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SULLA PELLE DI IPAZIA

SULLA PELLE DI IPAZIA

Pulizia etnica e morte. Così agì il clero in Egitto

Intervista a Youssef Ziedan

"La Chiesa copta in Egitto ritiene che i secoli che precedettero il 640 d.C. e la nascita dell'Islam siano solo di propria ed esclusiva competenza. Un fatto inaccettabile e insensato. Non vedo perché un musulmano non possa dedicarsi alla storia del proprio Paese, compresa quella preislamica". Con queste parole lo scrittore egiziano Youssef Ziedan rispondeva un paio di anni fa agli strali che la Chiesa egiziana lanciava contro il suo Azazel, il romanzo storico, vincitore del Premio internazionale della letteratura araba (in Italia è pubblicato da Neri Pozza) in cui lo studioso, direttore del fondo manoscritti arabi della biblioteca di Alessandria, racconta il vivace intreccio di culture che animava la città nel V secolo ma anche la ferocia con cui i cristiani imposero il proprio credo come religione ufficiale, distruggendo il patrimonio culturale preesistente e uccidendo barbaramente intellettuali come Ipazia.

Professor Ziedan, in Azazel il padre del monaco Ipa viene ucciso dai cristiani.  Nonostante questo lui assisterà impassibile all'assassinio della donna amata. Quali sono le radici di tanta ferocia cristiana?

Gli uomini, purtroppo, possono essere capaci di distruzione e violenza. La storia lo insegna. Ma quando qualcuno arriva a dire che la violenza è giustificata da dio, allora è illimitata. Può accadere qualsiasi cosa. Si arriva a torturare e uccidere altri esseri umani nascondendosi dietro il fatto che sia per volontà divina. Il romanzo parte dalla prima metà del V secolo d.C. e percorre un lungo periodo punteggiato di efferate violenze. E tutto perché un giorno un uomo è venuto e ha detto io parlo in nome di dio.

Un capitolo è dedicato ad Ipazia. Al fondo cosa scatenò la sua uccisione?

La scuola pitagorica di Samo faceva studiare anche le donne. E questo fu il suo "crimine". Perciò fu costretta a trasferirsi ad Alessandria che, con la sua enorme biblioteca, era un vivo centro culturale. Di generazione in generazione la Scuola alessandrina dette un contributo importante allo sviluppo dell'astronomia, della geografia e della matematica. E non solo. Qui fu completato il lavoro di Pitagora. E in questo contesto si formò questa straordinaria figura di scienziata e di filosofa, che i suoi contemporanei dicono essere stata anche una bella donna. Ma nel V secolo il cristianesimo aveva intrapreso la strada del potere. E personaggi come il vescovo Cirillo furono campioni di violenza. Non solo distruggendo il Museo di Alessandria e le statue di Apollo, ma anche con campagne di pulizia etnica a danno di chi non era cristiano.  Così gli uomini di fede condannarono Ipazia sbranandola pezzo a pezzo. Nel romanzo ho cercato di raccontare questa enorme tragedia.

In Italia il film che Amenabar ha dedicato a Ipazia non è ancora arrivato: ha incontrato molte "difficoltà di distribuzione". Che cosa ne pensa?

È accaduto qualcosa di analogo in Egitto: il film ha avuto una circolazione molto limitata. La Chiesa ha cercato di screditarlo dicendo che contiene molte bugie. Io l'ho visto in uno di quei piccoli circoli culturali che ancora lottano perché il film possa essere distribuito nelle sale. Quello che posso dire è che c'è un solo errore.

Ovvero?

Il regista mostra Ipazia mentre viene uccisa da un suo servo di nome Davus. Un'invenzione che diviene un grave errore storico. Molti documenti dicono che le cose non andarono così. Che motivo c'era per cambiare la verità del suo assassinio per mano di un gruppo di monaci? Nonostante questo finale, il film è stato attaccato pesantemente dalla Chiesa.

Hanno fatto lo stesso con il suo libro?

Sì, ma non sono riusciti a bloccarlo vista la grande attenzione che ha ricevuto da letterati e media in Egitto. Un vescovo copto ha scritto ben quattro volumi contro Azazel. Per giunta dei libroni! Un altro ha detto che questo libro distruggerà la Chiesa cristiana. In che modo? Ho chiesto. Se un romanzo può distruggere la religione cristiana allora basta davvero poco. Comunque sia non sono riusciti a fermare la curiosità dei lettori Siamo già alla diciassettesima edizione.

Nel libro ci sono immagini femminili particolarmente belle. Per esempio Ottavia che tenta di aprire gli occhi di Ipa sulla misoginia di Aristotele e sulla crudeltà. L'imposizione della Madonna come modello di vergine e madre uccide donne così?

La religione cristiana indubbiamente non favoriva la libertà delle donne  che erano sottoposte agli uomini e a dio. Prima dell'Antico Testamento, in tutta l'area del Medio Oriente, dall'Egitto alla Mesopotamia, il culto più diffuso era quello delle dee. Ishtar, Hinanna, Atena, in ogni regione c'erano dee. Ma con la Bibbia cominciò la storia che le donne dovevano consacrarsi alla famiglia, altrimenti diventavano il "male". Una spaccatura tipica del pensiero cristiano. Nel mio primo romanzo the shadow and the serpent ho cercato di raccontare come, a poco a poco, la donna sia "diventata il diavolo" anche nella nostra cultura. La religione occupa un posto di rilievo in Egitto. Anche da noi c'è "una  questione della donna". Ma si pone in modo diverso da come si articola nella cristianità. Oserei dire che, sotto certi aspetti, l'Islam tiene in maggiore considerazione il femminile.

La riflessione sull'amore e sul rapporto fra uomo e donna sono al centro dei poemi e del misticismo sufi?

La tradizione sufi dice che il divino si esprime nella bellezza della donna e che il sesso femminile è la porta per la bellezza divina. Fu in particolare una poetessa a fare dell'amore il fulcro del sufismo islamico. Ma, come ben sappiamo, il pensiero sufi rappresenta solo una piccola parte della galassia islamica.

a cura di Simona Maggiorelli

Copyright Left 12-03-2010

 


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