Clarkston, Georgia, era una tipica cittadina del Sud fino a quando non è stata designata nel 1990 come centro di accoglienza per i rifugiati, diventando la prima dimora americana per innumerevoli famiglie in fuga dalle zone di guerra di tutto il mondo. Improvvisamente le sue strade si sono riempite di donne che indossano il velo, ovunque si è diffuso il profumo del curry e del cumino, e ragazzi di ogni colore hanno iniziato a giocare a calcio in qualunque spazio disponibile. La città è diventata anche la casa della carismatica Luma Mufleh, una donna giordana che ha studiato negli Stati Uniti e che ha fondato una squadra giovanile di calcio composta dai ragazzi di Clarkston. E quei ragazzi hanno trovato un nome per la loro impresa: i Fugees, i Rifugiati.
L’incredibile storia dei Fugees inizia il giorno in cui Luma vede qualcosa di inaspettato. C’è un gruppo di ragazzi, sopravvissuti alle guerre, alla violenza delle vendette tribali, alla morte di fratelli e genitori, forse al loro stesso passato di soldati bambini costretti alla barbarie. Stanno giocando a calcio, con una passione e una grazia che sembrano annullare gli effetti di ogni orrore, paura o solitudine che quei ragazzi possono aver provato. È un attimo rivelatore, e Luma comprende in un istante quale sarà il suo destino.
Un pomeriggio del giugno 2004 gli aspiranti calciatori accorrono entusiasti, speranzosi e increduli al primo provino dei Rifugiati. Per formare una grande squadra Luma cerca di scoprire ed esaltare ciò che hanno davvero in comune. «Ci disse che eravamo tutti stranieri, e che questa era una squadra che unisce tutti. E chi non ci riesce se ne va a casa».
In una cittadina degli Stati Uniti esiste una squadra di calcio unica al mondo, un incredibile gruppo di ragazzi senza patria e con un futuro difficile: i
Fugees, i Rifugiati.
Giovani calciatori di ogni nazione, Etiopia, Burundi, Afghanistan, Congo, Iraq, Liberia, Sudan, Somalia, Bosnia. Scappati all'orrore delle guerre civili, dalla povertà, dalla devastazione e dalla violenza.
Allenati da una donna che viene dalla Giordania.
Calcio e politica, talento e sudore: una storia vera di sport e generosità, di riscatto e speranza. Un esempio e un modello per ogni paese del mondo, dal cuore di un'America che vuole rinascere nel segno della libertà e dell'orgoglio civile.
Le regole dei Rifugiati:
Mi comporterò bene in campo e fuori.
Non fumerò.
Non mi drogherò.
Non berrò alcol.
Non metterò incinta nessuna.
Non dirò parolacce.
I miei capelli saranno piú corti di quelli dell'allenatore.
Sarò sempre in orario.
Ascolterò l'allenatore.
Mi impegnerò al massimo.
Chiederò aiuto.
Voglio far parte dei Fugees!
La fondazione e le attività dei Rifugiati si possono seguire sul sito
http://www.fugeesfamily.org/.
«Con la curiosità del giornalista e l'incedere del narratore, St John perlustra questa realtà, i due mondi che si scrutano, e che alla fine, inevitabilmente, si mescolano»
Sabina Minardi, l'Espresso
«Una storia di tolleranza nella terra del Ku Klux Klan»
Emilio Marrese, il Venerdì
«Warren St John, con stile scorrevole, elegante e preciso, affronta una complicata matassa di argomenti, tenuti insieme proprio dal soccer. Soprattutto, l'autore interroga, osserva, riporta, suggerisce riflessioni».
Liborio Conca, Mucchio
«Un libro sul calcio che in realtà parla di integrazione, tazze di tè, solidarietà, ragazzini che con le loro famiglie sono scappati da guerre e orrori e per i quali il pallone non è che un gioco, una fuga. Ed è questo il suo valore e la sua bellezza».
Marie Claire
«Una storia vera di sport e generosità, di riscatto e speranza».
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