassionare, ma che affascina e suggestiona con la densità del linguaggio e dell’immaginario.
    Una lettura preziosa.

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  2. rosaria alba fontana says:

    Roberto Plevano ricostruisce, con attenta perizia storica, le vicende dell’Europa medievale dei primi anni del XIII secolo. Dalla Francia alla Germania, dalla REpubblica di Venezia al regno di Sicilia di Federico II. In particolare la vicenda si svolge nella Marca formata dalle città di Verona, Padova, Treviso e Vicenza, dove la supremazia politica e militare è assunta dalla potente famiglia da Romano, nella figura degli Ezzelini, padre e figlio. Il viaggiatore Almarico, proveniente dal Sud della Francia, diventa il protetto della famiglia de Romano, tanto che viene anche mandato a Salerno a studiare medicina.
    Almarico narrerà la storia della Marca nei momenti di pace e nei momenti di guerra, descriverà il conflitto tra papato e impero, tra famiglie guelfe e ghibelline, tra realtà comunali e corti signorili, tra ceto mercantile e nobiltà terriera.
    Il romanzo storico scritto con una prosa elegante, con citazioni dotte e riferimenti alla lirica trobadorica, è anche un romanzo d’avventura, avvincente e appassionante, in cui si intrecciano storie di giullari, personaggi pittoreschi e amori cortesi e carnali.
    Alcune scene di saccheggi, distruzioni e soprusi contro i deboli sono descritte in modo straordinariamente cruento, ma tale da offrire una panoramica (sembrava quasi di seguire una ripresa cinematografica) del crimine.
    Dice Almarico, quando fra Giovanni di Schio mette al rogo dei presunti eretici a Verona,”il crimine è guardare l’uomo e vedere una bestia”.
    Almarico è il narratore, ma anche un osservatore etico che interviene nelle vicende del romanzo a cercare e trovare le parole giuste per risolvere i conflitti. Anche se lui stesso a volte cadrà nelle reazioni violente, nelle passioni destabilizzanti, affermerà l’importanza del diritto e del rispetto delle regole, considererà “orrendo che la morte sia inflitta alla vita da creature viventi”

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  3. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti Torino ( n. a Roma)
    Roberto Plevano, nato nel 1960 è professore di storia e filosofia a Vicenza .
    Marca gioiosa e’ un romanzo di formazione, ambientato tra la Francia e l’Italia del XIII secolo, che narra le vicende di Amalrico, figlio del birocciaio di Besièrs.
    Di ritorno nella sua città d’origine dopo un periodo di studi a Tolosa, il giovane che cammina per 7 giorni , apparentemente senza meta e senza scopo, scopre che i crociati, alla ricerca di eretici, hanno risposto alle resistenze della popolazione radendo al suolo Besièrs. Carri con cadaveri , escrementi e sangue rappreso dimostrano un paesaggio apocalittico .
    All’inizio del romanzo si citano gli Empi , coloro che si sono macchiati di irreparabili ingiustizie , contrari alla religione ed alla morale .
    In breve si citano alcuni dei tanti personaggi :
    - Amalrico i cui genitori sono scomparsi e l’officina è stata distrutta. Scrive in prima persona . Giura fedeltà ad Ecelino e successivamente si reca a “Salerna” per studiare l’arte medica.
    - Uc, il giullare , poi ideatore del castello di delizia e sollazzo.
    - il maestro medico Mesulla Ben Jacob, da onorare ed elogiare . I suoi insegnamenti sono esempi di arti e saggezza. Affida il ragazzo ad una carovana di tessitori che viaggiavano verso oriente e dispensa lettere di favore per uomini autorevoli che gli avrebbero offerto ospitalità.
    - Pons Joveda l’anziano della carovana , colui che benedice.
    - Benbenisti , il capo mercatante della carovana , uomo saggio e generoso.
    - Domna Adelaida , Ecelino ed i tre figli ; Ecelino, Albric e Cunissa.
    - Boldu’ del Gros altro giovine a servizio, a casa da Romano
    - Papiol cantore e suonatore di flauto
    - Rizardo, sposo di Cunissa per volere di Ecelino, che deve estendere i suoi domìni.
    - Guidone l’astrologo.
    - Giovanni dell’Ordine dei predicatori che considera i ricchi insipienti , ma che , in nome della religione , si rivela particolarmente crudele ed spietato.

    Amalrico percorre le vaste regioni dell’Impero.
    Da Montpellier raggiungerà prima Marsiglia poi Genova, Tortona, Cremona, Sirmione e infine Verona.
    Sono molto studiate le descrizioni dei paesaggi come Sirmione, tra le piante di limoni e gli aranci dorati. Ma appaiono come fotografati anche i personaggi , come le meretrici e i mendicanti.
    Marca gioiosa et amorosa è data alla Marca trevigiano-veronese – un territorio corrispondente all’attuale Veneto, con esclusione di Venezia, particolarmente fiorente dal punto di vista economico e vivace dal punto di vista politico.
    A Baxian, Amalrico decide di lasciare il gruppo e viene accolto alla corte di Ecelino, Ezzelino III, stringe amicizia con il primogenito, si innamora di Cunissa, dispensa consigli medici e militari grazie alle nozioni apprese durante il viaggio. Ma dopo il trionfo, la scoperta del vero carattere di Ecelino e il comportamento di Ecelinello e Cunissa provocano in lui disillusione e la consapevolezza della sconfitta e del tradimento.
    Marca gioiosa, dalla struttura narrativa che presenta il tipico schema adolescenza-giovinezza-età adulta, vanta solide basi documentali, dovute alla vasta ed approfondita conoscenza della materia storica trattata da Plevano, cui si aggiunge uno stile maturo in grado di gestire con sicurezza storie, ambienti e personaggi diversi.
    Particolarmente apprezzata la figura del giullare amico di Amalrico , Uc , coerente e schietto . Non ben visto dal potere, ma amato dal popolo e da Domna Fornarina salvata da muso di bestia, Zenghiaro.
    Anche i riferimenti alla regola Salernitana ed all’arte medica , oggi quasi dimenticata , sono benevoli .
    Tante le citazioni in latino , greco ma anche in tedesco .
    Lo scrittore assume un linguaggio colto e raffinato, che mescola alla storia ed alla filosofia ,
    I piaceri della carne a casa di Madama Franzesa (Cecca) si contrappongono alle scene di crudeltà ed ai supplizi . La cavallina, sottratta al bifolco, evoca , come nella realtà degli uomini, questa considerazione “ Le botte sono un destino , ti puoi sottrarre ai colpi di oggi, ma non ti dimentichi i colpi di ieri , e perirai sotto quelli di domani.”
    Particolarmente toccante e triste anche la parte riguardante il provocato aborto su Cunissa , senza che alcuna parola venisse pronunciata .
    Un romanzo con poche sfumature ma dai toni e colori molto accesi , di grande forza emotiva in cui emerge un senso di illusione, ma anche un senso di connessione di sentimenti.
    Il furore teutonico può essere vinto solo da uomini coraggiosi e lo scrittore ci spiega come intende il coraggio . “ Un’idea di sé di cui non si è dapprima coscienti , che sorge nel tempo opportuno . Un’ idea adeguata a quell’intendimento delle cose degli uomini che ha il fine pratico di farle migliori , una passione accesa dall’odio verso chi offende la retta ragione e la giustizia , e quindi danneggia l’intero genere umano. Ergersi davanti ad un pericolo che tutti gli altri temono di affrontare .
    Un furore tedesco, saraceno e imperiale di saccheggi, stupri ed uccisioni per il potere.
    “E’ cosa naturale che ognuno procuri di innalzarsi al maggior grado che può , nascendo l’uomo con una tale inclinazione “

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  4. Silvio Campus says:

    - Gli atti più eroici accadono nel buio delle solitudini –

    Questa considerazione fatta da Amalrico sul greto della Brenta descrive alla perfezione il carattere del protagonista di questo interessante romanzo di Roberto Plevano, pubblicato dopo una lunga gestazione e dopo la vittoria nella II edizione del Premio Neri Pozza.
    A ben vedere potremmo considerarlo un romanzo dove “la storia” è il contorno più che il centro dell’opera. E´ vero: le battaglie, la politica spregiudicata, gli agguati, i tradimenti, la violenza cieca, la brama di potere dei contendenti (i Signori della Marca nel XIII secolo) impregnano ogni passo del libro, donando al lettore un grandioso affresco di una società medioevale priva di scrupoli e dedita alla esclusiva conquista del potere fine a se stesso.
    Ma nell’approfondire l’analisi, si incontrano temi differenti che rendono il testo universale e non legato a una precisa epoca storica.
    Amalrico è il perfetto ritratto di un uomo di scienza e di lettere in perenne contrasto con gli uomini d’arme e di azione. Proprio a causa della violenza subita in giovane età, con la perdita dell’intera famiglia durante il brutale eccidio perpetrato dai crociati nella città di Beziers, svilupperà un particolare interesse per tutto ciò che dalla violenza e dalla guerra è lontano: l’amore per la scienza medica, per i libri, per il compromesso, per il confronto, per il sapere in senso lato. Potremmo riconoscere in lui la moderna figura dell’intellettuale sempre in contrasto con la spregiudicatezza dei politicanti.
    Cede alla violenza e si corrompe soltanto quando costretto dagli eventi e dai compagni di vita (sopra tutti Ecelino da Romano, autentico e cinico campione nell’uso della forza come unico strumento di lotta politica), ma rimane in fondo un uomo amante della conoscenza, che mai è compagna della violenza.
    Come tutti gli esseri umani sensibili, ama ed è riamato; contrappone l’amore al deserto sentimentale che ha intorno a sé (i guerrieri non hanno tempo per i sentimenti e soddisfano le proprie voglie prendendo e violando le donne o comprandole); si tiene lontano da maghi e astrologhi, riconoscendo in essi i servi astuti e sciocchi del potere; ragiona e cerca di non farsi trascinare dagli istinti bestiali; aiuta i feriti, anche quelli del campo avverso; riconosce nel fanatismo religioso dei predicatori un pericolo assoluto, avendolo già sperimentato sulla propria pelle; con il procedere degli anni impara a comprendere la psicologia degli umani, le loro debolezze, la brama senza ritegno.
    Ci troviamo pertanto di fronte al ritratto di un uomo moderno, vicino al nostro modo di pensare: uno scienziato aperto e curioso. Un uomo coraggioso, che esprime questa qualità nelle piccole cose; un uomo solo, in parte estraneo all’ambiente in cui vive.
    La storia è raccontata in prima persona, con un linguaggio del tutto aderente al periodo in cui è ambientata, perfetta mescolanza di termini latini e di parole espresse in una lingua nuova e moderna. Per questo motivo l’opera acquisisce in alcuni tratti un ritmo lento, lontano dai nostri gusti di lettori del XXI secolo. E´ necessario fare un piccolo sforzo, coscienti di trovarsi di fronte a un racconto che procede dalla realtà dei fatti verso un mondo di leggenda e mito che alcune volte fatichiamo a comprendere.
    Si tratta di un’opera molto pensata, frutto di una ricerca linguistica e storica di ottimo livello, a volte venata di ironia e disincanto: un autentico trattato, in forma romanzata, di dottrina politica. Sovente, facendo le debite distinzioni storiche, pare di trovarsi di fronte a personaggi antesignani del Principe (vincere, mantenere il potere e lo stato, guardare al fine, utilizzare forza e violenza per mantenere il potere); in altri momenti ci sembra di riconoscere alcuni tratti del successivo romanzo cortese.
    Notevole è la capacità dell’autore di ritrarre i personaggi. Restano nella memoria del lettore, oltre al già citato e diabolico Ecelino, il maestro Mesulla (l’origine della fortuna di Amalrico), il “mercatante” Benbenisti, il gigante guerriero Boldù dei Gros, il simpatico Uc de San Sir, Agnolo l’Adamita e una folla di protagonisti minori che fanno da contorno a un affresco medioevale di notevole bellezza.

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  5. Gabriella, Milano says:

    Eccellente romanzo storico, scritto in modo magistrale da Roberto Plevano, Marca Gioiosa ha il potere di trasportare nel tempo e lasciare il lettore immerso nella realtà del XIII secolo.
    Come non sentirsi parte del quadro quando viene narrato l’orrore delle campagne crocesignate in Francia, oppure ldurante le battaglie a cui partecipa Amalrico, il protagonista. La toccante vicenda d’amore, interrotta dalla ragion di Stato, ma sempre viva nel cuore del nostro “eroe” è moderna, viva.
    La descrizione del paesaggio incontrato ed attraversato da Amalrico è veritiera al massimo: con poche parole, Roberto Plevano ci fa cogliere fino in fondo le difficoltà che la Natura aggiungeva alla vita non semplice del tempo (già messa in estremo pericolo da guerre, battaglie, stupri, malattie, medici non competenti, misure igieniche inadeguate). Un ritratto a tutto tondo dell’epoca che ho molto apprezzato.
    La scrittura è molto accattivante: le citazioni in latino oppure in lingua non disturbano mai, anzi sembrano stranamente facilitare la lettura del romanzo.
    Lettura che consiglio vivamente sia a chi si interessa dell’epoca, sia a chi vuole leggersi un romanzo particolare, coinvolgente.

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  6. Claudio says:

    È un piacere immergersi nella lettura di questa corposa storia del milleduecento, ma è anche un impegno. Così, dopo essermi immerso in un’epoca così lontana ma al contempo stranamente familiare, grazie alla preziosa scrittura di Plevano, mi sono fermato a cercare i riferimenti, a voler riconoscere i fatti tutti ahimè realmente accaduti, a immedesimarmi nel modo di pensare dei numerosi personaggi, ad assaporare l’atmosfera così ben ricreata e… mi sono perso. Così, dopo aver vissuto assieme al protagonista tutta la prima parte (Vivere non si può) ed aver apprezzato l’arte del medico Amalrico ed aver ritrovato l’amor cortese vissuto alla corte dei Da Romano, nella seconda parte ho realizzato di aver perso l’attenzione che questa storia merita. Così, per continuare a “viaggiare” negli intrighi delle piccole corti dei comuni e dei piccoli principi spietati e brutali e nella Marca veneta in cui ancora oggi i fatti narrati sono storie leggendarie, ho dovuto riprendere la lettura con uno spirito diverso e, soprattutto, con più attenzione e pazienza.
    Ho apprezzato moltissimo il linguaggio adottato dall’Autore, preciso, dotto e adatto all’epoca ma mai pedante, la sua capacità di raccontare fatti e persone vive e vere; mi sono sentito arricchito da un’esperienza letteraria di notevole spessore (ho la conferma che il premio letterario Neri Pozza, unico nel panorama letterario italiano, ci rivela opere che vanno ben oltre alla sola narrativa). Alla fine mi è rimasta la curiosità insoddisfatta di una vicenda, che come la storia vera, non è conclusa.

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