Luci della ribalta

Luci della ribalta 02 È il 1914 e la venticinquenne Frances Marion, sull’orlo del secondo divorzio, ha appena lasciato la sua casa nel nord della California per dirigersi a Los Angeles, dove è determinata a vivere in modo indipendente come artista, sebbene fino a quel momento si sia limitata a disegnare bottiglie di ketchup e vasetti di crema per il viso.
Originaria di San Francisco, dove è nata e cresciuta, Frances ha una sola ambizione: lasciare un segno, qualcosa di cui andare fiera, e possibilmente farlo nel mondo del cinema, la nuova fiorente industria che in quegli anni sta esplodendo a Los Angeles, tra macchine da presa e attori che si aggirano per le strade coi volti truccati.
L’occasione che Frances sta aspettando si concretizza il giorno in cui incontra quella che è destinata a diventare la più grande diva del cinema di quegli anni, la Piccola Riccioli Biondi, così chiamata per i suoi capelli ricci e dorati: Mary Pickford.
Nata Gladys Smith, Mary ha iniziato a calcare i palcoscenici all’età di otto anni per mantenere la madre rimasta vedova e i fratelli. A undici anni la sua vita è fatta di teatri privi di uscite di sicurezza, cerone puzzolente e costumi logori. E di vestiti foderati con carta di giornale durante le tournée invernali perché i treni sono pieni di spifferi e i viaggi – senza la famiglia e in compagnia soltanto di attrici indifferenti – lunghi e snervanti. Ma l’aspetto serafico di Gladys cela un’anima d’acciaio e l’opportunità di cambiare vita si presenta nelle sembianze dell’impresario teatrale David Belasco, che la assume nella propria compagnia e la ribattezza Mary Pickford.
Cinque anni dopo Mary è l’attrice cinematografica più amata, la «Fidanzata d’America», l’astro nascente del cinema muto. Eppure, nonostante la fama e il successo, Mary è soprattutto una donna sola, le spalle gravate dal peso delle decisioni che si devono prendere quando si è coinvolti in un’industria di cui occorre ancora modellare l’esistenza. Solo Frances riesce a perforare l’armatura di Mary, un’armatura che si ispessisce a ogni aumento di stipendio, a ogni intervista, a ogni sua foto pubblicata sui giornali…
Ambientato all’alba di Hollywood, Luci della ribalta esplora l’amicizia e la collaborazione creativa tra la celebre stella del cinema muto Mary Pickford e la sceneggiatrice Frances Marion ed è, al contempo, un emozionante spaccato sugli amori, i tradimenti e i segreti più inconfessabili delle star del cinema degli anni Dieci e Venti, come Charlie Chaplin, Louis B. Mayer e Rodolfo Valentino.

«Melanie Benjamin coglie appieno la vertiginosa eccitazione della fiorente industria cinematografica negli anni 1910 e 1920, mettendo in scena l’avvincente vita di due donne leggendarie».
Library Journal
«Luci della ribalta è uno scintillante viaggio nella nascente Hollywood. Con una scrittura elegante e deliziosi dettagli storici, Melanie Benjamin offre una indimenticabile storia di amicizia femminile».
Allison Pataki

Melanie Benjamin è nata nel 1962, a Indianapolis. Ha pubblicato racconti su In Posse Review e The Adirondack Review e numerosi romanzi. Il suo Alice I Have Been è stato inserito tra i migliori bestseller del New York Times. Con Neri Pozza ha pubblicato La moglie dell’aviatore (2014, Beat 2016) e I cigni della Quinta Strada (2016, Beat 2018). Attualmente vive a Chicago, con la famiglia, e lavora per la casa editrice americana Random House.

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  1. ida poletto says:

    per chi come me ama il cinema un romanzo come “luci della ribalta” è una vera chicca, mi ha talmente affascinato la storia che sulla scrittura non mi sono soffermata …mi accorgo di averlo letto velocemente e senza stanchezza …personaggi e star del cinema muto acquistano una voce , ambienti e immagini in bianco e nero nel romanzo si colorano , paesaggi e scenografie di cartapesta vivono in questo romanzo incredibilmente moderno malgrado si narri del primo 900 , accendendo i riflettori sul l’amicizia e, assolutamente, l’amicizia tra donne e che tramuta le star in eroine e l’amore in rispetto…leggerlo in estate non lo rende meno interessante anche se a volte anche il romanzo della Benjamin sembra avere in alcune pagine i “riccioli d’oro”

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  2. Alessandra (Padova) says:

    Sono una grande appassionata di cinema, e quando ho visto l’argomento del romanzo mi sono entusiasmata e ho iniziato a leggerlo con avidità e con grandi aspettative. Proseguendo nella lettura però il mio entusiasmo si è smorzato, cedendo a tratti il passo alla noia. Il libro tutto sommato è gradevole, si legge in scioltezza e regala anche qualche informazione e aneddoto interessante, ma a livello di narrazione l’ho trovato molto ripetitivo e a tratti, appunto, un po’ noioso, troppo marcatamente sentimentale. Concludo osservando come la quarta di copertina promettesse un “emozionante spaccato sugli amori, i tradimenti e i segreti più inconfessabili delle star del cinema”: non mi sembra che questa promessa sia stata mantenuta. Il che però è un bene, perché il romanzo non scade nella categoria “scandali e pettegolezzi”. Infine, non mi piace il titolo italiano, mi sembra un po’ troppo banale e abusato. Quello originale, “The Girls in the Picture” non è proprio meraviglioso ma mi sembra più adatto.

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  3. Marilena, lunedì says:

    Anch’io mi sono avvicinata al libro da appassionata di cinema e sono rimasta molto delusa. Il romanzo nulla aggiunge alle biografie delle due protagoniste, che sono invece molto interessanti. La storia è rallentata da una serie infinita di ripetizioni che rende l’alternanza delle voci narranti un artificio e non un pregio. L’argomento dell’amicizia di due donne così potenti all’inizio della storia del cinema è trattato con i toni di un romanzo rosa, con lo stesso tipo di prosa banale, il tutto aggravato da una traduzione così poco accurata da risultare a tratti inaccettabile. Nel complesso, un’occasione mancata.

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  4. Alberta (Padova) says:

    Sono appassionatissima di film e quando ho cominciato a leggere “Luci della Ribalta” ero carica di aspettative. Però il racconto del’amicizia tra Mary e Fances, due donne giovani e molto diverse, entrambe coraggiose e assai poco ‘standard’ per l’epoca, innamorate al punto del proprio lavoro da decidere di innovarlo diventando la prima attrice muta l’una e la prima sceneggiatrice l’altra, nella storia del cinema, non convince. La scrittura non coinvolge né appassiona. Peccato. Conoscere le origini dell’industria cinematografica é stato però interessante perché fa capire i successvi sviluppi cha ha avuto nel tempo.

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  5. Elena (Torino) says:

    Lettura davvero interessante per l\’approfondimento che fornisce sull\’epoca della nascita dell\’industria cinematografica americana dal punto di vista delle due protagoniste, Frances Marion, e dell\’attrice Mary Pickford, la \”fidanzata d\’America\”. Dal punto di vista narrativo è funzionale l\’alternanza tra capitoli tra Mary e Frances, così come l\’incipit che parte dal 1969, anno con cui si chiuderà il romanzo.Ho apprezzato particolarmente l\’attenzione alla condizione femminile dell\’epoca, che emerge molto bene dalle pagine di Melanie Benjamin, con evidenti parallelismi con le vicende che hanno coinvolto recentemente il mondo del cinema. L\’amicizia tra Frances e Mary si dipana nel corso degli anni mettendo in evidenza le affinità ma soprattutto le differenze tra queste due grandi donne che hanno saputo mettersi in gioco e rischiare in prima persona, investendo nei propri sogni e creando i presupposti affinché il cinema diventasse una forma d\’arte riconosciuta ed apprezzata.

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  6. Rita Centaro (Musicale Torino) says:

    “Luci della Ribalta” di Melanie Benjamin prende il titolo italiano dal famoso film di Charlie Chaplin.
    Parla di due donne pioniere dell’industria cinematografica e della loro amicizia avventurosa e complessa: Mary Pickford (attrice, amministratrice, produttrice e imprenditrice) e Frances Marion (sceneggiatrice, giornalista, regista, attrice e produttrice).
    Sullo sfondo gli albori di Hollywood e Beverly Hills.

    Frances ci narra, attraverso la sua voce, la sua storia e di quella di Mary.
    Siamo nel 1914 e Frances attratta da Los Angeles, lascia la California ed il suo secondo marito per dar spazio al suo estro di artista.
    Ed è proprio a Los Angeles che si imbatte in teatri e strade piene di attori, alcuni dei quali corrono incontro ad una cinepresa che cerca di catturate tutte le immagini.In questo modo conosce Mary, attrice famosa per i suoi riccioli d’oro e detentrice del titolo di “America’s Sweetheart”.
    Entrambe ambiziose, uniscono a poco a poco la loro voglia di creare qualcosa di nuovo, andando incontro a sfide non facili per l’epoca, essendo in anticipo sui tempi.
    Due donne volte a combattere soprattutto gli uomini dell’ambiente, che cercano, con tutti i mezzi, di limitarle.
    Mary diventa così la prima attrice ad avere una celebrità internazionale, specialmente dopo aver impersonato i valori patriottici nella campagna attivista americana durante la guerra, e Frances, prima donna giornalista inviata al fronte, diventa la prima sceneggiatrice a vincere due premi Oscar.
    Con la crescita professionale, di pari passo, aumenta la loro voglia di essere amate e apprezzate per quello che sono, senza dover essere costrette ad abbandonare la loro vita professionale in continuo crescendo.
    Mary fonda con David Wark Griffith e le stelle del cinema Charlie Chaplin e Douglas Fairbanks (col quale si sposa in seconde nozze) la United Artist, casa di produzione indipendente.
    Frances scrive, oltre che per Mary, anche la per MGM e diventa famosa per i suoi grandi adattamenti cinematografici.
    Si trasferiscono a Beverly Hills, dove si fanno costruire case sontuose frequentate da personaggi famosi (tra i quali Francis Scott Fitzgerald, George Bernard Shaw, Sir Arthur Conan Doyle, Albert Einstein, Rodolfo Valentino) che gravitano come satelliti intorno alla loro tumultuosa storia.
    L’amicizia tra Frances e Mary continua tra affetto e gelosie, tra successi, insuccessi e litigi, che le allontanano per anni, fino a quando, nel 1969, Frances decide di andare a trovare Mary, che ormai vive rinchiusa nella sua casa.
    La ritrova piena di rughe ed in compagnia dei suoi ricordi e del gin. Le due amiche si scontrano nuovamente, facendo però prevalere, alla fine, l’affetto che le ha legate per una vita e che le legherà sino alla fine della stessa.

    Leggendo questo libro, che regala uno sguardo interessante sull’era del cinema senza sonoro e sull’inizio di quello parlato, mi chiedo quanto di ciò che l’Autrice ha scritto, appartenga alla realtà e quanto alla finzione.Di conseguenza mi viene voglia di sapere qualcosa di più sui personaggi descritti, non conoscendo molto su questo mondo antecedente l’avvento dell’industria cinematografica vera e propria.
    Comincio in questo modo a cercare le foto, le clip e i brevi filmati dell’epoca, perché sento la curiosità di collegare le figure a quanto la parola scritta mi ha riportato e, mentre le immagini scorrono sullo schermo, osservando le due protagoniste mi sembra di catturare negli sguardi e nella mimica la forza di due donne che hanno lottato per la loro emancipazione e che hanno spianato la strada verso il successo a quelle che, cercando di essere prese sul serio, sono venute in seguito a far parte di quel mondo che, tra squilibri di potere e molestie, tra luci ed ombre, tanto ci affascina.

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  7. Andrea says:

    Ho trovato la prima parte del romanzo un po’noiosa, ma superato questo ostacolo iniziale è stato interessante entrare nel clima effervescente che ha caratterizzato la nascita di Hollywood e scoprire sogni e fragilità di alcune tra le prime protagoniste di un’industria destinata a rivoluzionare il concetto stesso di intrattenimento. Apprezzabili il ritratto di due donne che, immerse in un mondo dominato da logiche maschili, riescono a conquistare una totale indipendenza e la capacità di delineare due personalità diverse, una destinata a una notevole crescita personale, l’altra a rimanere prigioniera di un sogno vissuto in modo infantile. La lettura può far nascere il desiderio di approfondire un argomento di cui

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  8. Andrea says:

    Ho trovato la prima parte del romanzo un po’noiosa, ma superato questo ostacolo iniziale è stato interessante entrare nel clima effervescente che ha caratterizzato la nascita di Hollywood e scoprire sogni e fragilità di alcune tra le prime protagoniste di un’industria destinata a rivoluzionare il concetto stesso di intrattenimento. Apprezzabili il ritratto di due donne che, immerse in un mondo dominato da logiche maschili, riescono a conquistare una totale indipendenza e la capacità dell’autrice di delineare due personalità diverse, una destinata a una notevole crescita personale, l’altra a rimanere prigioniera di un sogno vissuto in modo infantile. Questa lettura può far nascere il desiderio di approfondire un argomento spesso poco conosciuto e spingere a una riflessione sulle analogie e le differenze tra il mondo del cinema odierno e i suoi albori.

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