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Scheda libro

collana: I Narratori delle Tavole

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Il genio dell'abbandono

Autore: Wanda Marasco
Titolo: Il genio dell'abbandono

collana: I Narratori delle Tavole

ISBN 978-88-545-0800-2
Pagine 352
Euro 17,00
INVITO ALLA LETTURA

Il genio dell’abbandono racconta la vita del più grande scultore italiano fra Otto e Novecento: Vincenzo Gemito. E lo fa mantenendosi in prodigioso equilibrio tra fedeltà al dato storico e radicale reinvenzione dello stesso. È il romanzo di un’avventura eversiva e donchisciottesca, libro di vertiginosa solitudine e di teatrale coralità sullo sfondo di una Napoli vissuta come «un paese imprecisato che stava diventando la sua frontiera di malato», a contatto coi protagonisti della cultura del tempo, da Salvatore Di Giacomo a Raffaele Viviani e agli altri.
Wanda Marasco prende le mosse dalla fuga dell’artista dalla clinica psichiatrica in cui è ricoverato, e da lì ricostruisce la storia agitata di un «enne-enne», un figlio di nessuno abbandonato sulla ruota dell’Annunziata, il grande brefotrofio del meridione. Il marchio del reietto - beffardamente impresso nel suo stesso nome che è il risultato di un errore di trascrizione - lo accompagnerà per sempre, quasi come un segno di divinazione.  Il suo apprendistato lo farà nei vicoli, al fianco di un altro futuro grande artista, il pittore Antonio Mancini, suo inseparabile amico che diventerà anche coscienza di Gemito, suo complice totale e infine suo nemico o, meglio: quell’intimo nemico di se stessi che si preferisce trasferire nell’altro. Vedremo così «Vicienzo» entrare nelle botteghe in cerca di maestri, avido di imparare. Lo seguiremo a Parigi, tra stenti da bohème e sogni di celebrità, e lo ritroveremo a Napoli, artista ambito da mercanti e da re, e pur sempre incalzato da quel «genio dell’abbandono», che, potente metafora dell’orfanità dell’arte, lo spinge a grandi imprese e lo precipita nel baratro dei fallimenti. Vivremo il suo folle amore per la modella Mathilde Duffaud, che ne segna la vita come un sistema dell’erotismo e del dolore, un impasto di eccessi e delusioni che sfociano in una follia tutta «napoletana»: intelligenza alla berlina, incandescenza e passioni spesso arrese a un destino malato di cui il «vuoto» di Napoli voracemente si nutre.
Scritto in una lingua vigorosa e raffinatissima che con movimento naturale vira verso il registro dialettale, Il genio dell’abbandono è sostenuto, come ha scritto Cesare Segre, da uno slancio drammatico che conferisce ai personaggi «uno stacco e un dinamismo straordinari». Portatore di un dolore immedicabile e insieme di una furia sconfinata, «Vicienzo» s’imporrà al lettore con la forza dei personaggi indimenticabili, «pazzo in latitudine e longitudine» e «col carattere di una putenta frèva»: la febbre del genio che combatte la sua battaglia solitaria con la storia e la società per affermare identità e passione.

ordinabile a IBS

«Seguo da anni il lavoro letterario di Wanda Marasco, perché ne colgo l’alto livello. Al di sopra delle differenze tra gli scritti, sia inediti sia editi, a mia conoscenza, colgo nel romanzo Il genio dell’abbandono almeno due tratti decisivi. Il primo è la raffinatezza della scrittura, che occupa tutte le gradazioni dei registri linguistici… Il secondo tratto è lo slancio drammatico… portato entro la narrazione, dà ai personaggi uno stacco e un dinamismo straordinari».
Cesare Segre

«Un’artista da Premio Strega».
Annarita Briganti, la Repubblica Milano
 
«Sul tema del vuoto, della mancanza di appartenenza e di identità è costruito il bel romanzo di Wanda Marasco  Il genio dell’abbandono».
Apollonia Striano, la Repubblica Napoli
 
«È la storia di un reietto, fatta di cadute e risalite, di trionfi e polvere, quella che la napoletana Wanda Marasco ricostruisce entrando nella testa e nella carne del personaggio. Il dialetto, a tratti inventato, dà una forza enorme al racconto».
Brunella Schisa, il Venerdì di Repubblica
 
«Wanda Marasco ha sapientemente intrecciato dato storico e reinvenzione».
Anna Marchitelli, la Repubblica Napoli
 
«Una scrittura raffinata in cui l’innesto tra il dialetto e l’italiano creano una lingua plurima».
Cesare Segre

 
«Uno slancio drammatico portato entro la narrazione, che dà ai personaggi uno stacco e un dinamismo straordinari».
Cesare Segre
 
«Wanda Marasco ha costruito un’opera con tantissimi personaggi, scolpiti in maniera vigorosa, e un solo, grande protagonista: l’imprevedibile, trafelato, indomabile Vicienzo».
Mirella Armiero, Corriere del Mezzogiorno
 
«Wanda Marasco ha saputo utilizzare una lingua ricchissima, nella quale il dialetto napoletano si amalgama perfettamente con l’italiano, a comporre una miscela esplosiva di straordinaria efficacia».
Felice Piemontese, Il Mattino
 
 

l'autore

Wanda Marasco

Wanda Marasco

Wanda Marasco è nata a Napoli, dove vive. Diplomata in Regia e Recitazione all’Accademia d’arte drammatica «Silvio D’Amico» di Roma, è autrice di romanzi e di raccolte poetiche. Ha ricevuto il Premio Bagutta Opera Prima per il romanzo L'arciere d'infanzia (Manni editore, 2003), prefato da...