Il falco

Il falco Alaska, fine Ottocento. Coperti di pellicce e incerate, gli uomini dell’Impeccable scrutano dal ponte della nave l’infinita distesa bianca che si spalanca davanti ai loro occhi. Il loro giovane e inesperto capitano li ha condotti in uno stretto dove grandi lastre di ghiaccio galleggianti hanno inevitabilmente intrappolato la goletta. Osservano annoiati il paesaggio quando una strabiliante apparizione cattura la loro attenzione: un gigante con barba e lunghi capelli bianchi emerge dai bordi di una fenditura nel ghiaccio completamente nudo. Strizzando gli occhi, l’uomo contempla per un istante il cielo senza sole e poi avanza deciso verso la nave.
Sull’Impeccable la maggior parte degli uomini è composta da cercatori che si aggirano in quella terra vergine con la speranza di imbattersi in una vena miracolosa. Tra loro, molti hanno sentito parlare di un colosso dai capelli canuti chiamato il Falco. Un uomo dalle imprese mirabolanti: si dice che abbia ammazzato a bastonate una confraternita, ucciso a mani nude un orso nero o un puma, capeggiato tutte le Nazioni d’America, landa selvaggia e inospitale.
Con le sue pelli di linci e coyote, castori e orsi e altre belve sconosciute, il gigante sale a bordo dell’Impeccable e dopo un po’ raggiunge i cercatori riuniti a poppa attorno a un fuoco.
Intimoriti dalla sua imponente presenza, in preda a un miscuglio di rispetto e terrore, attorno a quel fuoco gli uomini ascolteranno dalla sua voce la storia di Håkan Söderström, figlio di contadini in miseria di Tystnaden, in Svezia, cresciuto tra i boschi di conifere insieme con il fratello Linus, partito con Linus alla volta dell’America in cerca di avventura e fortuna, separato dal fratello a Portsmouth, sbarcato per errore in California anziché a New York. La storia dell’odissea di un ragazzo che, per ricongiungersi al fratello, attraversa deserti aridi e impietosi, conosce la solitudine e la privazione nel cuore selvaggio dell’America, si imbatte in individui di tutte le risme e sfugge diverse volte alla morte. La storia di Håkan chiamato The Hawk, il Falco, il gigante divenuto leggenda.
Romanzo finalista al Premio Pulitzer e al pen/Faulkner Award, Il Falco ha rivelato sulla scena internazionale il talento di Hernan Diaz, uno scrittore capace di restituire al western la potenza della letteratura.

«La grande virtù del Falco sta nella sua trascinante bizzarria, oltre che nelle sue coinvolgenti evocazioni della solitudine e del dolore del protagonista e nella sua abilità nel creare lussureggianti paesaggi mentali dagli spazi aperti».
New York Times

«Una rappresentazione potente della solitudine, un’abile reinvenzione del western».
Publishers Weekly

«Questa è letteratura al suo meglio: propulsiva, inquietante, selvaggiamente ambiziosa, indimenticabile».
Paul Yoon

Hernan Diaz è l’autore di Borges, Between History and Eternity (Bloomsbury, 2012). È direttore editoriale della Revista Hispánica Moderna (rhm), e direttore associato dell’Istituto ispanico presso la Columbia University. Vive a New York.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 6.3/10 (3 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +2 (from 2 votes)
Il falco, 6.3 out of 10 based on 3 ratings
  1. Donata, torino says:

    Narrazione molto complessa che tocca, se pur in modo tangenziale, molte e diverse tematiche, storiche, sociali, ambientali, anche se, soprattutto nella seconda parte, lo sviluppo si fa poco lineare, frammentario, quasi ripetitivo (volutamente??).
    Di grande efficacia è la descrizione del ritorno del Falco a Clangston nel nuovo ambiente segnato da logica della produttività e consumismo, in contrasto con l’ambiente naturale e non manomesso dalla mano dell’uomo, in cui era vissuto in precedenza. Bellissima e commovente la conclusione, che lascia nel lettore aperti interrogativi sulle ragioni che hanno motivato la scelta del protagonista: stanchezza e desiderio di tornare a casa?? O non piuttosto il fascino “della vastità orizzontale di quel paesaggio indefinito e nudo” dal “candore infinito”?.
    Infatti il vero protagonista del romanzo non è il Falco, ma la natura, quella natura che è “vita”t, “fatta di correlazioni”, da “guardare con caloroso affetto, se non con amore ardente”. Solitudine e silenzio consentono di entrare in comunicazione con essa, minaccia e fonte di sostentamento allo stesso tempo, di “partecipare all’estasi dell’esistenza”. Fra”stelle, stagioni, foreste” la vita “diventa qualcosa che è possibile esaminare e comprendere. … Esse ci offrono la capacità di attribuire un significato al mondo”.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  2. Andrea (Padova) says:

    Un romanzo d’avventura costruito in maniera elementare, quasi scolastica: 8 pagine di preambolo, 5 di conclusione, e in mezzo 273 pagine piatte e monotone come un deserto, con la telecamera perennemente puntata sull’unico protagonista. Senza un brivido, senza un guizzo di fantasia. Non che la lettura sia difficile, anzi: se un pregio si può trovare ne “Il falco” è proprio questa scrittura pulita, semplice, piana. Eppure la storia non emoziona, non cresce, non evolve. I soliloqui del protagonista, le sue introspezioni ripetitive e profondamente noiose, al pari dei panorami quasi sempre uguali, negli anni che scorrono e scorrono senza un qualsiasi riferimento, magari esterno al personaggio che possa offrire al lettore una visuale più ampia dove collocare la vicenda narrata. Più che brutto, lo definirei un libro inutile.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  3. Alberta (Padova) says:

    Confesso che ho letto questo romanzo in pochi giorni, la narrazione mi ha preso ma, alla fine, chiuso il libro, non sono riuscita a capirne bene il tema centrale (se ce n’è uno), il vero intento di Hernan Diaz: scrivere di un determinato periodo storico in quella particolare terra con la sua corsa all’oro, il paesaggio naturale, l’esperienza umana, il vuoto? Emerge dalle pagine, indubbiamente, nella sequenza degli eventi raccontati, un senso di profonda solitudine (è questa l’esperienza umana?) dove il silenzio interiore del Falco è in ogni istante amplificato da una natura circostante tutt’altro che benigna.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  4. Alberta (Padova) says:

    Confesso che ho letto questo romanzo in pochi giorni, la narrazione mi ha preso ma, alla fine, chiuso il libro, non sono riuscita a capirne bene il tema centrale (se ce n’è uno). Il V ero intento di Hernan Diaz era: scrivere di un determinato periodo storico in quella particolare terra con la sua corsa all’oro, il paesaggio naturale, l’esperienza umana o il vuoto? Emerge dalle pagine, indubbiamente, nella sequenza degli eventi raccontati, un senso di profonda solitudine (è questa l’esperienza umana?) dove il silenzio interiore del Falco è in ogni istante amplificato da una natura circostante tutt’altro che benigna.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  5. pietro torino centrale says:

    il protagonista che è affetto da acromegalia e/o gigantismo è un Diverso che si sente diverso, la sua solitudine dipende in parte da ciò ma anche dall’essere un Innocente e come tale sarà riconosciuto solo da alcuni uomini “ giusti”. il tema fondamentale del libro, a mio modesto parere, sta nel viaggio visto come “ errare” visto in tutti i significati ..viaggiare senza una meta…sbagliare strada…ricercare una nuova strada….è la stessa strada che ti indica la via, e ciò giustifica la ripetitività che “ non è piatta e monotona” ma gravida.Siamo probabilmente in una dimensione ascetica inconsapevole.Un libro che fa pensare.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 4.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  6. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    La copertina è già parte del libro: una pianura, una montagna, il cielo, un falco. Rovesciati.
    Quella stessa pianura che, pensa Hakan, “dopo averla osservata a lungo, diventava verticale, una superficie da scalare invece che da attraversare, e lui si chiedeva cosa avrebbe trovato dall’altra parte”.
    Un’America che è speranza, opportunità, miraggio, seduzione ma anche inganno, orrore, rovina.
    L’America dei cercatori d’oro, delle prime spedizioni scientifiche, dei coloni, delle sette religiose, degli indiani, dei banditi. Delle pianure e dei deserti infiniti, dei canyon, delle prime città.
    Un’America che è Cammino e Vita. Una storia, quella di Hakan, di solitudine, viaggio e ricerca in cui tutto è storia ma in cui tutto è anche un “oltre”, un simbolo.

    A cominciare da quel viaggiare al contrario, non verso il West come tutti, ma verso l’East.
    Un viaggio dalla California per raggiungere il fratello Linus (che Hakan presume trovarsi a New York).
    Un viaggio a ritroso, verso le origini, come quello di Lorimer alla ricerca dell’organismo primordiale nel lago Saladillo che ha lo stesso biancore accecante del mare ghiacciato d’Alaska dove, nella scena finale, Hakan s’inoltra per tornare alle sue di origini, ossia in Svezia, in un cerchio che finalmente si chiude.

    Un viaggio fisico e interiore calato in un potente simbolismo biblico.
    Perchè l’America, immenso deserto, è Terra Promessa e Terra d’Espiazione.
    È via crucis come quella di Hakan quando, arrestato dallo sceriffo, percorre le strade della cittadina come un novello Cristo in una novella Gerusalemme, anche lui chiamato a espiare peccati non suoi.
    Gesù errò nel deserto per 40 giorni, Hakan per anni. Quanti? Tanti da invecchiare. Forse 40 come gli ebrei alla ricerca della Terra Promessa, o meglio Mosè, eletto da Dio ma a cui Dio mai permise di entrare nella Terra Promessa. Perché anche per Hakan l’America resterà una promessa non mantenuta a cui, ormai vecchio, rinuncerà per sempre.

    Hakan è un primo uomo, è Adamo prima del peccato originale, prima della Conoscenza, della Consapevolezza, del Pensiero.
    Puro, innocente, come un animale o un bambino con quella sua bocca spalancata mentre guarda il deserto, con quel suo mutismo, con quel suo vivere svuotato di pensieri e pieno solo della ciclicità di azioni e gesti essenziali ed eterni. Una vita in cui il tempo si dissolve nello spazio (“il tempo si dissolveva nel cielo”).
    Perchè il peccato originale è consapevolezza del tempo oltreché pensiero.
    Il pensiero, il cervello, dice Lorimer, sono il principio di tutto: andando sufficientemente indietro nel tempo, “avremmo scoperto che Adamo era stato una gelatina passiva e trasparente, un grumo di midollo a galla nell’oceano sterile”, che “il cervello aveva generato il proprio corpo”, “rendendone possibile l’esistenza”.

    La vita sulla terra ha inizio dal peccato originale.
    Ma Hakan è prima del peccato originale. O senza peccato come Cristo.
    Nel suo mondo, tutto è cristallizzato, eterno, nell’assoluta ciclicità della natura di cui lui è parte integrante: “le interiora della lepre … raffigurano l’immagine del mondo intero. E poichè quella lepre è tutto, è anche noi”.
    Animale tra gli animali, cacciatore, raccoglitore, Hakan scava tane, si chiude in caverne, si veste della pelle di tutti gli animali. Nella sua unicità, è esiliato dal mondo ma non dalla sua conoscenza. Come Cristo.
    Perchè “conoscere la natura significa imparare a stare al mondo”, significa “attribuire significato al mondo”.
    E in quella solitudine assoluta, Hakan riesce anche a intuire la bellezza dell’amore (Helen e Asa), dell’amicizia (Lorimer), insieme alla crudeltà, all’orrore, al tradimento.

    Non il pensiero salverà l’uomo ma il corpo.
    Quel corpo che in Hakan “non aveva mai smesso di crescere”. Quel corpo capace d’indirizzargli il pensiero perché “quando gli era stato offerto il dono della morte, aveva usato ogni suo muscolo avvelenato per respingerla”.
    Dice Lorimer: “siamo così preoccupati di perpetuare le nostre anime dipartite da aver dimenticato che al contrario sono le nostre carcasse e la nostra carne a renderci immortali”.
    Tutto nel corpo di Hakan è simbolo.
    Lo è l’altezza perchè come dice Lorimer: “La vita è un continuo opporsi alla spinta verso il basso della forza di gravità; la vita è una forza ascendente che spinge ogni pianta e ogni creatura ad allontanarsi dalla terra e lo stesso si può dire dell’evoluzione morale degli esseri viventi, che cercano di allontanarsi dai propri istinti primordiali per raggiungere una consapevolezza più alta.”
    “Forse Hakan, che torreggiava al di sopra di tutti loro, era un esempio di ciò che gli esseri umani sarebbero potuti diventare?”.
    Simbolici sono i denti. Quei denti bianchi, immacolati che rimangono sani a dispetto di tutto: “si toccava gli incisivi e si afferrava i molari per capire se dondolavano”. “La prima cosa che guardava erano sempre i denti. Con il loro candore immacolato erano l’unica parte del suo corpo che gli ricordava chi era stato”. “Si ricordò di guardarsi i denti… l’interno della bocca era l’unica parte del suo corpo che quel deserto arido non aveva toccato. non aveva perduto nemmeno un dente, e non aveva mai incontrato un adulto con tutti i denti in bocca”.
    Si può attraversare il male del mondo (le “gengive nere, scintillanti e sdentate, percorse da vene pulsanti di pus” della donna di Clangston) ed uscirne immacolati, puri.
    Come Cristo. O come Hakan, indimenticabile come la sua America.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  7. Chiara Macconi says:

    Originale reinvenzione del Western che abbatte gli stereotipi! L’inizio e la fine nel freddo dell’Alaska: in mezzo il racconto dell’avventura, un’odissea attraverso un paesaggio tanto vasto quanto claustrofobico. Un viaggio epico che comincia con una smitizzazione del suo personale mito – son tutte bugie -.

    E’ un protagonista insolito: come appare nel prologo…che emerge da un buco –una stella spezzata sul ghiaccio- tutto bianco intorno, lui, capelli lunghi e barba bianca, nudo e nodoso, cammina verso la nave con fucile e ascia…e inizia il racconto. Una narrazione che anche lui riconosce mentre la dice: alla fine è pronto ad andarsene…nel bianco nordico, In the distance senza nome.

    Il giovane Svedese non parla la lingua del posto (gli sembra una frana di parole e suoni) e non ci sono dialoghi oppure sembrano quelli di chi non sa l’inglese. Nessun dialetto o espressioni colorite del tempo tipiche dei film. Il ragazzo non è attrezzato psicologicamente per quel territorio. E quindi si avverte la sua mancanza di conoscenza che diventa anche la nostra. Lui e noi osserviamo cose incomprensibili e immaginiamo significati, cause e problemi. Guardiamo Brennan, il cercatore d’oro, guardiamo il bisonte come se non sapessimo nulla, li rendiamo magici, come fanno gli occhi del ragazzo.
    Immagini fantastiche, momenti di reale profondità – l’incidente al lago salato, nel canyon desertico, nel nascondiglio sotterraneo – E’ lo stile che ne fa un Western atipico. Come Pioniere nella frontiera si trova ad affrontare tutto il catalogo delle avventure: cercatori d’oro, piccola città avamposto e mafie locali,il naturalista eccentrico, gli indiani e i fanatici settari religiosi, a difesa di pionieri in marcia, sceriffi venduti e mascalzoni…. Mentre la gran parte dei western sono ambientati dopo la guerra civile, questo vive prima; i cercatori andavano all’ovest e lui vuole andare a est; i cavalli si inerpicavano sulle montagne e lui vive sottoterra fino ad arrivare all’Alaska: un racconto che si appoggia sulle tradizioni del western ma le capovolge. Il western offre il racconto del mito della nascita della nazione e dovrebbe essere il vero genere letterario americano: i vigilanti, l’avidità, il razzismo e saccheggio sono stati romanticizzati. Nonostante sia il genere nazionale, ha poca importanza dal punto di vista letterario: codificato nel 1900, le opere dei maestri sono ormai esaurite, i migliori romanzi sono del secolo scorso. Il termine di confronto sono piuttosto i film di John Ford e l’epopea che ha spettacolarizzato gli aspetti peggiori dell’imperialismo Usa: brutalità verso la natura, razzismo fino al genocidio, il macho, la donna e il suo posto, la violenza gratuita…

    L’abbondanza di avventure non diventa una satira o epopea picaresca a causa del linguaggio, preciso, credibile, assolutamente controllato, adatto al giovane e candido protagonista e al suo punto di vista: un’alchimia estetica è l’uso dello stile indiretto libero che ci fa conoscere le impressioni del personaggio attraverso l’allontanamento della 3° persona che spersonalizza. Nel romanzo, il ritmo eccellente, le frasi costruite con cura riflettono i divagari e percorsi mentali di Hawk, fa sperimentare l’isolamento e la frustrazione del personaggio, nelle sue riflessioni profonde e filosofiche.

    E’ il ritratto di una radicale estraneità: quella che l’autore ha patito e condizionato la sua vita. Come il falco che vola solo nel cielo, nella bella copertina.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  8. Rita Centaro (Musicale Torino) says:

    Hernan Diaz, con straordinaria immaginazione, ha creato questo personaggio strano, solitario ed introspettivo: “il Falco”. Scena dopo scena, lo pone difronte a situazioni che minacciano la sua sopravvivenza, facendo diventare la sua esistenza (durante la quale diviene naturalista, esperto di anatomia animale, e quasi antesignano della fotografia) talmente ripetitiva che le parole nella sua mente cominciano a rincorresi e a ripetersi in un ordine sparso.
    Con la sua narrativa quasi magica , usando immagini nitide e mai noiose e attraverso le sue parole, il detto e il non detto ed anche tramite gli spazi bianchi, ci trasmette la solitudine di quest’uomo, straniero in terra sconosciuta, che attraversa un paese dove non si parla la sua lingua (e l’Autore usa la mancanza dell’inglese per aumentare la tensione delle scene). Adopera tutta la sua abilità letteraria per descriverlo, facendo un fermo immagine accattivante su di lui e sulla bellezza e la grandiosità del paesaggio americano di fine 800, dando alla figura dei pionieri in cerca dell’oro e ai paesaggi (pianure e deserti) una consistenza del West diversa da quella che è stata descritta tante volte.
    Diaz, escludendo da questo romanzo quasi totalmente il dialogo, utilizza questa tecnica testuale per creare un effetto meraviglioso che comunica profondamente attraverso gestualità ed espressioni corporee, facendoci, inoltre, osservare l’umanità dell’epoca tramite gli occhi di Håkan, uomo selvaggio e tenero, che ci accompagna in questo viaggio senza fine che ci conduce dappertutto e da nessuna parte.
    Un meritato “bravo” ad Hernan Diaz per aver scritto questo libro particolare!

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  9. donatella g. milano says:

    Un romanzo-viaggio verso est, negli anni precedenti la prima guerra civile americana: praterie desolate e deserti torridi, cercatori d’oro, città minerarie, sparatorie e fughe, incontri con personaggi straordinari, convogli di carovane di emigranti verso ovest, finti indiani, confraternite razziste, predatori, sceriffi sadici.
    Una storia di emigrazione, di solitudine, di sopravvivenza, di disorientamento nelle pianure dall’ immensità oppressiva’ del West.
    Hakan, giovane gigante mite, è disposto a sopportare ogni difficoltà per raggiungere il fratello a NY. Ma la sua vita interiore cambia quando, per difendersi e difendere sarà costretto ad uccidere. Ciò che lo devasta è la violenza che è costretto ad usare “ricordava nettamente di aver preso congedo da se stesso mentre accoltellava qualcuno al fegato…
    In cosa l’avrebbero trasformato quegli omicidi? Cosa sarebbe diventato?”
    Diventato una leggenda, le sue vicende passeranno di bocca in bocca, Hakan sarà per tutti Hawk, il falco, il grande straniero selvaggio che ha ucciso donne uomini e bambini, temuto e braccato da cacciatori di taglie.
    Dopo quell’episodio, Hakan prosegue il suo viaggio in fuga dagli altri, che gli sembrano appartenere ad un’altra specie, in uno stato di stordimento e offuscamento della coscienza., di perdita di sé .
    Ossessionato da ciò che ha fatto e per la paura di essere catturato, si nasconde in labirintiche trincee sotterranee, una vita monotona in cui “il presente prese il sopravvento e il passato tornava di rado”.
    La sua costituzione forte gli permetterà di sopravvivere in quello stato di privazione e di abbandono agli elementi per lunghi anni, in un tempo che Hakan non sa calcolare.
    Costretto a lasciare il suo nascondiglio, ricomincia il suo viaggio, ma verso ovest. (da tempo aveva rinunciato a ritrovare il fratello) In questo percorso a ritroso si rende conto dei cambiamenti avvenuti in quei territori attraversati tanti anni prima. Deluso e sempre più estraneo continua a viaggiare, sempre stando alla larga dalle città e dagli uomini.
    Sempre verso ovest ma molto più a nord, verso la Svezia.
    Un romanzo dalla struttura circolare, dalla prosa impressionista.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  10. Claudio says:

    In questo romanzo di Hernan Diaz, un giovane svedese, Håkan Söderström, attraversa la pianura occidentale dell’America del XIX secolo cercando di raggiungere New York per trovare suo fratello. Lungo la strada si crea una reputazione terrifica e diviene una leggenda, con suo grande stupore. Håkan è un personaggio atipico. È uno straniero che abita uno spazio tipicamente riservato ai desperados e, sebbene possieda un’incredibile abilità e prestanza fisica, è emotivamente e psicologicamente inadeguato per la vita nel territorio americano, a cominciare dalla lingua che non capisce; uccide, ma ne è ossessionato, è sopraffatto dalla realtà, è costretto a commettere un atto di grande violenza, ma lo distrugge completamente, è immerso nel vuoto esteriore ed interiore, vuoto che tutto consuma, immerso in una quiete che non ha nulla a che fare con la pace.

    La sinossi del libro dice che offre “un ritratto di radicale estraneità”. L’esperienza di estraneità ha determinato la vita dell’Autore. E in questa storia ha ricreato quella sensazione, a partire dal fatto ovvio che il protagonista è straniero, nel linguaggio stesso che non capisce si sente straniero. Ma allo stesso tempo, questa è una storia molto americana, che ci fa ricordare che l’estraneità fa parte dell’esperienza americana.
    È un libro Western perché, naturalmente, si svolge nel West, ma alla fine lo sovverte, diventando “un modo perfetto per dire qualcosa di nuovo sugli Stati Uniti e sulla sua storia”.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  11. Angela says:

    Questo è un libro che tocca tanti temi, senza tuttavia approfondirne nessuno. L\’America ancora selvaggia e disabitata fa solo da sfondo, così come la caccia all\’oro o i cambiamenti sociali. Su tutto domina il protagonista, questo Falco le cui disavventure non sembrano mai finire. I rapporti che instaura, i legami che stringe vengono irrimediabilmente sempre strappati, prima ancora che si definiscano, lasciando in chi legge (forse volutamente) il dubbio, anche sulla loro stessa esistenza.Anche i nemici sono poco definiti e alcuni (penso al personaggio della donna misteriosa) diventano quasi delle macchiette. Insomma, l\’idea che anima il romanzo è sicuramente interessante, ma l\’esito non risponde alle aspettative.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  12. Virginia, Milano venerdì says:

    Un libro che mi è piaciuto molto, ho trovato la scrittura di una forza e intensità rare, molto denso, a tratti impegnativo. Le descrizioni mi hanno fatto vedere ciò che mi raccontava l’autore, questa per me è una caratteristica molto importante della scrittura, difficilmente mi piace un libro se non mi ha “dato la vista” sul proprio mondo.
    Un bel protagonista maschio, forte, onesto. Gran colpo!

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  1. Hole says:

    domina

    Il falco | Bookclub Neripozza

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  2. Skank says:

    porn

    Il falco | Bookclub Neripozza

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  3. Sexy says:

    whore

    Il falco | Bookclub Neripozza

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  4. Discuss says:

    discuss

    Il falco | Bookclub Neripozza

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  5. Going Here says:

    Our site

    Il falco | Bookclub Neripozza

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia un commento

Please type the characters of this captcha image in the input box

Please type the characters of this captcha image in the input box


© 2018. Bookclub Neripozza. All rights reserved. web agency web agency urbangap