Gli aquiloni

gli aquiloni (2)È un giorno d’ombra e sole degli anni Trenta quando, dopo essersi rimpinzato e assopito sotto i rami di una capanna, Ludo scorge per la prima volta Lila, una ragazzina biondissima che lo guarda severamente da sotto il cappello di paglia. Ludo vive a Cléry, in Normandia, con suo zio Ambroise, «postino rurale» tornato pacifista dalla Grande guerra e con una inusitata passione: costruire aquiloni. Non è un costruttore qualunque. Da quando la Gazette di Honfleur ha ironicamente scritto che gli aquiloni dell’«eccentrico postino» avrebbero reso famosa Cléry «come i pizzi hanno costituito la gloria di Valenciennes, la porcellana quella di Limoges e le caramelle alla menta quella di Cambrai», Ambroise è divenuto una celebrità. Belle dame e bei signori accorrono in auto da Parigi per assistere alle acrobazie dei suoi aquiloni, sgargianti strizzatine d’occhio che il vecchio normanno lancia in cielo.
Anche Lila vive in Normandia, benché soltanto in estate. Suo padre non è, però, un «postino spostato». È Stanislas de Bronicki, esponente di una delle quattro o cinque grandi dinastie aristocratiche della Polonia, detto Stas dagli amici dei circoli di giocatori e dei campi di corse. Un finanziere che guadagna e perde fortune in Borsa con una tale rapidità che nessuno potrebbe dire con certezza se sia ricco o rovinato.
L’incontro infantile con Lila diventa per Ludo una promessa d’amore che la vita deve mantenere. Il romanzo è la storia di questa promessa, o dell’ostinata fede di Ludo in quell’incontro fatale. Una fede che non viene meno nemmeno nei drammatici anni dell’invasione tedesca della Polonia, in cui Lila e la sua famiglia scompaiono, e Ludo si unisce alla Resistenza per salvare il suo villaggio dai nazisti, proteggere i suoi cari e ritrovare la ragazzina biondissima che lo guardava severamente da sotto un cappello di paglia.

«Romain Gary ha creato una galleria di eroi che sono disposti a morire per la libertà».
Time
«Un romanzo delizioso e straordinario».
James Laughlin
«Che miniera d’oro!»
Jean-Paul Sartre

Romain Gary (pseudonimo di Romain Kacev) nacque nel 1914. A trent’anni, Gary è un eroe di guerra (gli viene conferita la Legion d’honneur), scrive un romanzo, Educazione europea (Neri Pozza, 2006), che Sartre giudica il miglior testo sulla resistenza, gli si aprono le porte della diplomazia. Nel 1956, vince il Goncourt con Le radici del cielo (Neri Pozza, 2009). Nel 1960 pubblica uno dei suoi capolavori La promessa dell’alba (Neri Pozza, 2006). Nel ’62 sposa Jean Seberg, l’attrice americana di Bonjour tristesse, l’interprete di A bout de souffle. Nel 1975 pubblica, con lo pseudonimo di Émile Ajar, La vita davanti a sé (Neri Pozza, 2005) che, nello stesso anno, vince il Prix Goncourt. Il pomeriggio del 3 dicembre 1980, Gary si uccide, nella sua casa di place Vendôme a Parigi. Con un colpo di pistola alla testa.

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  2. Andrea (Padova) says:

    La poesia più alta che sopravvive alla distruzione più cieca, l’amore più limpido alla guerra più torbida e bieca, e cupa. La memoria coltivata come antidoto al dolore più atroce. Gli Aquiloni, di Romain Gary, è un romanzo che vive di contrasti e di picchi di narrazione sublime, che l’autore guida con polso fermo e sguardo lucidissimo: senza cali di tensione, come un filo d’aquilone ben teso. Che nasce da una promessa e che si sviluppa sul filo dell’ostinazione e della follia, quella che salva e quella che distrugge. E’ un romanzo sull’uomo e sulla sua sconfitta, sull’umanità e sulla disumanità, dove vincitori e vinti non sono dipinti in bianco e in nero ma tutti, veramente tutti, con infinite sfumature. L’umano e il disumano convivono. E non ci sono frontiere o bandiere a distinguere il bene dal male. C’è l’essenza dell’uomo di fronte ai suoi limiti, alle sue colpe, alla sua “umanità”.
    Gli Aquiloni è un libro prezioso, un gioiello da diffondere: da portare nelle scuole, da lasciare sulle panchine.

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  3. Claudio says:

    In questo romanzo, così come nella vita, Gary resta fedele alla molteplicità delle sue diverse anime. Scritto in prima persona, Aquiloni è la storia di una promessa d’amore e della fede che pone in essa Ludo, il protagonista. Ma il libro è anche una storia della Resistenza umana al dominio alienante, per la libertà e per la riconquista dell’ identità francese dalla catastrofe della guerra. Ma è anche il sogno degli “gnamas”, elementi portanti della storia, che simboleggiano i grandi e piccoli ideali, che bisogna tenere ben saldi per evitare che «prendano la fuga verso l’azzurro». È anche una storia di ricordi, di quella che fu la vita innocente e scanzonata dell’infanzia e di quella rabbiosa e violenta della guerra («Cerco di calmarmi chiudendo gli occhi e facendo il conto di tutti i nazisti che ho ucciso durante la guerra ma questo non fa che deprimermi ulteriormente perché vorresti ammazzare l’ingiustizia eppure finisci sempre per ammazzare degli uomini»). Ma è anche una riflessione sulla complessità dell’animo umano dove non si può mai dire di essere dalla parte del giusto, ognuno di noi potrebbe essere “il nemico”, dove nessuno di noi può dirsi immune dal commettere ingiustizie e dove anche «il lato disumano è umano». È, infine, un libro ironico e maledettamente serio, visionario e intriso di compassione e umanità : «La sua faccia mi parve familiare e sulle prime credetti di conoscerlo, ma subito capii che ad essermi familiare era l’espressione di sofferenza».

    Romain Gary aveva scritto, nel 1945, “Educazione europea” giudicato, unanimemente, come il miglior romanzo postbellico sulla Resistenza. Ora, con questo libro Gary si accomiata dal «suo pubblico», e lo fa con bellissimo racconto che lascia il segno grazie anche ad una scrittura diretta ed efficace, commovente e coinvolgente.

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  4. chiara macconi says:

    Affascinati come siamo dai nuovi romanzi, nuove tematiche, nuovi discorsi…incontriamo un libro come questo e rimango in silenzio a godere di questo bellissimo “romanzo d’altri tempi”, dove la storia segue da una situazione iniziale verso il suo sviluppo senza dover capovolgere le fini e gli inizi…dove i personaggi hanno la caratteristica del tempo e del luogo con quel pizzico di follia che rende possibile l’impossibile… dove non ci sono buoni e cattivi che si fronteggiano in modo manicheo perché “il lato disumano fa parte dell’umano” e quindi tutti siamo partecipi del bene e del male che avviene.
    Una storia di ricordi, di memorie del passato per noi che le guerre non le abbiamo vissute, una storia d’amore dalla geografia ampia, così come la guerra sullo sfondo, così come l’autore che la scrive in uno stile pacato che diventa sempre più realista e impetuoso quando si procede verso la guerra (ci sarà o non ci sarà) e le ricadute sulla popolazione e sulle parti in causa.
    Scritto in prima persona, con la voce di un adolescente (come in La vita davanti a noi) lo segue nella sua crescita con ironia cesellando i passaggi della sua vita: Ludo è il meglio riuscito, mentre Lila rimane sullo sfondo come irraggiungibile idea non totalmente disegnata.
    Insomma il romanzo e il suo autore: perché è solo uno scrittore-personaggio, dalle molte vite, dai molti nomi e premi e dalle molte geografie come Romain Gary, alias Emile Ajar, alias Fosco Sinibaldi, alias Shatan Bogar, alias Romain Kacev, che ha vissuto eroicamente e sa immaginare e narrare storie come Gli Aquiloni, che vanno guidati, tenuti fermamente, perché non si perdano nell’azzurro, col loro carico di passioni, di messaggi, di ideali, di sogni. Alla soglia di una decisione finale, prima del silenzio.
    Una bellissima lettura e tante sottolineature…

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  5. Donata, torino says:

    Ambientato in altra area europea, ma collocato nello stesso contesto cronologico, fra gli anni ’30 e ’50, Gli aquiloni ci offre un ‘ulteriore prospettiva su quanto già proposto da Romain Gary in Educazione europea, opera di cui condivide la bellezza, l’interesse, il coinvolgimento che suscita nel lettore, la linearità, efficacia e purezza di scrittura.
    Testo compatto, senza fratture o salti cronologici o di ambiente, è intercalato da qualche riflessione di carattere più generale, ma perfettamente fusa nel contesto. Vale la pena ricordare poche righe di pag.305, così significative anche per noi oggi.
    ” e se il nazismo … fosse una verità nascosta, rimossa, camuffata, negata, acquattata in fondo a noi stessi, che non finisce mai di tornar fuori? I tedeschi, si’, certo i tedeschi….Adesso tocca a loro nella storia, tutto qui. Si vedrà dopo la guerra. … se altri popoli non verranno a dargli il cambio…”
    Non restano che ringraziare Neri Pozza per averci riproposto l’opera di questo autore, ma anche, purtroppo, porci questa difficile domanda. Come è stato possibile, perché, un autore che ci ha lasciato tanto, non abbia poi trovato nel lavoro condotto una sufficiente ragione di gratificazione ed abbia concluso con una scelta così tragica?? Forse la grande finezza di analisi interiore che ha saputo esprimere nei suoi personaggi si è trasformata in lui in un eccesso di sensibilità?? O le realtà di cui era stato testimone e che non riusciva a dimenticare?? O perché?? Quanto dolore.

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  6. donatella says:

    Sul letto dove Romain Gary si è sparato fu trovata una lettera .
    ” D-day. Nessun rapporto con Jean Seberg. I patiti dei cuori infranti sono pregati di rivolgersi altrove. si può attribuire tutto alla depressione, ma allora bisognerebbe ammettere che dura da quando ho l’ età della ragione e che comunque non mi ha impedito di portare a buon fine la mia opera letteraria.
    Allora perché? Forse la risposta va cercata nel titolo del mio libro autobiografico, La notte sarà calma, e nelle ultime parole del mio ultimo romanzo: ‘Perché non si potrebbe dire di meglio’ In fondo ho detto tutto quello che avevo da dire.
    Romain Gary

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  7. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino ( n. a Roma)

    Un altro cammeo si aggiunge alla collezione di Neri Pozza . Uno dei più preziosi . La storia dello scrittore , così avvincente, si è conclusa così tristemente. Sembra voglia contrapporsi alla vita del protagonista , il collezionista di aquiloni, e del nipote, il giovane Ludo.
    Anche gli aquiloni sono censurati da quel periodo folle della storia rappresentato dal nazismo, devono volare ad una certa altezza.
    I bambini ebrei , con il loro gioco , hanno apprezzato gli aquiloni, simbolo di libertà e di valori che non sono andati perduti .
    Il ragazzo, protagonista, si sposa con la sua amata seppur dopo tante vicissitudini, un padre sciagurato ed una madre assente .
    La saggezza dello zio ha potuto essere d’esempio al ragazzo che ne ha colto i valori e le virtù anche dinanzi al nemico .
    Ha abilità matematiche.
    Ma un giorno sarà una risata che seppellirà il terrore, come disse l’anarchico russo Bakunin .
    Ho apprezzato l’opera nel suo complesso , piacevole e ben scritta. Sia Ludo che Lila vivono in una storia complessa assai diversa.
    Lui molto semplice e di buon cuore , lei ragazza viziata, figlia di una famiglia stravagante con un padre che continua a vivere nell’agiatezza ma nullafacente, giocatore d’azzardo e opportunista. Ma mentre la realtà è tragica , la storia tra i due esalta la bellezza e la semplicità nonostante le differenze sociali .
    Molto colorata la copertina con un formato pratico e portabile .

    Siamo in Francia, in Normandia, nella città di Clery che ha un museo presso cui espone le opere di Ambrose Fleury , un postino di provincia con la passione per gli aquiloni e con bei baffi.
    Personaggi :
    - Ambrose Fleury con freschezza d’animo ed innocenza, ma definito un po’ matto.
    - Ludovic il nipote che scrive in prima persona , il padre è morto durante la prima guerra mondiale come il secondo zio.
    - Il collezionista inglese di aquiloni
    - Prof. Herbier , l’insegnante di Ludo che rimane colpito dalla sua fenomenale memoria.
    - I Cailleaux , i vicini di fattoria : il nonno aveva un allevamento di api , i genitori una latteria ed il figlio di due anni più piccolo di Ludo.
    - I Magnard , altri vicini.
    - La ragazzina bionda, Lila de Bronicki , polacca, che a 11 anni mangiava fragole e che Ludo non dimentica durante le lunghe assenze che li dividono . La ragazza è vanitosa e viziata , figlia di Stanislas e Genia , ricchi borghesi che non accettano che la figlia frequenti il ragazzo .
    Con il passare del tempo prendono consistenza anche personaggi in modo maggiormente significativo. Sono i tre adolescenti , oltre a Ludo, che ruotano intorno alla ragazza:
    - Tad , il fratello di Lila
    - Bruno , un amico di famiglia che suona il pianoforte
    - Hans il cugino innamorato anch’egli di Lila e che la ragazza non respinge .Il goffo tentativo di picchiare Ludo nel bosco è ricco di significato.
    - Oustric personaggio glabro e odeso incontrato al ricevimento dei Bronicki
    - Mr. Jones l’autista che con la Packard azzurra si reca ogni giorno da Ludo.
    - Mr. Podlowski tuttofare di Bronicki , tutto mento e mascella e con la riga in mezzo.

    Lo zio ha una saggezza ed una semplicità che emergono. Sua la frase : “ se ami veramente qualcosa o qualcuno , dagli tutto quello che hai e anche tutto quello che sei. E fregatene del resto. “
    Hitler inizia la sua ascesa e la Francia con la Germania pensano di poter gestire e tenere sotto controllo la situazione.
    Ludo si reca in treno dalla Francia alla Polonia e viene accolto da Lila e dalla sua famiglia.
    Proprio nella famiglia, il fratello di Lila si occupa della lotta di classe . Hans invece si schiera dalla parte dei nazisti .
    La metafora della viltà nel gusto degli oggetti sottratti e nascosti nell’armadio di Ludo. Ma il pregiudizio sovverte la realtà.
    In questo libro viene anche fatta risaltare la fierezza del popolo polacco.
    Ricordo i 40 milioni di morti della seconda guerra mondiale .
    Ludo dopo un mese ritorna dallo zio e rintraccia Duprat Marcellin , il cuoco a cui lo zio si rivolge perché tenga il ragazzo impegnato. Ancora in preda ad uno stato mentale confusionale a causa di Lila.
    Sarà il suo ristorante un punto di riferimento per alleati e nemici , dove cercare informazioni segrete. Un luogo di lusso che accoglie, dove tutto sembra sgretolarsi e dissolversi.
    Anche Julie Espinosa ha un albergo paragonabile al ristorante . Una casa frequentata da prostitute. La donna ha un ruolo preciso e contatti che le permettono di aiutare Ludo nella ricerca di Lila . La donna ha un carattere deciso , vistosa e con una grossa spilla d’oro a forma di lucertola che colpisce, non a caso, ogni interlocutore .
    Von Tiele muore proprio nel ristorante e nasconde Lila nella sua garconierre .
    L’autore non esprime risentimento nei confronti dei nazisti .
    Riesce ad esprimere i sentimenti di Ludo adolescente e di Ludo adulto attraverso lo sfondo della guerra , degli ebrei e delle donne ebree.
    Gli elementi antichi sono ancora e sempre attuali : il cibo, il sesso ed il potere .
    Vi sono diverse anime in questa storia e credo che l’amore di Ludo che sembra semplice , debba essere rispettato.
    Quando vedrò un aquilone, penserò a questa opera. Gli gnamas come li definiva Ambroise, ciò che ha un alito di vita e un aquilone a forma di libellula dalle ali madreperlacee.

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  8. Virginia (venerdì, Milano) says:

    Un gran bel libro, di Gary avevo letto solo “La vita davanti a sè” che ho amato tantissimo. Gli aquiloni non ha ripetuto la stessa magia, non mi ha trattenuta a leggere giorno e notte, ma tendo a dare la colpa a un periodo di blocco del lettore che ho passato.

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  9. Beatrice (Padova) says:

    La Bellezza salverà il mondo. E’ straordinaria la Bellezza che riesce a creare questo romanzo. In una Normandia improvvisamente devastata e violentata dall’invasione nazista del 1940 un ragazzino orfano di guerra (della Grande Guerra) e suo zio, un reduce di guerra “un po’ strano”, resistono alla barbarie non tanto con le armi e con la partecipazione alla rete clandestina della guerriglia gollista, ma soprattutto con l’amore, con la fantasia, con l’immaginazione, con la speranza, con la testarda cocciutaggine di chi non si arrende perché forse è un po’ folle, o forse ad essere folle è il mondo, e per cambiarlo bisogna saper trasformare la follia della violenza in quella dell’amore, della solidarietà, della speranza. Il tono è quasi fiabesco, per certi versi mi ha ricordato “La vita è bella” di Benigni per l’approccio alla tematica dell’orrore. La violenza e la brutalità della guerra sono attutite- tanto da divenire quasi un sottofondo- da una visione carica di poesia, da uno sguardo che contrappone il Bello al brutto, da personaggi straordinari e tanto inverosimili quanto credibili, se si pensa che il nazismo e i suoi orrori sono davvero accaduti e a raccontarli pare impossibile: lo zio Ambroise sognatore, innocuo e pacifico costruttore di aquiloni, ma non di meno capace di cambiare il mondo; il cuoco Duprat che lotta a modo proprio per un mondo migliore grazie ai suoi squisiti manicaretti; la signora Julie che con la sua lucidità disillusa diventa visionaria essa stessa. E a tenere insieme tutte le vicende avventurose- surreali e fin troppo reali al tempo stesso- Lila, il primo grande amore di un ragazzino che diventerà un uomo senza perdere la magia di quel sentimento puro e fortissimo, che nella sua vita sa rimanere indelebile ed intatto.E’ l’ultimo libro di Romain Gary. Si suiciderà pochi mesi dopo la pubblicazione. Alla luce di questo romanzo, della Bellezza e della poesia che esprime, pare impossibile. Ma a leggerlo bene il suo romanzo voleva dirci che nulla deve stupirci di più della misteriosa convergenza fra possibile ed impossibile in quello straordinario mistero che è l’animo umano.

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