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Nel 2084 non ci sarà niente da ridere

Nel 2084 non ci sarà niente da ridere

2084
Il romanzo di Boualem Sansal
di Nadia Terranova
IL (il sole 24 ore)

C'era una volta, qualche anno fa, una divertente e fortunata pagina Facebook poi diventata un libro: L'Apparato. Ipotizzava che dietro la vita politica dei nuovi anni Duemila pesassero ancora, nell'ombra, il grigiore pentapartitico noventecesco, la burocratizzazione, la militanza, la dietrologia del potere occulto. Espressioni come "comitato internazionale" o anche solo "ideologia" facevano ridere o sorridere, a seconda del grado nostalgico del lettore. Me ne sono ricordata mentre invece non ridevo per niente leggendo 2084: LA FINE DEL MONDO, di Boualem Sansal (Neri Pozza, traduzione di Margherita Botto), che utilizza la stessa parola, "Apparato", ma senza traccia di ironia, per ipotizzare lo scenario apocalittico di un futuro possibile. Lo Stato di Abistan è una sorta di "luogo totale" sovrapponibile a un regno assoluto dell'islamismo:
"Tutto era ben regolato e passato al pettine fitto, non poteva accadere nulla che esulasse dall'espressa volontà dell'Apparato".
Abistan nasce nel 2084, è "il Paese dei credenti" disciplinato dall'Apparato e dai quaranta membri della Giusta Fraternità, dignitari scelti da Abi in persona. Abi, il fedele Delegato, è espressione di Yölah, è sulla terra per compierne il volere e per vigilare che tutto accada secondo giustizia, per entrare nella mente di tutti gli abitanti ed esercitare il potere assoluto. Yölah è grande, naturalmente, e chiunque lo metta in discussione va maledetto e bollato come pericoloso propagandista della Grande Miscredenza. Chi mette in discussione lo stato delle cose è destinato a finire male, nella migliore delle ipotesi a vivere ai margini dell'impero, nei Ghetti delle vecchie eresie, di cui nessuno ha notizie certe, ma su cui circolano storie spaventose.
Di questo romanzo Michel Houellebecq ha detto: «È molto più feroce del mio SOTTOMISSIONE». In effetti, neanche il suo scenario distopico somigliava in modo così impressionante al futuro che abbiamo temuto nel 2015 e continuiamo a temere dopo il massacro della redazione di Charlie Hebdo, il 13 novembre parigino, i fatti di Colonia, l'attentato a Beirut. Sansal lo sa e insiste nell'esergo:
"È un'opera di pura fantasia, il mondo di Bigeye che descrivo in queste pagine non esiste e non c'è alcun motivo che esista in futuro, proprio come il mondo del Grande Fratello immaginato dal maestro Orwell. e raccontato in modo tanto mirabile nei libro bianco1984. non esisteva ai suoi tempi, non esiste ai nostri e non ha davvero alcun motivo di esistere in futuro. Dormite tranquilli, brava gente, è tutto assolutamente finto e il resto è sotto controllo".
Orwell è il nume tutelare del libro, e ogni dettaglio di raffigurazione del potere sa volontariamente di vecchio. Più che il 2084 sembra il 1984 vero, quello della Guerra Fredda. Il regime dell'Apparato, la chiusura delle frontiere, la messa al bando dei dissidenti, la regolamentata ospitalità concessa ai pellegrini per mostrar loro le meraviglie naturali e fingere che nel paese non ci sia nulla da nascondere: è l'Abistan o l'Unione Sovietica?
Nel futuro immaginato da Sansal le categorie islamiste sono tragicamente e ridicolmente polverose, sorpassate. Si capisce quanto siano state vecchie anche negli anni in cui si poteva arginarle, ovvero oggi, nel nostro presente. All'improvviso, quelle parole su cui ci veniva da ridere sono le uniche che si possono pronunciare, sono diventate dittatura. Ed è proibito prenderle in giro.
Un'altra parola chiave del romanzo di Sansal è "frontiera", e anche stavolta il lettore si ritrova ad avere a che fare con un termine obsoleto, agonizzante, perlomeno nel suo antico senso restrittivo. Per chiunque abbia un minimo di senno, oggi le esortazioni alla chiusura dei confini o addirittura alle espulsioni non possono che suonare grottesche e fuori dal tempo; in un libro di Alessandro Leogrande recentemente pubblicato da Feltrinelli si dà della frontiera l'unica definizione moderna possibile: liquida, movibile, da ridefinire di continuo. Basti pensare a come è cambiato il concetto di viaggio, al nuovo senso che le guerre in tutto il mondo danno al dovere dell'accoglienza. Invece, in 2084, eccoci ripiombati in un passato soffocante:
«C'è una possibilità su mille che la Frontiera esista?» «Nemmeno una su un milione... sulla Terra non c'è che l'Abistan, lo sai anche tu».
Per essere certi che nessuno sogni il mondo fuori dal controllo totale, per distruggere qualsiasi speranza di libera mobilità, circola la leggenda che dalla frontiera venga il Nemico pronto a sgozzare gli abistanesi. Ma, come qualcuno sospetta, è solo una diceria per spaventare i bambini e i carovanieri. Il controllo sul viaggio, la privazione della libertà di spostamento, la progressiva riduzione sulla cartina geografica del mondo visitabile: i nostri incubi e i nostri problemi concreti diventati unica realtà nello Stato islamista dí Sansal non sono molto diversi da quelli su cui ci tocca riflettere fuori dal romanzo.
Il grande occhio che controlla tutto il Bigeye orwelliano qui scritto tutto attaccato, è un organo di controllo teocratico. Sansal si dichiara ateo. Mi vengono in mente le parole con cui il direttore di Charlie Hebdo chiudeva il suo ultimo libro, il 5 gennaio 2015, due giorni prima del massacro, Lettera ai truffatori dell'islamofobia (in Italia pubblicato da Piemme) in cui smontava l'invenzione in malafede della parola islamofobia, non corrispondente a un problema reale (esiste il razzismo e basta e va sempre condannato; dietro il falso allarme dell'islamofobia si nasconde l'incapacità di giudicare laicamente i fatti), e indicava come unica categoria davvero discriminata e mai discriminante gli atei, che spesso difendono persino i luoghi di culto di una religione dai fanatici di un'altra. Così Charb:
Fate la caricatura dell'assenza di Dio, fategli il naso grosso, il naso piccolo, gli occhi sia folle, una chioma irsuta, tanto nessun ateo vi trascinerà mai in un'aula di giustizia, non riceverete mai minacce di morte e le vostre sedi non verranno mai distrutte.
Sono molti i vaccini anti-Abistan, il più elementare, il più imprescindibile è sempre ridere senza violare una legge o pensare che saremo puniti perché abbiamo offeso qualcuno.

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