Sugar Money

Sugar Money 02Saint-Pierre della Martinica, Antille Occidentali, 1756. Lucien e suo fratello Emile sono schiavi creoli al servizio dei Frères de la Charité. Coltivano la canna da zucchero, coi proventi della quale i frati riescono a far fronte ai debiti accumulati per mantenere in vita l’ospedale locale e prendersi cura dei malati.
Un giorno padre Cléophas, un uomo dallo sguardo sfuggente e pieno di malizia, li convoca per affidare loro un delicato incarico: recarsi a Grenada e, con la scusa di dover consegnare alcune piante medicinali, ritornare in Martinica con i quarantadue schiavi rimasti sotto il dominio inglese dopo l’occupazione. Il momento è ideale per riportarli nella terra cui appartengono di diritto: il trattato di pace con gli inglesi sembra reggere e tra Grenada e la Martinica vi è libero passaggio. Riavere i quarantadue di Grenada a Saint-Pierre è, per i Frères de la Charité, essenziale. La febbre ha decimato gli uomini negli ultimi tempi e la terra da disboscare e mettere a coltura è ancora tanta, per non parlare della distilleria da avviare.
Emile e Lucien conoscono Grenada, hanno entrambi servito i Frères dell’ospedale di Fort Royal e, soprattutto, Lucien parla un po’ di inglese. Padre Cléophas affida loro una procura ad agire per conto dell’ordine, un documento che, dice, garantisce il consenso degli inglesi all’espatrio degli schiavi.
Ma quando sono a bordo della Daisy, l’imbarcazione che li attende per condurli a Grenada, Emile rivela la verità a Lucien: Cléophas ha mentito, la procura non ha alcun valore e quello che ci si aspetta da loro è che «rubino» gli schiavi proprio sotto al naso degli inglesi. Una missione pericolosa, se non impossibile.
Con la prosa ricca ed evocativa che l’ha resa maestra di suspense ne I Gillespie e ne Le osservazioni, Jane Harris consegna al lettore un magnifico romanzo storico, ispirato a una vicenda vera, che tiene con il fiato sospeso fino alla fine. Una storia profonda e commovente sul legame tra fratelli e sul valore della libertà.

«Una travolgente avventura basata su una storia vera».
Daily Mail

«Schiavitù e libertà, innocenza ed esperienza, amore e disperazione in un romanzo dal ritmo perfetto e dalla magnifica prosa».
Amanda Craig

«È a Grenada che Jane Harris rende vivida e limpida la brutalità della schiavitù».
The Spectator

Jane Harris è nata a Belfast. I suoi racconti sono apparsi in numerose antologie e riviste. Autrice di cortometraggi premiati nei maggiori concorsi cinematografici internazionali, nel 2000 ha ricevuto il Writer’s Award dell’Arts Council of England. Vive a Londra con il marito Tom. Con Neri Pozza ha pubblicato Le osservazioni (2006, BEAT 2012) e I Gillespie (2012, BEAT 2016).

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  1. Donatella Galeazzi says:

    Un avvincente romanzo storico raccontato come una fiaba .
    Al giovanissimo eroe, Lucienne, viene affidato un difficile e rischioso compito, troppo arduo per un dodicenne, per questo . viene affiancato da Emile, il fratello maggiore forte e coraggioso.(entrambi schiavi di proprietà dei frati dell’ospedale.) Lo scopo dell’avventuroso viaggio per mare alla vicina isola di Grenada è quello di liberare gli schiavi e riportarli alla Martinica. Ma c’è anche una “principessa” da salvare, la schiava Celeste, alla quale i due fratelli sono molto legati. Tante sono le prove che il giovane deve e saprà affronatare con coraggio e temerarietà, tanti sono gli antagonisti che troverà sull’isola, tanti lo aiuteranno senza condizioni.
    “Sugar Money” è anche un romanzo di formazione, Lucienne soffrirà davanti alle violenze e alle torture subite dagli schiavi, sopporterà il dolore fisico, imparerà ad superare le difficoltà con coraggio, proverà e conoscerà il profondo dolore per la separazione dal fratello. Prenderà coscienza delle sue capacità e si rafforzerà il sentimento di generosità che muove le sue azioni.
    Il finale è lieto, come nelle fiabe.
    Sappiamo dalla Nota del Curatore che salverà la “principessa” e diventaerà un uomo libero.
    Grazie alla Harris, che mi ha fatto conoscere una storia lontana nel tempo (ma poi non tanto, se pensiamo alla schiavitù del nostro tempo) e accaduta in luoghi lontani, dei quali dà suggestive descrizioni sonore e cromatiche dei paesaggi e della natura.
    Ha apprezzato moltissimo la scelta di utilizzare il linguaggio creolo, a rendere più veri i personaggi.

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  2. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino (n. Roma)

    Jane Harris è nata a Belfast. I suoi racconti sono apparsi in numerose antologie e riviste. Autrice di cortometraggi premiati nei maggiori concorsi cinematografici internazionali.
    Nel 2000 ha ricevuto il Writer’s Award dell’Arts Council of England. Vive a Londra con il marito Tom.
    “Le osservazioni” sono il suo romanzo d’esordio, pubblicato in Italia nel 2006 da Neri Pozza.
    Nel 2012 I Gillespie.

    Sugar Money è basato su una storia vera del 18° secolo ambientata ai Caraibi.

    PERSONAGGI :
    Lucien ,che parla in prima persona , il ragazzo di 14 anni mulatto.
    Padre Cleophas originario di Saint Pierre chirurgo , Si esprime in creolo.
    Emile, il fratello di Lucien, di 28 anni.
    Celeste fidanzata di Emile, una donna austera, fiera e coraggiosa a cui Lucien farà spesso riferimento, soprattutto dopo la “tragica fine” .
    Bianco, governa la nave per giungere a Grenada
    Daisy abietto e un po’ svitato simula di essere sordo e muto . Diffidare di tutti e rimanere sempre all’erta .
    Padre Damien Pillon importuna le mulatte. Viene assassinato.
    Vincent e Leontine, amici di infanzia di Lucien quando viveva a Grenada.
    Chevallier è la prima persona che i fratelli incontrano a Grenada con la moglie Angelique. I coniugi Arada sono anziani e benevoli.
    Saturnin capo degli schiavi che stavano alì’ospedale .
    Therese, nipote di Angelique , aiuta e nasconde Lucien.
    Brache de Bagassa il carrettiere che trasporta scocche di maiale e cadaveri.

    Lucien ed il fratello sono schiavi a Saint Pierre, l’antica capitale della Martinica e ai piedi del vulcano, si imbarcano per Grenada per ordine di padre Cleophas.
    Terra la cui ricchezza è la canna da zucchero. Qui il titolo, Sugar Money , la ricchezza data dall’opera degli schiavi nelle piantagioni.
    Nel testo cenni anche alla coltivazione dell’indigo . E’ una pianta dalla fermentazione delle cui foglie si ottiene l’indaco , un colorante di origine vegetale . Si adatta ai climi tropicali.
    Il romanzo è suddiviso nella parte dedicata al viaggio e in quella in terra di Grenada, come fosse un diario.
    I fratelli durante il viaggio pensano ad andare in Africa , nella terra dei loro antenati. Orfani di madre e figli di un padre monaco che la prese con violenza. Schiavi per i frati della Martinica, possedimento francese, venduti ai domenicani con la missione di salvare altri schiavi rimasti sull’isola Grenada a lavorare nell’ospedale, prigionieri degli inglesi.
    Il libro è avventuroso , in cui emerge la natura fitta ed aspra del territorio . E’ continuo il doversi muovere e nascondersi nella notte, sia dagli animali che dalle persone .
    La condizioni degli schiavi è palese. Costretti a portare il collare di ferro e la palla alla caviglia, simboli di frustate e omicidi, stupri e violenze.
    Ancora una volta la civile Inghilterra, come la carità cristiana dei frati francesi , si dimostrano in tutto il loro cinismo.
    Un libro di semplice lettura ma che colpisce la sensibilità del lettore.
    Non vi è la solidarietà tra le persone, nemmeno tra gli schiavi . Solo i fratelli dimostrano coraggio e amore. Si cercano e si aiutano.
    Il romanzo prende spunto da un documento prezioso scritto in modo nitido ed elegante in francese, inglese e creolo .
    Sarà solo grazie agli abolizionisti, che il ragazzo e Celeste potranno terminare il loro percorso da persone libere . Con dignità, lei prenderà servizio come governante con il suo figlioletto in casa del capitano e Lucien come marinaio, al suo fianco.
    Avere un excipit , come negli appunti di Lucien , o per ciò che ne è stato tramandato, mi è piaciuto molto.
    Le note al termine, esaustive , hanno potuto ulteriormente rivalutare e imprimere nella mente, le condizioni disumane a cui l’umanità non riesce a porre fine .

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  3. Rita Centaro (Musicale Torino) says:

    St Pierre, Martinique, Antille occidentali, Caraibi.
    Dicembre 1765.

    Due fratelli creoli, Emile e Lucien, entrambi schiavi al servizio dei Frères de la Charité,
    vengono incaricati da padre Cléophas di compiere una missione.
    Si devono recare a Fort Royal e devono riportare a casa 42 schiavi, tenuti lì, dagli invasori inglesi, presso la piantagione di canna da zucchero dell’ospedale.
    Il frate francese, ovviamente per convincerli, li illude consegnandogli una procura-lasciapassare e dicendogli che sarà molto semplice effettuarla, poiché tra Londra e Parigi vige in quel momento un accordo di pace.
    Non avendo scelta, Lucien, ragazzino impetuoso, intelligente e permaloso ed Emile, molto più grande, introverso e riflessivo, obbediscono.
    Lucien, con l’innocenza della sua adolescenza, vede il viaggio come un’avventura, durante la quale potrà finalmente stare a fianco del fratello maggiore, ricevere il suo affetto e dimostrargli che non è più un bambino; Emile, dall’alto dei suoi 28 anni, che per proteggerlo non vorrebbe portarlo con sé a Grenada, capisce che il viaggio non sarà così facile come le è stato descritto e che dovranno affrontare molti pericoli ed insidie.
    L’unica nota positiva per Emile è la speranza di ritrovare la sua amata Celeste.
    Il piano prevede che dovranno prelevare gli schiavi durante la notte della Vigilia di Natale, quando si prevede che gli Inglesi siano tutti brilli.
    Naturalmente, la fuga non andrà a finire come previsto, e la posta in gioco, per qualcuno, non sarà la libertà, ma la vita!

    Adoperando una miscela di idiomi (creolo, inglese, francese) Lucien racconta questi pochi giorni della sua vita.
    Attraverso la sua voce, ci parla, in prima persona, della fratellanza, dell’amore, della schiavitù, della libertà e dell’ambiguità dei Coloni (uomini bianchi, molti dei quali al servizio della Chiesa) che scandalosamente proclamano il far del bene, commettendo il male!
    Questo libro d’avventura e di formazione, scritto dall’Autrice in modo scorrevole passando attraverso dettagli cruenti, dialoghi ironici e nitide descrizioni paesaggistiche, ci invita a fare una riflessione sullo schiavismo del XVIII secolo.
    E seppure sia passato moltissimo tempo da quel lontano 1765, possiamo realisticamente dire che lo schiavismo non esista più?
    Lo sfruttamento del lavoro minorile e della prostituzione, i matrimoni combinati con minori, il traffico degli esseri umani, non sono, comunque, una forma di schiavismo contemporaneo, per mezzo del quale un uomo possiede totalmente la vita di un altro uomo?

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  4. Rita Centaro (Musicale Torino) says:

    Errata corrige:

    viaggio non sarà così facile come le è stato descritto

    viaggio non sarà così facile come gli è stato descritto

    P.S. E’ possibile consentire a noi lettori la modifica diretta del proprio testo dopo averlo già inviato e pubblicato?

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  5. Silvio Campus says:

    LIBERTA’

    Jane Harris affronta il tema della libertà – soluzione e fine della schiavitù – occultandolo durante tutto il percorso narrativo del suo romanzo e proponendolo soltanto nel finale, quando il giovanissimo Lucien osserva la barca “The Daisy” all’ancora con i pochi compagni su di essa imbarcati.

    - Rimasi a guardarli finché la barca non fu che un punto all’orizzonte. Poi tornai sui miei passi… -

    In quel preciso attimo, il ragazzo fa una scelta pericolosa ma del tutto libera: decide di non imbarcarsi e di non ritornare a Saint -Pierre della Martinica, dove potrebbe condurre sì una vita da schiavo, ma sicuramente meno opprimente di quella che lo attende in caso di cattura da parte degli Inglesi che tengono Grenada sotto il tallone di ferro. Eppure sceglie di non partire, di non ritornare a Saint-Pierre, proprio perché presso i frati mendicanti rimarrebbe per sempre nella condizione che lo ha contraddistinto fin dalla nascita: schiavo, bestia da soma, essere vivente senza diritti.
    La fuga sulle montagne di Grenada e la clandestinità, che si potrarranno per anni (e delle quali il lettore viene a conoscenza dopo quasi 400 pagine), sono decisioni azzardate, che lo renderanno però uomo adulto e libero. Per la prima volta ha la possibilità di decidere in piena autonomia, senza i consigli e le scelte dell’amato fratello Emile, e decide. Celeste condividerà con lui avventura e pericoli, e come lui sarà “premiata” vivendo gli anni successivi in una famiglia abolizionista che restituirà ai due schiavi affrancati dignità e istruzione. Celeste può pertanto essere intesa come l’amore in senso lato (qualcosa per cui lottare), il coraggio, la chiave di accesso a una nuova possibilità dell’esistenza.
    Nel finale asettico risiede l’intelligenza del romanzo, che non promette più di quello che è in grado di offrire: un semplice, a tratti ingenuo ritratto della schiavitù nelle colonie franco-britanniche, privo di implicazioni politiche, ma soprattutto un inno alla libertà.
    L’espediente del racconto nel racconto, del manoscritto giunto fortunosamente fino ai primi anni del Novecento, non è nuovo. Fornisce però dignità a un testo talvolta prolisso, a tratti percorso da incongruenze e anacronismi in parte attribuibili alla traduzione, in parte agli scarti temporali presenti nella storia. Questi ultimi spiegano le ingenuità lessicali e sintattiche ricorrenti, che si rivelano perfettamente comprensibili soltanto nelle ultime pagine, quando il lettore scopre l’esito della vita del protagonista. In quel momento tutto diventa plausibile.

    Un ingrediente che fornisce ulteriore eleganza e sapore al finale è la comparsa di Lafcadio Hearn, personaggio non immaginario, scrittore greco- irlandese naturalizzato giapponese, noto come Yakumo Koizumi, morto a Tokio nel 1904, che aiuta il misterioso Edward A.Nichols a tradurre le parole creole presenti nel manoscritto. Lafcadio Hearn scrisse, nella realtà, numerosi libri di carattere esotico, due dei quali dedicati alla Martinica.

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  6. Stefania says:

    Un romanzo picaresco da leggere con gli occhi di un ragazzino, solo in questo modo si riesce a mettere in secondo piano la brutalità della schiavitù.

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  7. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    Il romanzo si compie, sostanzialmente, in tre giorni, tre giorni in cui i fratelli mulatti Emile e Lucien cercano di far fuggire un gruppo di schiavi da Grenada (in mano inglese), alla Martinica (in mano francese).
    Ci sono la schiavitù, l’asservimento fisico e psicologico, la fotografia di punizioni corporali profondamente lesive della dignità umana (come il cibarsi delle feci altrui). Tuttavia, a mio parere, la componente di denuncia o riflessione sulla schiavitù rimane un po’ a margine rispetto alla componente avventurosa, ben orchestrata dalla Harris.
    La prosa è efficace nel mantenere vive tensione e curiosità sebbene, a volte, nei dialoghi, nella voce del fratello minore Lucien, abbia avvertito delle stonature in parole improbabili sulla bocca d’uno schiavo analfabeta di dodici anni ( p.e. “geografo”,”poliglotta” ) , stonature che, trattandosi di dialoghi e non di parte narrata, non mi paiono plausibili neanche con l’escamotage narrativo del manoscritto ritrovato e riscritto. Un romanzo gradevole, avvincente.

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  8. Che bello leggere un romanzo d’avventura con tutti i crismi!
    Romanzo picaresco, d’avventura, di formazione e pure romanzo storico: cosa si può volere di più?
    Chiarissimo e fruttuoso lo sforzo per una ricostruzione accurata del contesto storico (e sia fatto un applauso alla traduttrice per aver reso così bene quel francese approssimativo del creolo), che si unisce alla buona capacità di creare personaggi loro malgrado divertenti e rappresentativi di un intero microcosmo senza cadere in banali stereotipi. I due fratelli devono affrontare un’impresa degna del Brancaleone di Monicelli, e ovviamente non va tutto come previsto: un po’ Bertoldo e Cacasenno, un po’ Huck Finn e Tom Sawyer, Emile e Lucien sono però innanzitutto due fratelli nati e cresciuti in un sistema, quello della schiavitù, che è per loro l’unico possibile.
    In questo sta, a mio avviso, l’aspetto più interessante e peculiare di un romanzo già particolare per la sua storia: Jane Harris è bravissima nel rimanere nell’ambito del possibile e non sconfinare nell’utopia morale perché i suoi personaggi non sanno immaginarsi una realtà diversa da quella in cui vivono da generazioni. Con grande ironia, che è distacco lucido e pathos lieve, Harris lascia che i fatti siano narrati attraverso gli occhi di quello che è poco più di un ragazzo ma fa sì che i valori, i giudizi, le valutazioni siano cosa tutta del lettore, che è adulto e che non è cresciuto in una società schiavista. Questo romanzo ci chiama in causa e ci costringe a riflettere sull’orrore della normalità di una realtà stravolta. Per questo, la giustificazione che darà dei suoi gesti Emile, sarà quasi un urlo che ci seguirà a lungo e ci costringerà anche a pensare alla responsabilità dell’uomo libero.

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  9. ops TRADUTTORE!!!

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  10. Alberta (Padova) says:

    E’ un racconto avventuroso e toccante quello che Jane Harris narra in Sugar Money. Ambientato nel XVIII secolo, nelle meravigliose Antille Occidentali, fra l’isola di Grenada inglese e la Martinica francese, si svolge nell’arco di poche settimane durante le quali umanità e tenerezza si imbattono quotidianamente nella bestialità e nella ferocia umana. Dove il tema della libertà e della schiavitu’ fa da filo conduttore ad una tenera storia di amore e bontà fraterni che ‘giunge al cuore’ e fa riflettere.

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  11. Claudio says:

    La storia di questo romanzo ci porta in luoghi che, nel nostro immaginario, richiamano alla mente paradisi naturali e luoghi da sogno. Scopriamo invece che sono stati teatro di veri e propri drammi e che anche loro hanno vissuto in pieno la miseria dell’animo umano.
    La storia, realmente accaduta, è il tentativo di contrabbandare un manipolo di schiavi dall’isola di Grenada, sotto il dominio inglese, verso la Martinica, dai Fratelli della carità, l’Ordine religioso che ne reclama la proprietà. L’Autrice sceglie di raccontare la vicenda come una storia d’avventura che ha come protagonista un ragazzo, poco più di un bambino, che ne è il narratore.
    Il tono del libro sembra essere un classico della letteratura per ragazzi (non a caso la Harris cita Stevenson come suo ispiratore) e all’inizio accenna appena alla barbarie della schiavitù, soffermandosi sulle vicende tenere e quasi comiche del giovane protagonista, ma poi rivela la cruda realtà di un mondo complesso e brutale. Il finale ci offre alcune pagine dure e intense e palesa la maturazione del giovane Lucien e la sua scelta difficile della libertà.
    Il tema trattato è difficile, soprattutto per una scrittrice europea e contemporanea, e la Harris capisce questa complessità evocando molto bene questo tempo e questo luogo, dimostrando ricerche e conoscenze approfondite. I suoi personaggi, però, non sono sempre ben delineati, sorvola su momenti che avrebbero meritato un maggiore sviluppo e il linguaggio espresso, pur essendo scorrevole e giovandosi del riuscito inserimento del creolo, mostra diverse espressioni improbabili, anche alla luce dello stratagemma del manoscritto ritrovato.
    Sugar money può rappresentare un’introduzione adeguata alla questione della schiavitù ma, a mio avviso, questa è una storia che è già stata raccontata in modi ben più complessi e interessanti.

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  12. Andrea (Padova) says:

    Quando la storia prevale sulla scrittura. “Sugar money” ha la struttura di un libro per ragazzi: ritmo incalzante, sottolineature quasi eccessive degli attimi di pathos, senza però mai riuscire davvero a entrare nell’animo dei personaggi, ad eccezione forse del protagonista-bambino, Lucien. Il merito è quello di narrare, se non altro come spunto, una storia vera: l’orrore della schiavitù delle colonie, la lotta per difendere la vita e conquistare qualche frammento di libertà. Non scritto male, ma resta un romanzo d’avventura e “di superficie”. Che corre sul pelo dell’acqua, senza riuscire né ad appassionare né a commuovere.

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