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ISBN 978-88-545-0398-4
Pagine 384
Euro 18,00
Una cella di due metri per lato. Una fragile porta di legno sconnessa. Una tavola, con sopra tre pezze di lana e lino, e un tavolino con un calamaio e una vecchia lampada con lo stoppino logoro e la fiamma danzante. A Ipa, il monaco egiziano, non serve altro per vivere nel monastero sulla vecchia strada che collega Aleppo e Antiochia, due città la cui storia ha inizio nella notte dei tempi.
È il V secolo, un momento decisivo nella storia della Cristianità. Sono anni di violenza religiosa, di lotte e contrasti feroci, e la fede nel Cristo vuol dire scegliere una fazione, abbattere i propri nemici, e così decidere del proprio stesso destino.
Nestorio, l'abba che ha preso Ipa sotto la sua protezione, il venerabile padre con cui a Gerusalemme e Antiochia il monaco ha discusso liberamente dei libri proibiti di Plotino, Ario e degli gnostici, è nella tempesta. Nel 428 d.C. è stato ordinato Vescovo di Costantinopoli e ora, due anni dopo, è accusato di apostasia, la più terribile delle accuse, l'abbandono e il tradimento della fede nel Cristo. Il Patriarca Cirillo, l'Arcivescovo di Alessandria, ha scritto dodici anatemi contro l'«apostata», colpevole ai suoi occhi di non riconoscere che «il Cristo è Dio nella sostanza e che la Vergine è Madre di Dio».
Che Chiesa è mai quella che scomunica un saggio dal volto radioso, un uomo santo e illuminato che ha il solo torto di ritenere assurdo che «Dio sia stato generato da una donna»? Che Chiesa è quella rappresentata dal Patriarca Cirillo, capo di una diocesi dove i cristiani al grido di «Gloria a Gesù Cristo, morte ai nemici del Signore!» hanno scorticata la pelle e lacerate le membra della filosofa Ipazia, «la maestra di tutti i tempi»?
È un tempo infausto per il monaco Ipa, poiché a tremare non sono soltanto i pilastri della religione, ma anche quelli del suo cuore. Da quando il sole cocente della bella Marta è spuntato per lui ad Aleppo, Ipa ha conosciuto i sussulti dell'angoscia e i fremiti della passione. E gli orrori si sono impadroniti a tal punto della sua anima che gli sembra a volte di parlare con Azazel, il diavolo in persona.
Affascinante racconto delle peripezie umane, sentimentali e religiose di un monaco, sullo sfondo degli appassionanti conflitti dottrinali tra i Padri della Chiesa e dello scontro tra i nuovi credenti e i tradizionali sostenitori del paganesimo, Azazel è una di quelle rare opere letterarie capaci di gettare uno sguardo profondo e originale sulla Cristianità e l'Occidente, e di raccontare un'epoca in cui le pagine della storia avrebbero potuto essere scritte diversamente.
«Mio Dio, sono solo una penna gettata al vento, stretta da dita deboli per essere immersa nel calamaio e riportare sul foglio tutto quello che mi è successo, tutto quello che a causa di quel ribelle ostinato di Azazel è accaduto e accade fra me, il tuo fragile servo, e Marta. Pietà, pietà, pietà».
Ipa, il monaco
Un evento letterario, un'opera che ha causato forti polemiche religiose, letterarie e politiche.
Il libro vincitore del premio internazionale per il miglior romanzo in lingua araba del 2008.
La vita e le avventure di un monaco cristiano del Quinto secolo dopo Cristo, in un mondo che sta cambiando per sempre.
Il ritratto dell'intera cultura mediterranea, tra Alessandria e Gerusalemme, Efeso e Aleppo.
«Dogmi ed eresie nel romanzo di uno scrittore egiziano.»
il Corriere della Sera
«Youssef Ziedan entra dunque di peso nel dibattito culturale arabo, e va dritto al cuore del problema: il ruolo della religione tra potere e politica, tra assolutismo e tolleranza, tra fede e ragione».
Paola Caridi, la Stampa
«Un romanzo storico che fa trasparire in ogni pagina la solida formazione del suo autore e la consuetudine che egli ha con gli studi sul cristianesimo antico e sulle radici dell'Islam».
Andrea Tornielli, il Giornale
«Arriva in Italia il romanzo di Ziedan che ha spopolato nel mondo arabo. Sullo sfondo, il Cristianesimo lacerato del V secolo».
Alessandro Zaccuri, Avvenire
«I dialoghi tra Nestorio e Ipa sono il culmine di una narrazione in difficile equilibrio tra tensione del dramma di coscienza e carattere evocativo del romanzo storico - e rivela un gusto spiccato per il romance, come mostra l'idillio tra Ipa e Marta».
Tiziano Gianotti, D - la Repubblica delle donne
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